produttività e contratto decentrato

Produttività equiparata verso l’alto e contratto decentrato

La battaglia per poter aumentare il fondo del salario accessorio, superando il limite del fondo 2016, è ormai materia nota a tutti. Ci serve per due cose entrambe cruciali.

La prima è l’equiparazione verso l’alto della produttività, cosa che sta a cuore a tutti i lavoratori del comparto, realizzata utilizzando lo stanziamento predisposto a questo scopo dall’amministrazione.

La seconda è finanziare il contratto decentrato con altri ulteriori necessari fondi per realizzare quello che la RSU ha condensato nella sua piattaforma unitaria, inviata a tutti voi attraverso i comunicati sindacali.

Ma viste tutte le limitazioni a cui sono sottoposte le nostre retribuzioni, per poter aumentare il fondo era necessario il fatidico DPCM, di cui di certo avete sentito parlare.

La grande notizia è che il DPCM è stato firmato la scorsa settimana.

Il 1 ottobre 2018 la RSU ha firmato il Contratto Collettivo Integrativo con la destinazione preventiva delle risorse per il salario accessorio per il 2018, che ha consentito l’erogazione della prima rata della produttività, usando il 67% delle risorse disponibili su base annua per la produttività, in modo tale da dare a tutti una produttività equiparata verso l’alto. Ma, senza i fondi aggiuntivi per l’equiparazione (cioè senza DPCM) la seconda rata avrebbe visto la corresponsione del 33%. Ma nel contratto era scritto chiaro che appena la normativa lo avrebbe permesso (leggi approvazione DPCM) sarebbero state immesse nel fondo 2018 altre risorse tali da incrementare le somme riservate ai compensi di produttività, in modo tale “da garantire a tutti i dipendenti i valori medi di produttività pro-capite inalterati rispetto a quelli in godimento nel 2017 al personale già in forza all’ente prima della L56/2014 e lr 22/2015”.

Il DPCM è stato firmato da Conte l’8 marzo e ora manca solo il vaglio della corte dei conti.

La domanda è: l’amministrazione sarà come al solito la prima della classe e con la usuale massima efficienza e celerità darà la produttività equiparata verso l’alto ai suoi dipendenti nello stipendio del mese di marzo?

Aspettiamo una risposta ufficiale dell’amministrazione che ha il compito di informare tutti i dipendenti regionali.

Da parte nostra possiamo solo dire che l’equiparazione verso l’alto avrebbe dovuto essere prevista già dal 1 gennaio 2016, tanto più ci aspettiamo una celere soluzione per la produttività equiparata verso l’alto ora, per poi prevedere altre risorse per il contratto decentrato.

Marvi Maggio – Cobas

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I diritti delle donne

I diritti delle donne conquistati con dure lotte e contenuti nelle leggi, non devono essere sottratti dagli obiettori

Il 28 febbraio Toscana Notizie ci informa che è stato siglato un accordo tra le tre aziende sanitarie, Toscana centro, nord ovest e sud est, e il Forum toscano delle associazioni per i diritti della famiglia. L’accordo avrà durata triennale e sarà finanziato dalla Regione con 65.000 euro per ciascuna annualità.

Cos’è il Forum toscano delle associazioni per i diritti della famiglia? Nel suo statuto sta scritto che fra le sue finalità c’è: “il diritto fondamentale di ogni essere umano alla vita e al rispetto della propria dignità, dal concepimento alla morte naturale”. Inoltre lo scopo dell’associazione è svolgere “attività di promozione e sostegno della famiglia”.

Un diritto fondamentale delle donne, rivendicato con tante lotte, è decidere se interrompere o no la gravidanza. Ovviamente facendolo nei termini di legge. Ma è proprio quello che non vuole la chiesa cattolica che ragiona in termini astratti e senza considerare che la donna non è un contenitore ma una persona con tutto quello che questo comporta in termini di diritti. Siamo esseri umani e abbiamo diritto pieno a decidere, nei tempi prescritti dalle leggi, se portare a termine una gravidanza o no. Lo dice, grazie alle nostre lotte, la legge 194/1978.

Ora sembra proprio che il Forum che ha ottenuto i finanziamenti affermi nel suo statuto qualcosa che non corrisponde alla legge 194. Sappiamo quanto la regione sia attenta alla legalità: perché introdurre nei consultori persone che non condividono il diritto all’aborto, contenuto in una legge della repubblica e soprattutto perché addirittura finanziarli con fondi pubblici?

