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la mobilità mancata

La mobilità mancata

Le procedure di mobilità interna per la copertura di 36 posti di categoria C e D si sono concluse senza coprire tutti i posti. Mancano all’appello 16 lavoratori.

Siamo venuti a conoscenza che nella maggior parte dei casi i candidati per coprire i posti ci sarebbero stati, ma sono stati valutati insufficienti.

I verbali delle commissioni, compilati in base a un modello, non indicano in alcun modo le ragioni su cui si fonda il voto insufficiente (né quello sufficiente) e questa è una mancanza di trasparenza molto grave. Le motivazioni di una scelta e di una valutazione sono il loro fondamento, senza, non stanno in piedi. Senza motivazioni palesi si cade nell’arbitrio e il fatto che non siano state esplicitate è grave: non è un buon viatico al (famoso) buon clima organizzativo. Crea il dubbio che non si sia in democrazia ma in una dittatura in cui il capo sceglie quello che gli pare. Cosa che non è (?).

I requisiti per partecipare alla selezione erano essere a tempo indeterminato e in servizio effettivo ed essere inquadrati nella categoria C e D. Poi in ogni scheda erano indicati la professionalità valutata, le principali attività lavorative, e i titoli preferenziali, talvolta anche la laurea.

Mentre con la mobilità coatta (che talvolta purtroppo si è verificata in questi anni) si è proceduto a spostare persone senza considerazione delle loro professionalità affermando che tutti erano trasferibili con (all’occorrenza) un piccolo corso di formazione, in questo caso persone che lavorano con ottimi risultati qui in regione da anni, e che sono entrati con concorso pubblico, non sarebbero in grado di svolgere attività lavorative da C o D.

Se, per esempio, uno specifico titolo di studio è necessario, deve essere necessario per tutti e quindi essere indicato nei requisiti, in caso contrario non si può assolutamente affermare che un lavoratore C o D assunto a tempo indeterminato in Regione Toscana non sia in grado di fare un lavoro da C o D, a meno che, appunto, non sia richiesto uno specifico titolo di studio. Ma questo deve essere chiarito fra i requisiti.

Lasciare i requisiti molto generici, potrebbe sembrare un metodo per tenersi le mani libere e decidere in libertà.

Ma siamo in un ente pubblico e le regole devono valere per tutti, devono essere uguali per tutti.

Quindi è necessario motivare le votazioni, sia quelle negative che quelle positive e se è necessario indicare fra i requisiti uno specifico titolo di studio, ma altre esclusioni prive di motivazioni palesi e che esulano dai requisiti, non sono ammissibili.

Marvi Maggio – Cobas Regione Toscana

leggera e meno costosa: tagliare sì, ma…

leggera e meno costosa: tagliare sì, ma…

Spending review dal basso: tagliare sì ma i dirigenti

Nel comunicato apparso su Toscana notizie del 2 dicembre intitolato “riorganizzazione, la giunta propone tagli alla politica e incarichi di vertice”, Enrico Rossi spiega che l’obiettivo è rendere “la struttura più efficiente, snella e rapida nelle decisioni, ma anche più leggera e meno costosa”.
Ed è questo “più leggera e meno costosa” unito a “senza tagliare naturalmente sulle politiche e i servizi” a meritare alcune considerazioni.

Dov’è lo spreco

Siamo d’accordo: meno segretari e passacarte, meno incarichi fiduciari, meno burocrati, meno dirigenti e meno direttori. Ci vuole una nuova organizzazione del lavoro che crei cooperazione e collaborazione: così si unisce il rispetto dei lavoratori con una migliore risposta alla società toscana. Noi pensiamo che si debba guardare alla qualità più che alla quantità. La strada dell’efficienza non è la gerarchia centralista ma la democrazia organizzativa. Solo una visione reazionaria e prettamente di destra può pensare di risparmiare sui redditi dei lavoratori: basta con i mancati aumenti e un uso improprio delle valutazioni il cui scopo diventa appunto tagliare spese e non portare i lavoratori ad offrire i migliori risultati. Il risparmio non deve risiedere nell’aumento del carico di lavoro, come se non avesse confini definiti ma potesse essere esteso all’infinito.

