cosa succede alla Direzione diritti di cittadinanza?

Da 130.000 a 147.000: dove sta il risparmio? E le sessanta unità lavorative, che vuoto lasciano e che ruolo giocheranno in Regione Toscana?

C’è una nota stonata in tutto questo rigore sui conti per quanto riguarda i dipendenti: tutto deve stare al di sotto del tetto, ma a volte questo tetto non appare così insormontabile.

Da 130.000 a 147.000

La DGR 706 del 1 luglio 2015 stabiliva che il trattamento economico del direttore generale fosse determinato in 170.000 euro lordi annui e quello dei 14 direttori in 130.000 euro lordi annui. La regione in un comunicato affermava che non sarebbero più stati previsti compensi per i risultati conseguiti: “i direttori continueranno a essere valutati rispetto agli obiettivi annuali assegnati, ma il lavoro svolto bene non comporterà alcun premio. In caso di valutazione negativa decadranno dall’incarico”.

Ma con DGR 82 del 29/1/2018 si “ridetermina” quanto statuito dalla DGR 706 del 1 luglio 2015 e si stabilisce che il trattamento economico annuo onnicomprensivo relativo all’incarico di direttore della Direzione Diritti di cittadinanza e coesione sociale non è più 130.000 (che già sembravano eccessive) ma 147.000 euro lordi annui, al netto degli oneri riflessi.

Con decreto del presidente n.19 del 30 gennaio 2018 poi, il presidente nomina Monica Calamai come direttrice della direzione Diritti di cittadinanza e coesione sociale. Il dispositivo delle delibera dà atto che all’avviso di selezione pubblica per titoli sono state presentate 4 candidature e che si è svolta una istruttoria e un colloquio con i candidati finalizzato a valutare professionalità e la concreta idoneità. Calamai era Direttrice generale presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria di Careggi. Lo stesso giorno Monica Piovi, la precedente direttrice della direzione Diritti di cittadinanza, è nominata direttore generale ESTAR con decreto del presidente della giunta regionale n.18 del 30 gennaio 2018.

Ma non finisce tutto qui. C’è dell’altro.

Sessanta unità lavorative dal SSR

La delibera 79 del 29/1/2018 tratta di “mobilità temporanea del personale fra direzione diritti di cittadinanza e coesione sociale e le aziende ed enti del SSR (Servizio sanitario regionale) per comprovate esigenze di servizio o di specifiche professionalità”. La delibera individua “il limite di contingente entro il quale annualmente potranno essere attivati eventuali distacchi o comandi del personale delle aziende sanitarie e degli enti del servizio sanitario regionale” e stabilisce “di individuare il suddetto limite per le singole annualità 2018, 2019 e 2020 nel numero di 60 (sessanta) unità lavorative, ripartito tra personale di qualifica dirigenziale e delle categorie, per ciascun anno, fermo restando che il predetto limite potrà essere rideterminato ogni anno per sopravvenute esigenze…e che le relative attivazioni potranno essere disposte compatibilmente con i pertinenti stanziamenti del bilancio regionale all’interno del Fondo Sanitario Regionale”. La delibera chiarisce che “le unità di personale sopra determinate non andranno a coprire i posti in dotazione organica della regione ed il personale di qualifica dirigenziale sarà esclusivamente distaccato e allo stesso non sarà attribuito alcun incarico di struttura dirigenziale mentre per il personale delle categorie potrà essere individuato sia l’istituto del comando che quello del distacco”. La delibera si preoccupa anche di precisare che il limite di 60 unità lavorative non è comprensivo delle unità di personale dipendenti dal sistema sanitario regionale che attualmente risultano comandate presso la Regione Toscana ed assegnate alla direzione Diritti di cittadinanza e coesione sociale.

Chiediamo chiarimenti urgenti e risposte sulle seguenti questioni:

– quale sia la giustificazione di un aumento di retribuzione della Direttrice della Direzione diritti di cittadinanza e coesione sociale da 130.000 a 147.000 euro;

– quante siano effettivamente le unità lavorative in mobilità verso la Regione Toscana e quale lavoro svolgevano in precedenza: verranno sostituite nelle attività che hanno svolto fino ad oggi?

– quali compiti avranno le unità lavorative in arrivo dal SSR e che rapporto c’è fra le loro attività e quelle che i lavoratori del comparto delle regione, in servizio presso la direzione diritti di cittadinanza e coesione sociale, hanno svolto fino ad oggi?