Quanto alla difesa della famiglia da decenni le femministe hanno dimostrato, a chi non se ne fosse accorto, che è proprio in famiglia che spesso avvengono le peggiori violenze nei confronti delle donne e dei figli: stupri, violenze fisiche e psicologiche, sottrazione di risorse economiche per impedire l’autonomia. Quindi si dovrebbe parlare di difendere i diritti delle donne e dei figli e non della famiglia in sé. Promuovendo e sostenendo la famiglia spesso si sottraggono imprescindibili diritti individuali di libertà, di donne e figli.

Si avvicina l’otto marzo, proprio il giorno per ricordare che i diritti delle donne vanno ampliati, non elusi. E quelli scritti nelle leggi della repubblica non devono essere sviliti da accordi con associazioni che non li condividono.

E’ urgente rigettare questo accordo.

Intanto, proprio l’8marzo è stato indetto dal COBAS e altre sigle del sindacalismo di base, uno sciopero generale di tutte le categorie e dell’intera giornata per sostenere i diritti delle donne e lottare contro la violenza e la discriminazione di cui sono oggetto le donne. Per il resto dell’anno poi, noi continuiamo sempre a lottare per la libertà e la giustizia sociale.

Viva l’otto marzo, giorno di lotta!

Marvi Maggio – Cobas

l’articolo citato si trova seguendo il link:

http://www.toscana-notizie.it/-/consultori-pubblici-e-forum-toscano-associazioni-per-i-diritti-della-famiglia-un-accordo-di-collaborazione?redirect=http%3A%2F%2Fwww.toscana-notizie.it%2Farchivio%3Fp_p_id%3D101_INSTANCE_mk54xJn9fxJF%26p_p_lifecycle%3D0%26p_p_state%3Dnormal%26p_p_mode%3Dview%26p_p_col_id%3Dtnl1_column-1%26p_p_col_pos%3D1%26p_p_col_count%3D2%26_101_INSTANCE_mk54xJn9fxJF_advancedSearch%3Dfalse%26_101_INSTANCE_mk54xJn9fxJF_keywords%3D%26_101_INSTANCE_mk54xJn9fxJF_delta%3D15%26p_r_p_564233524_resetCur%3Dfalse%26_101_INSTANCE_mk54xJn9fxJF_cur%3D5%26_101_INSTANCE_mk54xJn9fxJF_andOperator%3Dtrue

comunicato RSU Regione Toscana sui licenziamenti in Regione Toscana

RSU – Regione Toscana
Iniquità e inadeguatezza
 

I 16 provvedimenti di licenziamento adottati dall’Amministrazione dimostrano la gravissima iniquità e inadeguatezza dei vertici amministrativi del nostro Ente.

Iniquità: perche’ non è stato adottato nessun criterio di responsabilità e proporzionalità nell’applicazione della sanzione e non si è tenuto in alcun conto la diversa gravità dei comportamenti che sono alla base delle contestazioni mosse (il doppio lavoro non può essere assimilato ad una pausa caffè!) né della storia professionale dei colleghi; per aver agito in modo indiscriminato con provvedimenti pesantissimi a fronte di contestazioni erariali di poche centinaia di euro (e a fronte di un presunto danno erariale complessivo di circa 30.000 euro da paragonare ai costi astronomici dell’inchiesta della magistratura, complimenti!)

Inadeguatezza: per aver strutturato un’articolazione territoriale priva di un vero presidio organizzativo; per non aver impedito il protrarsi di comportamenti palesemente illeciti che sono stati alla base dell’inchiesta della magistratura; per non aver prevenuto comportamenti distorti da parte del personale e per non aver vigilato su eventuali distorte interpretazioni in materia di orario che si sono protratte nel tempo, da sempre, e comunque almeno per i circa 20 mesi della indagine della Magistratura; per aver fatto ricorso ad uno scellerato parere esterno invece che servirsi (come giusto e doverso) dell’Avvocatura regionale; per aver assunto acriticamente le conclusioni di tale parere che, a nostra conoscenza, assumono semplicemente come criterio la somma dei minuti di assenza ingiustificata.

Ma la responsabilità di tutto questo non può essere limitata ai vertici amministrativi: è chiaro che questi hanno ricevuto un preciso mandato politico, a partire dalla decisione di Giunta del 6 settembre, un preciso mandato con cui la Giunta regionale, nei confronti dei dipendenti pubblici, dei propri dipendenti, si allinea alle politiche populiste, rancorose e forcaiole che denuncia su altri temi a livello nazionale, ricevendo per questo anche il plauso della ministra Bongiorno (complimenti di nuovo!).