democrazia organizzativa, libertà e cooperazione

Una migliore organizzazione del lavoro può ridurre il numero di lavoratori necessari, ma c’è un limite altre il quale non si può andare a causa delle leggi delle fisica attive sulla terra.
Deve essere chiaro che se la variabile indipendente è il numero dei lavoratori (36 ore di lavoro ognuno e non a cottimo), le attività devono essere calibrate sul loro numero. L’idea che il lavoro possa essere svolto al di fuori delle regole dello spazio e del tempo (regole che prevedono che ogni lavoro richieda un tempo di lavoro necessario) caratterizza solo e soltanto chi non ha mai lavorato.
Non si deve neppure pensare di caricare ancora i risparmi sui lavoratori invece che sui dirigenti e direttori vari. I redditi del comparto sono bloccati (per davvero), mentre nella modifica della legge sul personale (proposta di legge n.1 del 25/11/2014), il trattamento economico di direttore generale e direttori, che sono collocati al di fuori dell’organico dei dirigenti a tempo indeterminato “è determinato dalla Giunta regionale con riferimento ai parametri relativi alle figure apicali della dirigenza pubblica ed ai valori medi di mercato per figure dirigenziali equivalenti”. Con questi parametri tutto sarà possibile.

La mobilità

La struttura efficiente, snella e rapida nell’idea dei nostri amministratori, risiede nella struttura gerarchica prevista nella proposta di modifica della LR1/2009 sulla organizzazione del personale (proposta di legge n.1 del 25/11/2014). Un direttore generale sovra-ordinato, n direttori, n dirigenti (quanti la legge non lo dice).
A parte la struttura gerarchica da ancien regime (monarchia assoluta) il punto più preoccupante è l’art.29 comma 33. “La mobilità dei dipendenti tra le strutture di vertice della Giunta regionale è disposta dal Direttore generale”. Nella legge sul personale vigente c’era scritto “sentito il dipendente interessato”, che è stato cancellato. Insomma il messaggio è che il direttore generale decide. Un potere assoluto che deve essere subito rovesciato e trovare opportune limitazioni. E prima di tutto è necessario reintrodurre i diritti dei lavoratori nella proposta di legge. Tra l’altro è attivo un accordo sulla mobilità del 2007 che si fonda sulla mobilità volontaria. Tra l’altro con una programmazione lungimirante non si creano continue situazioni di affanno, non ci sono sempre emergenze, vere o presunte, e quindi non ci sono urgenze, c’è tutto il tempo per mettere la persona giusta al posto giusto con la soddisfazione di tutti.

Il funzionamento degli uffici deve fondarsi sulla dignità di chi lavora

Intanto la decisione n.17 del 25/11/2014 proponente Vittorio Bugli, dà “incarico al direttore generale della presidenza di informare le rappresentanze sindacali dei lavoratori dell’avvenuta approvazione definitiva della proposta di modifica della LR 1/2009 nonché della volontà espressa dalla giunta regionale di adottare un piano di razionalizzazione della struttura organizzativa, e, nel caso, avviare un primo confronto con le medesime in modo da acquisire ogni elemento utile a valutare le ricadute organizzative derivanti dall’implementazione del nuovo modello e formulare conseguenti ipotesi adeguate a garantire il regolare funzionamento degli uffici”.
Per quanto ci riguarda il regolare funzionamento degli uffici può essere garantito solo se l’amministrazione rispetterà alcune semplici condizioni (che dovrebbe già conoscere):

  1. il pieno rispetto dei diritti e della dignità dei lavoratori, della loro vita personale e dei loro interessi e capacità visto che non si tratta di macchine, ma di persone (e questo migliorerà il clima negli uffici);
  2. offrire una retribuzione corrispondente alla quantità (36 ore di vita alla settimana) e qualità (comprovata dal concorso con cui si è stati assunti e dalle capacità apprese successivamente con istruzione e pratica) oltre che tale da permettere una vita libera e dignitosa (come prevede la costituzione) sbloccando i contratti e trovando i fondi, senza surrettizie riduzioni falsamente motivate dal merito ma in realtà motivate dal voler ridurre i costi (in modo da smettere di replicare in altre forme la manomissione degli orologi nelle fabbriche della rivoluzione industriale per far lavorare più ore di quelle pagate);
  3. prevedere una organizzazione del lavoro che invece di premiare il lavoro bruto (quello burocratico e cieco: numero pratiche e forma al di là del contenuto) consenta la cooperazione e la creatività che nasce solo nella libertà cioè in assenza di gerarchie arrugginite prima di nascere.