– come si trasformerà la struttura organizzativa della Direzione diritti di cittadinanza in relazione all’arrivo di queste nuove unità lavorative? Quanti saranno i dirigenti e quanti delle categorie?

– in conseguenza di queste mobilità sono previste sostituzioni di dirigenti e/o di dipendenti oggi in servizio in Regione Toscana?

– quante sono le unità di personale dipendenti dal sistema sanitario regionale che attualmente risultano comandate presso la regione e assegnate alla Direzione diritti di cittadinanza e che non sono comprese nel numero di 60 unità?

– quali sono i costi di questa operazione e chi li pagherà?

Marvi Maggio – Cobas Regione Toscana

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protesta cobas poste Firenze

In data 8 febbraio 2018 è stata firmata un’ipotesi di accordo tra Poste Italiane Spa e OOSS che prevede il

RECAPITO A GIORNI ALTERNI

SU TUTTO IL TERRITORIO NAZIONALE!

Il progetto, già partito in alcune località dopo un accordo del 2015, si è rivelato fallimentare.
Nell’ambito del già previsto taglio di 9000 posti di lavoro a livello nazionale nei prossimi tre anni, con questa riorganizzazione saranno tagliate oltre 4000 zone di recapito.
In Toscana abbiamo già Arezzo e Prato tra le località comprese nell’accordo del 2015.
Firenze sarà a breve tra le grandi città coinvolte dal nuovo accordo.
La partenza del progetto è prevista per aprile 2018, comporterà il taglio di circa 180 zone di recapito e, di conseguenza, provocherà 180 eccedenze nel personale su Firenze e provincia.
In Toscana saranno oltre 550.
Le cronache locali delle località già coinvolte ci raccontano notevoli disagi sia per i lavoratori che per la cittadinanza.

Al peggioramento del servizio offerto corrisponde il peggioramento delle condizioni dei lavoratori con carichi di lavoro ed orari peggiorativi.

L’ipotesi di accordo dovrà ora essere sottoposta alla ratifica delle Rsu, attraverso un proprio Coordinamento Nazionale frettolosamente costituito, senza che i lavoratori siano stati minimamente informati e coinvolti.

Per questo motivo la maggioranza dei portalettere fiorentini hanno sottoscritto un appello alle Rsu affinché non sottoscrivino l’accordo.

Riteniamo importante informare la cittadinanza dell’ulteriore peggioramento che si verrà a verificare nel servizio di recapito. Per questo saremo presenti al consiglio comunale che si terrà

lunedì 26 febbraio
alle ore 15.30

in piazza della Signoria

durante il quale verrà presentata una interrogazione.
Alle 16,30 conferenza stampa

Invitiamo i lavoratori a partecipare e la cittadinanza a sostenerci.

Cobas Poste Firenze

F.i.p. Via dei Pilastri 43/r cobaspostefi@gmail.com 22/02/2018

sul CCNL funzioni locali

cobas

C OBAS Pubblico Impiego

aderente alla Confederazione COBAS

viale Manzoni 55 – 00185 ROMA Tel. 0677591926 Fax 0677206060

email: pubblicoimpiego@cobas.it sito: http://pubblicoimpiego.cobas.it/

ENNESIMO CONTRATTO BIDONE

La faccia tosta di CGIL-CISL-UIL e compari di merende

Hanno presentato i rinnovi contrattuali del P.I come una conquista da festeggiare, dopo anni di blocco che hanno penalizzato in maniera pesante il reddito ( e il calcolo pensionistico) di milioni di lavoratori. Continua il consociativismo di CGIL-CISL-UIL, iniziato con gli accordi di Luglio ’92 e ’93 (politica dei redditi) che decretò la fine della contrattazione, relegandola al mero recupero dell’inflazione.

Il CCNL del comparto Funzioni Locali (ex Regioni-Enti Locali) appena siglato è in linea con quello degli altri comparti, con un “recupero” salariale a partire solo dal 2016 e con “miglioramenti” economici, quantificabili negli sbandierati, mitici 85 euro medi lordi, ridicoli e offensivi.