Chiediamo un incontro urgente con il Presidente della Giunta regionale, non siamo carne da macello, i licenziamenti devono essere ritirati.

la giustizia è altrove

Massa: 16 colleghi (i nostri colleghi!) licenziati su 21, gli altri 5 sono stati sospesi.
Nessuna proporzionalità.
Siamo esterrefatti. La Provincia nel caso analogo aveva applicato criteri di proporzionalità e ci si augurava che lo stesso avrebbe fatto la Regione Toscana.

E’ la stessa regione che fa le manifestazioni per difendere dal licenziamento, i lavoratori di imprese private?
E’ la stessa regione che in altri casi difende i “diritti essenziali della persona umana” e denuncia la “violazione dei parametri costituzionali”?
Sarebbe questa la GIUSTIZIA e la LEGALITA’? Sarebbe che chi fa infinitesime violazioni perde il posto di lavoro mentre altri “lavoratori” non hanno nessun obbligo di orario?
Sarebbe questa la costruzione di una pubblica amministrazione che funziona? Punire i lavoratori per fatti irrilevanti, diventati reati per leggi inique e di classe (di classe perché le classi dirigenti non devono rispettare regole e le regole sono sempre a loro favore, a meno che…si lotti davvero!)?
La giustizia è altrove.

Dobbiamo chiedere subito conto di questo al presidente e alla giunta.
Dobbiamo difendere i diritti dei lavoratori della regione toscana.

I licenziamenti devono essere ritirati.

Marvi Maggio – Cobas Regione Toscana

Mentre a Versailles

Mentre a Versailles re Luigi e la sua corte possono stare in maniche di camicia, nelle bidonville periferiche si soffre il freddo!

Sì il freddo, altroché benessere fisico, il freddo è freddo, e malgrado le cospicue solite manipolazioni nei discorsi, il freddo è freddo e basta.

Compito dei datori di lavoro è garantire un ambiente sano e il benessere fisico dei lavoratori. Il freddo non è una questione di opinioni, ma di fatti (gradi centigradi).

Livorno

Il 19 dicembre abbiamo ricevuto questa e mail:

Oggetto: Re: Riscaldamento uffici Gherardesca (Livorno)

Anche oggi ore 11,30 il riscaldamento si è spento e dopo 15 minuti fa già un freddo cane, la temperatura esterna è piuttosto rigida (8° gradi) nei sottotetti vi potete immaginare il divertimento. In bagno, veloce come il vento, o si rischia l’assideramento.

Tutti i giorni sempre lo stesso copione, indipendente dalla temperatura esterna il riscaldamento stacca alle 11,30 fino alle 14,00 e poi stacca definitivamente

alle 15,30, verso le 17,00 si aggirano solo pinguini.

Pisa

Ma non è la prima volta e non è l’unico caso. Senza rivolgerci alla storia, con Novoli al primo posto per casi di impianti mal funzionanti o rotti in periodi di caldo e freddo estremo, possiamo citare un altro caso recente.

Il 15 e il 16 novembre la sede di Pisa è stata dichiarata inagibile: il palazzo è privo di energia elettrica e quindi non funzionano le apparecchiature elettriche ed elettroniche, l’impianto di riscaldamento, e neppure i servizi igienici visto che l’acqua è distribuita con autoclave. E’ compito precipuo del datore di lavoro garantire l’agibilità delle sedi dove lavorare. I lavoratori hanno diritto di lavorare ma devono essere messi nella condizione di farlo. La direzione organizzazione sostiene che i lavoratori debbano chiedere o ferie (?!) o (grande concessione) un permesso per ragioni personali e familiari. Ma una sede inagibile non è assolutamente una ragione personale o familiare, e non è neppure una nevicata. La nevicata non è responsabilità del datore di lavoro, ma l’inagibilità delle sue sedi sì. Un comunicato RSU del 6 dicembre ribadisce giustamente che “la Regione Toscana deve, pertanto, riconoscere pienamente le giornate del 15 e 16 novembre uu.ss.”. Riconoscere quindi l’orario di 7,12 per i giorni in cui la sede non era agibile. E questo deve avvenire sempre in casi analoghi.
Possiamo raccomandare un po’ più di cura per garantire il benessere dei lavoratori? Non è ammissibile scaricare sui lavoratori un onere che grava solo e soltanto sul datore di lavoro: garantire l’agibilità delle sedi di lavoro.