I diritti non si scambiano con il clientelismo

Marvi Maggio – Cobas Regione Toscana

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Volatilità ovvero le risposte liquide evaporano

Volatilità ovvero le risposte liquide evaporano

Siamo andati ad incontrare l’assessore Bugli con le migliori intenzioni, pensando che lo stato di agitazione promosso all’unanimità dalle assemblee avrebbe avuto il suo peso.

Ma cosa abbiamo ottenuto? Ora possiamo fare il punto.

Il tempo passa e una delle richieste forti, quella che avrebbe impresso il cambio di passo era il mantenimento del pagamento semestrale della produttività.

La soluzione trovata da Bugli è stata di preparare una modifica della legge 1/2009 (proposta di legge n 336 del 26 giugno 2014 – Disposizioni di carattere finanziario. Modifiche alle leggi regionali 1/2009, 66/2011, 77/2012, 77/2013, 79/2013) che all’art 13 recita:

“Art. 13 – Modifiche all’articolo 20 della l.r. 1/2009. 1. Dopo il comma 2 dell’articolo 20 della legge regionale 8 gennaio 2009, n. 1 (Testo unico in materia di organizzazione e ordinamento del personale) è inserito il seguente: “2 bis. La Giunta regionale può disporre la verifica semestrale dell’andamento delle prestazioni lavorative, anche ai fini dell’adozione di interventi correttivi per il raggiungimento degli obiettivi annuali. Sulla base di tale verifica sono corrisposti gli incentivi correlati alla qualità delle prestazioni lavorative, rapportati al periodo considerato.”.

Il problema è che la legge proposta dalla Giunta non è ancora stata approvata e attualmente è in prima commissione.

Quanto tempo dovremo attendere? Perché non si continua a procedere come gli anni scorsi in attesa della legge e non si paga la produttività a luglio?

Aspettiamo risposte.

L’altra risposta di Bugli era stata sulla conferenza di organizzazione rinominata partecipazione ex lege 46/2013. Ma perché la partecipazione dei lavoratori sull’organizzazione del lavoro sia tale sono necessari due condizioni: i lavoratori devono poter decidere collettivamente del loro lavoro utilizzando le proprie conoscenze, il processo partecipativo deve essere gestito dai lavoratori direttamente e attraverso l’RSU (e non dall’Autorità per la partecipazione o da aziende specializzate nella manipolazione).

Ora il primo punto cozza con le notizie che girano: la riorganizzazione la stanno decidendo, partendo come fanno sempre dai dirigenti e direttori e non dal lavoro e dai compiti nuovi e vecchi delle regioni. Dalle voci che ci arrivano lo scopo è fare in modo che la regione risponda in modo rapido agli input politici. Questa è una visione da ancien regime pre-rivoluzione francese. Non una pubblica amministrazione che risponde ai cittadini ma che risponde ai politici con potere assoluto e non mediato dalle lungaggini di leggi e piani: per loro sono meglio le leggi urgenti ad hoc. Certo sono stati votati, ma non come dittatori bensì come rappresentanti. E non dovrebbero dimenticare che sono stati eletti con leggi simili a quelle dichiarate incostituzionali.

Si parla di mobilità coatta contro la supposta rigidità dei diritti dei lavoratori, per rispondere ai progetti pensati in modo estemporaneo, con il giorno per giorno, che cozza con l’idea di programmazione, che è il fulcro di ogni compito regionale.

Una superdirezione, 8 direzioni generali, una per ogni assessore, e sette di staff (avvocatura, risorse umane etc).

Intanto l’acquisizione di funzioni provinciali è in corso senza nessuna informativa all’RSU.

La partecipazione quando le decisioni sono già prese o sono prese altrove è solo manipolazione e ricerca del consenso, che è il contrario di quello che abbiamo sempre chiesto come COBAS.

Dove sono le risposte? Sembravano esserci ed ora, proprio a luglio, evaporano.

L’RSU si è bloccata nell’attesa di ottenere quello che sembrava fossero disposti a darci.

Lo stato di agitazione ora è quanto mai necessario.

Marvi Maggio X Delegati Cobas RSU Regione Toscana

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ordine disordine organizzazione

Ordine, disordine e organizzazione. Etica, responsabilità, solidarietà.