Un contratto poi all’insegna di un approccio punitivo e premiante (bastone tanto, carota poca e per pochi), in una logica, ormai diffusa, del lavoratore pubblico come privilegiato e scansafatiche. D’altronde, cosa ci si poteva aspettare da contratti non preceduti e supportati dalle necessarie mobilitazioni?

Si afferma una visione gerarchica e divisiva, in cui una “aristocrazia” deve essere beneficiata al fine della fidelizzazione al comando politico-dirigenziale (e confederale), attraverso metodi premianti ed escludenti.

Viene da chiedersi, come mai se un dipendente è costretto a ricorrere a numerose visite diagnostiche (debitamente certificate) per tutelare la propria salute si vede decurtato il salario accessorio e può disporre di un numero limitato di ore di permesso, mentre una Posizione Organizzativa, in caso di malattia, continua a percepire l’indennità di funzione?

Venendo al contratto per gli articoli degni di nota, riservandoci una lettura a parte per le questioni disciplinari.

Segnaliamo la continua monopolizzazione delle prerogative sindacali (artt. da 4 a 10) a favore dei confederali e dei loro reggi-coda (sindacati pseudo-autonomi) tendenti sempre più ad escludere i sindacati di base e le RSU. Nella composizione dell’organismo paritetico, negli Enti con più di 300 dipendenti, sono escluse le RSU e, neanche a dirlo, i sindacati non rappresentativi a livello nazionale.

Stessa musica, ovviamente, per la Commissione Paritetica (art.11) per la revisione dei sistemi di classificazione professionale. Nello stesso articolo, è prevista un’analisi specifica per il personale educativo scolastico e per l’avvocatura, ipotizzando per questi settori specifiche sezioni contrattuali.

  • All’art. 12 si conferma il sistema di classificazione del personale come da CCNL del 31.3.1999, con alcune modifiche. Viene confermato l’accesso al B3 per le professionalità ricomprese nell’ex Vq.f., mentre viene disapplicato l’accesso a D3 per l’ex VIIIq.f., salvo quanto acquisito.

  • All’art. 16 viene sancito che le PEO devono essere selettive, con quote di dipendenti limitate e fa testo la valutazione delle performances nel triennio precedente.

  • All’art.18 vengono elencate una serie di indennità che le P.P.O.O. possono percepire in aggiunta all’indennità di funzione (che dovrebbe essere onnicomprensiva) tipo indennità di vigilanza, straordinario in caso di calamità ecc.

  • All’art. 18bis vengono istituite nuove figure professionali riguardante la comunicazione istituzionale di categoria C e D.

  • All’art. 25 viene introdotto in via sperimentale e per alcuni settori lavorativi la possibilità dell’orario multiperiodale (periodi di picco lavorativo e di basso picco), che non può superare le 13 settimane, prevedendo il recupero dell’orario eccedente nei periodi di bassa intensità lavorativa.

  • All’art.26 viene ipotizzata una diversa e più ampia durata della PAUSA in particolari situazioni tipo dipendenti in maternità, paternità, L.104, progetti terapeutici, frequenza figli asilo nido, materne e primarie.

  • All’art. 29 viene introdotta una disciplina sperimentale su iniziativa degli Enti interessati della fruizione delle ferie ad ore, da 187 a 202 ore (a seconda dell’articolazione dell’orario di lavoro e dalla tipologia del rapporto di lavoro).

  • All’art. 30 viene regolamentato l’istituto delle ferie e riposi solidali, mettendo paletti e condizioni rigide.

  • All’art. 52 viene istituzionalizzato il lavoro a somministrazione, tanto per non far mancare….lavoro alle Agenzie amiche.

  • All’art.56 vengono disciplinate materie attinenti alla Polizia Locale che dovranno essere meglio analizzate per capirne la portata.

  • All’art.64, comma 3 si evidenzia quanto segue: “ A decorrere dal 1/4/2018, l’indennità di vacanza contrattuale riconosciuta con decorrenza 2010 cessa di essere corrisposta come specifica voce retributiva ed è conglobata nello stipendio tabellare, come indicato nell’allegata Tabella C. Nella medesima tabella è altresì prevista, con la stessa decorrenza, in corrispondenza delle categorie A, B, C, e D, una ulteriore posizione, a cui si accede mediante progressione economica a carico delle risorse stabili del Fondo di cui all’art. 67.”

  • All’art. 66 viene elargito un bonus perequativo “una tantum” per 10 mensilità, in base alla tabella D, allegata al CCNL.