Contributo mensa e ticket: conteggi

Prima di tutto notiamo che il risparmio per l’amministrazione è stato ottenuto limitando il diritto al contributo mensa e al ticket attraverso norme più restrittive. Re Luigi raschia il barile togliendo ai sudditi, non certo ai suoi pari. Potremmo aggiungere che prima di chiedere soldi e conteggiare i ticket dovuti e no, sarebbe auspicabile essere sicuri dei conteggi?

Un esempio. I corsi di formazione organizzati direttamente dalla Regione prevedono: informazione al lavoratore dell’iscrizione, il lavoratore informa l’ufficio presenze e assenze, compita le annotazioni, firma il registro presenze durante il corso (ingresso e uscita, pause). Infine riceve il certificato. Ebbene sono stati calcolati erroneamente come non dovuti i ticket dati in occasione dei corsi perché la procedura non è in grado di rilevare le annotazioni. E questo è solo uno dei casi.

Prima pensare e poi fare, please, non prima fare e poi pensare.

Auguri da Versailles? Dalle bidonville rispondiamo: no grazie.

Ma da bidonville a bidonville: cari auguri di cuore, compagni!

Marvi Maggio – Cobas Regione Toscana

PS La rivista La città invisibile ha pubblicato un articolo sulla questione pausa breve in Regione Toscana: la cattiva coscienza del padrone:

http://www.perunaltracitta.org/2018/12/13/la-cattiva-coscienza-del-padrone-anche-in-regione-toscana/

la cattiva coscienza del padrone

la cattiva coscienza del padrone

La direttrice Carla Donati, nel messaggio inviato a tutti i dipendenti il 3/12/2018, ore 12, intitolato Modifiche all’orario di lavoro, scrive: “A seguito del confronto con le OO.SS., l’amministrazione ha rivisto le disposizioni sull’orario di lavoro introducendo la PAUSA BREVE, le cui caratteristiche sono riportate al relativo paragrafo a pag. 5 delle disposizioni citate”.

Come se ci fosse un rapporto di causa ed effetto fra il confronto e le disposizioni. Una formula simile viene utilizzata nel decreto a firma del DG Antonio Barretta “Valutato agli esiti del sopracitato confronto di rivedere la disciplina dell’orario di lavoro…”. Tecnicamente, in base al CCNL vigente, per l’articolazione dell’orario di lavoro è previsto il confronto, ma in questo caso quello che caratterizza davvero l’operazione è che le proposte della RSU, ma anche quelle delle organizzazioni sindacali, sono state tutte sistematicamente disattese: non hanno influenzato in alcun modo la decisione che, quello era e quello è rimasta. E in questo modo visto che la RSU è un organo democratico eletto dai lavoratori, sono state disattese le proposte dei lavoratori, che con sfumature diverse andavano tutte in una direzione: ribadire che il rispetto dei lavoratori viene prima di tutto e che di esso fanno parte condizioni di lavoro soddisfacenti. Ogni lavoro di qualità richiede interruzioni, pensiero critico, intelligenza, discussioni e confronti con i colleghi, non testa china. Inoltre ogni due ore di lavoro al videoterminale è necessaria una interruzione di15 minuti facente parte dell’orario di lavoro a tutti gli effetti e quindi retribuita (guarda caso proprio 15 minuti) per salvaguardare la salute, che per la nostra costituzione repubblicana è un diritto primario.

La RSU ha indetto in modo unitario l’assemblea del 25 settembre in Santa Apollonia, che ha visto la partecipazione di 660 lavoratori e molti altri dalle sedi esterne avrebbero voluto partecipare ma la distanza li ha ostacolati, e non era possibile la videoconferenza. Una seconda assemblea nel cortile di Novoli ha visto una partecipazione di 560 persone. I lavoratori che hanno partecipato erano tutti costernati che con tutta la professionalità, le conoscenze e le competenze che mettiamo a disposizione (tra l’altro sottopagate), l’amministrazione non trovi di meglio da fare che escludere dall’orario “una pausa per il recupero psico-fisico” decretando che non è a carico del datore di lavoro.

La democrazia partecipativa, di cui la giunta si fa vanto, non abita nei cancelli della regione toscana. Partecipare significa che quanto emerge viene considerato e non cestinato. Il padrone ascolta e poi fa di testa sua: questa non è partecipazione democratica.