Il dirigente dell’AC “Organizzazione, personale, sistemi informativi” all’inizio di luglio ha firmato tre ordini di servizio che prevedono il trasferimento di tre nostri colleghi senza che siano state rispettate tre condizioni necessarie al buon funzionamento di qualsiasi organizzazione complessa come la nostra:

  1. tenere conto delle competenze del lavoratore, sia quelle acquisite attraverso il percorso di studi e di aggiornamento, sia quelle acquisite lavorando;
  2. coinvolgere i lavoratori interessati nelle decisioni in modo che siano condivise. Coinvolgere il lavoratore nelle scelte relative alla sua attività, come prevede la democrazia organizzativa,  può far capire al dirigente se la sua decisione è giusta ed efficiente dal punto di vista della qualità del lavoro;
  3. le scelte devono essere sensate e ben motivate e va tenuto conto che coinvolgono i lavoratori  nella loro vita quotidiana e familiare oltre che lavorativa. No a soluzioni affrettate e piene di effetti collaterali negativi. Programmazione e non scelte estemporanee.

Siamo di fronte a trasferimenti coatti che non tengono conto delle competenze dei lavoratori, e che soprattutto non ci rispettano né come persone, né come lavoratori.

Sì perché questo è un atto di una gravità inaudita che non riguarda solo chi oggi si è trovato spostato da un giorno all’altro, ma chiama in causa tutti noi. Lavoratori ed RSU.

Lo statuto regionale prevede di valorizzare la professionalità dei dipendenti. Qui viene messa in dubbio la dignità delle persone. Oggetti da spostare senza nessuna motivazione plausibile.

A scanso di equivoci: non tutto quello che è possibile (trasferimento all’interno di una stessa AC) è accettabile.

Dopo l’incontro dell’RSU con Rossi, l’amministrazione ha proposto una bozza di “patto di consultazione” che fra i punti caratterizzanti ha l’attivazione di una prassi di consultazione con RSU e sindacati su temi fra cui spiccano i: “processi di mobilità del personale correlati ad interventi di riassetto organizzativo”. Nello stesso documento l’amministrazione si impegna a “valorizzare la professionalità dei dipendenti come previsto dallo statuto”.

Dobbiamo pensare che si tratta delle solite fumose chiacchiere auto-celebrative oppure possiamo aspettarci un cambio di passo e delle scuse?

Gli ODS vanno bloccati e revocati (come già chiesto dall’RSU)

Delegati Cobas RSU

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Mobilità coatta?

L’amministrazione applica il turn over 0 per il 2012 con la finanziaria 2012 e lo promuove anche per il 2013-14: bisogna risparmiare, ma sempre sui soldi e sui diritti degli altri. Quindi, è il discorso dell’amministrazione, solo la mobilità potrà coprire situazioni in cui il personale è insufficiente. La loro ipotesi è che il nostro numero sia sufficiente a coprire le esigenze, e che talvolta sia mal distribuito. La mobilità è chiamata a rispondere alle criticità nate dai pensionamenti oppure dalla necessità di potenziare uffici o crearne di nuovi in base alle richieste che potrebbero venire dalla giunta. L’immagine che si trae da queste proposte di uso della mobilità è un movimento estemporaneo fondato sulle emergenze del giorno per giorno, senza una programmazione.

Dal nostro punto di vista, per potersi spostare in uno specifico settore il dipendente dovrebbe averne le competenze e la disponibilità a farlo, ma se non si trova nessuno disponibile volontariamente, l’amministrazione pensa alla mobilità coatta: una scelta molto grave perché lede la dignità del lavoratore. Magari uno non si vuole spostare perché ci tiene ad utilizzare una competenza acquisita oppure delle conoscenze di cui è portatore, che utilizza dove è e non utilizzerebbe dove sarebbe trasferito. E’ davvero utile per l’amministrazione fare una prova di forza (o meglio di prepotenza)? Non potrebbe essere che il dipendente ha più buon senso e preferisce fare ciò che sa fare invece di ciò che non sa fare? La formazione sarebbe chiamata a far conoscere ciò che è necessario per il nuovo lavoro, ma ci sono delle materie che non permettono una conoscenza superficiale. Invece la regione fa come se in una settimana uno potesse acquisire competenze che richiedono anni per rendere davvero capaci di risolvere i problemi in modo appropriato e creativo. Solo chi interpreta i fatti in modo appropriato (con l’ausilio della conoscenza) può trovare soluzioni efficaci ed efficienti. Bisogna evitare improvvisazione e pressapochismo che invece sembrano andare per la maggiore…