  • Agli artt. 67 e 68 viene definita la costituzione e l’utilizzo del Fondo delle Risorse Decentrate. Da esaminare attentamente ai fini della contrattazione decentrata.

  • All’art. 69 si compie il capolavoro pro-aristocrazia. Si titola “differenziazione premio individuale”. Ne beneficeranno un numero limitato di dipendenti che riceveranno un premio non inferiore al 30% del valore medio pro-capite assegnato alla generalità dei dipendenti. Da decidersi in sede di C.d.I.

  • All’art. 70 altro capolavoro. Per contenere l’assenteismo, qualora questi superasse standard predefiniti (guai ad ammalarsi fuori dagli standard), non vengono incrementate le risorse di cui all’art.67, comma 3 del Fondo del salario accessorio.

  • All’art. 70bis viene rivisitato l’istituto delle indennità, comprendendole nella voce “Indennità condizioni di lavoro” .

  • Agli artt. 72 e 73 viene introdotto il Welfare aziendale, con benefici a settori di lavoratori da loro circoscritti. Si rammenta che questo tipo di benefit sono defiscalizzati e, quindi, non hanno incidenza sul calcolo pensionistico. Invece, hanno buon ritorno verso i soggetti (amici) con cui le Amministrazioni stipulano le convenzioni. Per il resto, è un “endorsemment” alla previdenza complementare per i Fondi Sirio-Perseo.

Insomma un contratto-fotocopia dei precedenti Funzioni Centrali e Scuola con l’unico obiettivo di sostenere la compagine governativa nella prossima kermesse elettorale del 4 marzo.

bozza di contratto per le funzioni locali

Seguendo il link che segue potete scaricare la bozza di contratto per le funzioni locali. Così lo vedete con i vostri occhi e valutate se c’è da festeggiare oppure no.

https://www.aranagenzia.it/comunicati/8810-aran-e-organizzazioni-sindacali-hanno-firmato-lipotesi-di-contratto-collettivo-nazionale-di-lavoro-2016-2018-del-comparto-funzioni-locali.html

Per una analisi dettagliata vi scriveremo successivamente. Ma alcuni punti vanno evidenziati. E non c’è proprio nulla da festeggiare e da auto-elogiarsi.

Prima di tutto va messo in evidenza il mancato recupero salariale e gli stanziamenti del tutto insufficienti di fronte a 10 anni di mancato rinnovo del CCNL. In particolare per il periodo fra il 2009 e il 2016 non ci saranno arretrati economici, mentre i lavoratori hanno perso migliaia di euro di mancato incremento salariale. Gli arretrati si riferiscono solo al periodo dal 2016 ad oggi.

A pagina 98 del CCNL vedrete che i famosi incrementi stipendiali vanno da 52 euro lordi mensili per la categoria A1 a 90,30 euro lordi mensili per il D6 (molto meno che per le funzioni centrali per cui variano fra 117 e 63). In più non prenderemo più i 13 euro di vacanza contrattuale che fino ad ora ci veniva corrisposta mensilmente.

Poi c’è la parte disciplinare che sposa la logica che siamo dei ladri di stipendi e ci assentiamo per malattia senza essere malati e spesso lo facciamo in massa, di sicuro in modo truffaldino, perché non esistono le malattie, sono una nostra invenzione per non lavorare (vedi art.70).

Poi nel CCNL è previsto il contratto di somministrazione (art.52 del CCNL), così definito dal D.Lgs.81/2015:

“Il contratto di somministrazione di lavoro è il contratto, a tempo indeterminato o determinato, con il quale un’agenzia di somministrazione autorizzata, ai sensi del decreto legislativo n. 276 del 2003, mette a disposizione di un utilizzatore uno o più lavoratori suoi dipendenti, i quali, per tutta la durata della missione, svolgono la propria attività nell’interesse e sotto la direzione e il controllo dell’utilizzatore”.

E già vengono i brividi. Sarebbe per esigenze temporanee o eccezionali, ma tutto può diventare eccezionale o temporaneo se non si fa programmazione.

Art.70 octies sulle trasferte prevede che il viaggio possa essere considerato attività lavorativa anche per altre categorie oltre a quelle per cui già lo è, ma non per tutti.