Se guardiamo ai fatti vediamo un surrettizio aumento dell’orario di lavoro per chi utilizzerà la pausa. Proprio la durata dell’orario di lavoro è il campo di conflitto storico, di lunga durata, fra padroni e lavoratori. E le limitazioni dell’orario giornaliero, mensile e della vita lavorativa (il diritto alla pensione) sono conquiste delle lotte dei lavoratori, che evidentemente continuano ad essere mal viste dai nemici dei nostri diritti. La limitazione all’orario di lavoro (a parità di salario) è finalizzata da sempre alla salute e al benessere del lavoratore, che deve riprodurre la sua capacità lavorativa per poter lavorare: in questo senso proprio perché serve anche per lavorare la riproduzione è in parte a carico del datore di lavoro: mai sentito parlare delle ferie? Quanto di questa riproduzione è a carico del datore di lavoro e quanto no, dipende dai rapporti di forza (dovrebbe dipendere dalla giustizia, ma purtroppo non è così).

La qualità del lavoro non nasce dal controllo e dalla disciplina, nasce invece dalla democrazia organizzativa, dalle conferenze di organizzazione, dal confronto, dalla valorizzazione delle conoscenze e delle capacità dei lavoratori. Nasce dalle nostre capacità relazionali.

C’è una vera urgenza: la democrazia organizzativa deve entrare nei cancelli della regione, insieme al pieno rispetto per i lavoratori della regione toscana.

Non siamo disposti a essere il capro espiatorio delle carenze del pubblico impiego che dipendono direttamente da scelte politiche. Non siamo disposti a prendere lezioni da chi elabora regole per gli altri, ma non le deve rispettare perché non ha obblighi di orario.

Il grande compagno Brecht ha scritto “Quando l’ingiustizia diventa legge, la resistenza diventa un dovere”.

Marvi Maggio – Cobas Regione Toscana

Assemblea! Assemblea!

Il 22 ottobre 2018 partecipate tutti all’Assemblea indetta dalla RSU dalle 10 alle 13 nel piazzale del complesso immobiliare regionale di via di Novoli a Firenze.

Tre ore di libertà (di discutere, bere caffè, acqua, bibite, tea, etc. perché noi non pensiamo che impedisca di parlare, pensare, discutere di questioni sindacali e politiche e lavorare) a cui è importante partecipare.

E’ un momento di scelte molto rilevanti relative alle regole sull’orario che ci riguardano e far sentire la nostra voce collettivamente è essenziale per imporre al datore di lavoro il rispetto di cui abbiamo diritto: siamo donne e uomini dotati di grande professionalità che offrono conoscenze e competenze e non siamo servi che strisciano davanti al padrone (notizia importante che non tutti sembrano conoscere: il feudalesimo è finito!).

La regione toscana ha un grosso vantaggio erariale e un grosso vantaggio di immagine con lavoratori come noi che in massima parte hanno un grado di istruzione e conoscenze maggiori di quelle che ci vengono retribuite e che tuttavia vengono sfruttate senza tanti problemi. Ma fino a che sfruttare non diventa reato, non tutti hanno un gran senso di giustizia.

Se qualcuno vuole restringere le nostre libertà basilari in un ottica bio-politica (cioè norme e disposizioni che intendono regolare la vita stessa delle persone) bisogna dire no, semplicemente no. Le nostre libertà sono il fondamento di un lavoro ben fatto, non certo un ostacolo.

Abbiamo autonomia organizzativa nel lavoro mostrato per esempio dal fatto che è previsto che siamo noi a chiedere al dirigente di approvare il servizio esterno o la missione (invece che sia il dirigente a chiederci di effettuarli), ma poi questa autonomia non è riconosciuta quando comporta necessariamente anche il riconoscimento del necessario grado di libertà.

Saint-Just nei discorsi sulle Istituzioni Repubblicane (1793) scrive giustamente che sono necessarie poche leggi e molte istituzioni, intese come configurazioni organizzate di relazioni sociali. La legge è una limitazione delle azioni mentre l’istituzione è un modello positivo di azione. Non abbiamo bisogno del proliferare di regole, imposte sempre alla parte bassa della società, mentre la parte alta semplicemente non le deve rispettare. Abbiamo bisogno di poche leggi (e quindi poche regole) e istituzioni che mostrino i comportamenti virtuosi: ed è la classe dirigente che deve dare l’esempio rispettando quelle stesse norme che intende applicare agli altri. Invece troppo spesso chi fa le regole non le deve rispettare perchè è fuori campo (per esempio non ha obbligo di orario né di timbrare). Forse è arrivato il momento di indignarci e di pretendere reciprocità.

Tutti all’assemblea! Viva la libertà!

Venite da Firenze e da tutta la toscana, usate le vostre ore di assemblea! E’ un diritto!

Marvi Maggio – COBAS Regione Toscana