Il welfare integrativo prevede che invece di darti i soldi (come pagamento del tuo lavoro) ti offrano il servizio ma a condizione che tu stia nelle categorie che loro pensano bisognose e che tu ti serva da chi vogliono loro (un gran bell’affare per l’impresa che offre il servizio e riceve direttamente i soldi dallo stato evitando il rischio della domanda e dell’offerta, alla faccia della società di mercato). Il peggio del pubblico e il peggio del privato. E intanto per quanto riguarda la sanità, in questo modo i finanziamenti vanno ai privati invece che al servizio sanitario nazionale che così rischia di peggiorare fino a scomparire.

Mandate i vostri commenti alla parte economica e alla parte normativa, apriamo il dibattito.

Intanto un primo punto fermo: fuori i soldi (fora li palanchi, avrebbero detto i nostri precursori)  e facciamo entrare la democrazia organizzativa nei posti di lavoro (in regione toscana per esempio!). Noi non ci accontentiamo.

Marvi Maggio – Cobas Regione Toscana

I COBAS sostengono e sono al fianco del popolo curdo

LA TESTIMONIANZA DI UNA COMBATTENTE

Maria Edgarda Marcucci, detta Eddi, dal fronte di Afrin

“Vi scrivo dalla Siria del Nord, un luogo che seppur martoriato da anni di dittatura e guerra civile, grazie all’enorme sacrificio di tante e tanti è oggi una terra libera. Una terra di libertà soprattutto per le donne, che sono l’avanguardia di questa rivoluzione. Questo protagonismo poggia su una chiara presa di posizione ideologica: il ruolo delle donne nella società è centrale ma schiacciato da millenni di patriarcato, il loro sfruttamento è il più brutale e radicato; se si vuole una società libera bisogna che le donne siano libere”.

“Le donne si sono organizzate collettivamente per rispondere a ognuna di queste esigenze e ogni giorno si trova il modo per superare i nuovi ostacoli. Le loro organizzazioni sono autonome: sono le donne la soluzione ai problemi delle donne. In questo solco sono nate le Ypj, Unità di difesa delle Donne, un corpo militare che ha saputo riportare straordinarie vittorie sul campo di battaglia hanno liberato migliaia di persone dall’orrore dell’Isis, le proteggono dal regime siriano, non hanno mai arretrato di fronte agli attacchi di uno stato fascista e patriarcale armato di arsenali come la Turchia”.

“Le nostre lotte quotidiane contro la violenza sociale e delle istituzioni hanno tanto da condividere con quello che accade in Siria. La libertà e il sapere conquistato dalle donne qui sono la nostra libertà e il nostro sapere, come ogni nostro avanzamento è anche loro. Viviamo in contesti diversi, sì, come diverse sono le forme della violenza usata contro di noi, ma il nemico è lo stesso. Ovunque c’è violenza c’è un modo per difendersi, insieme”. “Sono in Siria perché qui c’è la prova del fatto che non solo un altro sistema rispetto al capitalismo è possibile, ma già esiste”.

“Il nemico odia la libertà, le donne e il futuro che si sta provando a costruire. È responsabilità di tutte le persone che credono alla democrazia prendere parte a questa battaglia. In ogni modo: parlandone, venendo qui, creando informazione. E importante che sentiamo come nostra responsabilità essere affianco alla popolazione della Siria del Nord. Ogni loro vittoria sarà anche la nostra”.

I COBAS sostengono e sono al fianco del popolo curdo contro la barbarie dell’ISIS/DAESH, del sanguinario Erdogan e di tutti gli imperialismi.

fibromialgia: programma informativo

Qui di seguito trovate il link al programma Bene Comune sulla fibromialgia, trasmesso sul canale di youtube Teleregione Toscana e condotto dalla giornalista Roberta Capanni. Invitati Rosaria Mastronardo e Paolo Sarti.
Ascoltate la trasmissione, fate commenti e apponete un like se, come speriamo, avete trovato interessante e importante la trasmissione.
La fibromialgia è una sindrome MOLTO invalidante, ma non è ancora nei LEA e nemmeno negli extra LEA regionali. La Regione Toscana ha fatto tanto, ma per dimostrare la sua tanto decantata “virtuosità” basterebbe poco, basterebbe seriamente poco, ma non ha voglia ed è questa una grave ingiustizia per tutti/e le malate di fibromialgia in questa regione.
Ringrazio la giornalista per avermi dato questa opportunità, ho scritto praticamente a tutti ma solo lei mi ha dato questo spazio: l’importante è una giusta informazione, una corretta informazione e che se ne parli SEMPRE fino al suo riconoscimento.
Rosaria Mastronardo

come se la ricchezza dei ricchi fosse intoccabile

Guerra fra lavoratori? Non vogliamo tornare la tardomedioevo

Come se tutte le dinamiche competitive – gli unici conflitti concepibili – non potessero essere giocate che con logica ‘a somma zero’ sulle fasce basse della compagine sociale” . Come se la ricchezza dei ricchi fosse intoccabile “come nelle ‘società di ceto’ tardomedievali” (Revelli, 2010:110).

In un suo comunicato la USB dichiara che qualora non si ottenesse la copertura del gap fra salario accessorio dei regionali storici e degli ex provinciali (tale da consentire pari produttività e progressioni orizzontali per tutti) una soluzione accettabile sarebbe quella di procedere alla ridistribuzione dei fondi esistenti.

La stessa ipotesi era già apparsa nel corso di assemblee RSU ed aveva già suscitato proteste.

Perché:

1. la RSU e le sigle (COBAS, CGIL, CSA, CISL, UIL) ormai da tempo e con forza pretendono che la regione colmi il gap, e Bugli nell’ultimo incontro ha ribadito di avere intenzione di farlo. Non è per niente opportuno parlare di un piano B, ed è inaccettabile cercare i soldi in basso invece che in alto (direttori, dirigenti, politici per fare un esempio). Questa soluzione intende utilizzare i redditi di altri lavoratori per accrescere i propri e questo è inaccettabile. Aggiungiamo poi che si tratta di redditi bloccati da anni e molto bassi, soprattutto per chi non ha PO e non ha avuto progressioni orizzontali. Che sia tabellare o produttività per i lavoratori è il proprio reddito e il fatto che sia sottoposto alla valutazione è una vessazione e non una bella procedura che lo rende un optional.

2. E’ inaccettabile proporre di togliere reddito a chi sta accanto e lavora fianco a fianco: sarebbe invece opportuno prendersela con la Del Rio, che non ha previsto, disposto e finanziato l’immediata equiparazione dei redditi con quelli dei lavoratori dell’ente regionale e chiedere in modo incondizionato di ripianare il gap. I soldi vanno cercati dove ci sono, non dove ripagano a stento il lavoro che si fa.

3. E’ la misura di quanto la competizione abbia preso il sopravvento sulla solidarietà. Sembra proprio che qualcuno voglia scatenare una guerra fra lavoratori cosa che noi abbiamo sempre aborrito, adottando invece la logica di cercare vantaggi per tutti e non vantaggi a detrimento di altri. Una guerra fra poveri che piace alla destra e ai neoliberisti, perché mentre si discute di giovani e vecchi, oppure di regionali e provinciali si dimentica che siamo fra i paesi con la più forte divaricazione fra ricchi e poveri.

Sì Marco Revelli l’aveva previsto nel 2010, e acutamente scriveva che è noto che il 10% della popolazione italiana si accaparra quasi la metà della ricchezza nazionale, mentre il 50% degli italiani arrivano a spartirsene il 10%. Eppure è luogo comune contrapporre le ragioni dei giovani a quelle “’degli altri’: dei lavoratori anziani più “garantiti”, dei padri eccessivamente tutelati, dei pensionati eccessivamente ‘precoci’, dei docenti eccessivamente incontrollati eccetera. Come se tutte le dinamiche competitive – gli unici conflitti concepibili – non potessero essere giocate che con logica ‘a somma zero’ sulle fasce basse della compagine sociale” (Revelli, 2010:110). Come se la ricchezza dei ricchi fosse intoccabile “come nelle ‘società di ceto’ tardomedievali…Se redistribuzione dev’esserci, che sia tra le già scarse risorse degli altri, chiamati a contendersi le briciole del reddito e dei diritti che non sono ancora evaporate nei circuiti astratti della finanza globale e restano ‘in basso’, sul terreno, fisicamente visibili nella loro prossimità” (Revelli, Marco, Poveri, noi, Giulio Einaudi editore, Torino, 2010: 111).

Marvi Maggio – Cobas Regione Toscana