Archivi categoria: Proposte e richieste

Assemblea nazionale a Roma 22 e 23 aprile

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Assemblea nazionale Roma 22-23 Aprile

Dopo la straordinaria giornata dello sciopero globale dell’8 marzo, che ha portato centinaia di migliaia di persone in piazza in più di 54 paesi in tutto il mondo e in moltissime città d’Italia, continuiamo il confronto per continuare il lavoro dei tavoli tematici e la scrittura del Piano nazionale femminista contro la violenza, e per condividere percorsi e pratiche insieme.


E’ difficile ricostruire l’ incredibile mobilitazione globale dello sciopero delle donne che abbiamo appena vissuto.
È difficile mettere ordine nella marea di volti e di voci che hanno animato questo storico 8 marzo. Quello che sappiamo, è che torniamo più forti di prima a lavorare al Piano femminista contro la violenza sulle donne.
L’incontro si svolgerà sabato 22 aprile dalle 10 alle 18 e domenica 23 aprile dalle 10 alle 17.

La prima giornata di sabato 22 aprile si terrà presso la facoltà di Lettere dell’Università di Roma 3 – Via Ostiense, 234 (Vicino metro B Marconi)
La seconda giornata di domenica 23 aprile si terrà presso la Scuola Di Donato in Via Nino Bixio, 83 (Quartiere Esquilino, vicino fermata Vittorio Emanuele, metro A).
È previsto il pranzo per sabato e domenica.


Per le iscrizioni ai tavoli compilate ENTRO IL 19 APRILE il form che trovate seguendo il link qui sotto:

https://nonunadimeno.wordpress.com/portfolio/assemblea-nazionale-roma-22-23-aprile/

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La Sindrome Fibromialgica

L’opuscolo sulla sindrome fibromialgica (scaricabile qui:  Opuscolo ) predisposto dalla dr.ssa Ballerini dell’Azienda Ospedaliero-universitaria di Careggi, in collaborazione con gli R.L.S. (Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza) della Regione Toscana, ha l’obiettivo di informare le/i lavoratrici/tori dell’Ente sui sintomi, cause e cure della sindrome fibromialgica. L’indagine ha lo scopo di individuare il numero dei soggetti affetti da questa sindrome in modo tale da poter attivare le necessarie tutele nell’ambito della loro attività lavorativa.

Per contatti potete rivolgervi ai  Rappresentanti lavoratori sicurezza della Regione Toscana: Livia Poggesi e Massimo Panzani

Per avere ulteriori informazioni in merito sia all’iniziativa, sia alle attività delle associazioni che si occupano della Fibromialgia, potete contattare la collega Rosaria Mastronardo, affetta da questa sindrome, all’indirizzo: rosaria.mastronardo@regione.toscana.it oppure r.mastronardo@libero.it

Qui di seguito trovate l’elenco dei Centri Fibromialgici:

Elenco_Centri_Fibromialgici

il 7 aprile manifestazioni per la sanità pubblica

Insieme per la salute in ogni paese in Europa
7 APRILE 2017

Ogni giorno piccoli ospedali e servizi territoriali sono chiusi, la lista d’attesa per
visite e esami si allunga, le condizioni di lavoro dei medici e degli operatori peggiorano, l’accesso a servizi di qualità e per tutti non è più garantito a migliaia di
persone.
Questa realtà presente in molti paesi europei non è una fatalità! E’ solo la
conseguenza di politiche perseguite dai vari governi e dalle istituzioni europee con
un obiettivo chiaro: vendere la nostra salute privatizzandola.
Per questo motivo e con modalità diverse da paese a paese il servizio pubblico si
riduce o viene distrutto completamente togliendo le risorse umane e i finanziamenti
necessari per il suo buon funzionamento.
Questi attacchi portano inevitabilmente a due tipi di sistema: un servizio sanitario
pubblico per i meno abbienti e una sanità privata per chi se la può pagare.
Queste politiche sono accompagnate con una propaganda ridondante secondo
cui il privato sarebbe più efficiente e meno caro. Peccato che i dati smentiscono
questa favola: i paesi che hanno adottato una sanità pubblica spendono meno e i
loro cittadini godono di maggiore tutela e di maggiori cure.
Domandiamoci allora a chi conviene privatizzare e commercializzare la salute?
Sicuramente all’industria farmaceutica e delle apparecchiature sanitarie, ai grandi
gruppi di cliniche e di case di riposo private.
Questi fanno profitti con i soldi di ciascuno di noi (tickets, rette). E sicuramente
alle assicurazioni private, che vengono introdotte anche nei contratti di lavoro.
Per contrastare questa deriva noi, e tutti i difensori di una sanità pubblica di qualità,
solidale, gratuita e universale lavoriamo per delle politiche alternative: per un
finanziamento del sistema adeguato, per la scelta di servizi di cure primarie, per
l’attenzione ai determinanti sociali della salute (lavoro, reddito, educazione,
ambiente), per i farmaci generici. I cittadini devono poter contare e potere decidere
le priorità per tutelare la salute e non devono permettere il profitto dei privati.
In tutta Europa, movimenti e organizzazioni si battono per salvaguardare la
salute pubblica. Contro un futuro che ci viene imposto noi diciamo:
Salute per tutte/i e accesso universale alle cure. Diritti sociali,
economici, culturali e ambientali per tutte/i.
Per il diritto alla salute e alla sanità pubblica,
anche in Toscana come COBAS P.I. partecipiamo alla mobilitazione del 7 aprile

Nella Regione Toscana, stiamo assistendo ad un progressivo smantellamento
della sanità pubblica: tagli di posti letto, chiusure e ridimensionamenti dei piccoli
ospedali, chiusure e accorpamenti di distretti sanitari e consultori, esosi ticket( solo
in Toscana esiste anche il contributo di digitalizzazione).
Le prestazioni specialistiche e diagnostiche sono state spostate verso il privato
sociale, a causa delle liste di attesa , dove si possono ottenere prestazioni in tempi
brevi e spesso al costo equivalente al ticket, sono state ceduti alle case di cura
private gli interventi più remunerativi (vedi ad esempio la chirurgia programmata), si persegue la logica dell’esternalizzazione dei servizi. La stessa riorganizzazione
delle zone-distretto appare una manovra centralizzatrice, calata dall’alto con la
riproposizione delle società della salute, strutture fonti di sprechi, disservizi,
burocrazia.
E’ inoltre in corso la controriforma del sistema sanitario regionale, voluta dalla
giunta Rossi nonostante fossero state raccolte 55.000 firme per richiedere il
referendum abrogativo della stessa. Con il piano di accorpamento delle ASL, che
non ci risulta abbia portato ad alcun risparmio, fuorché a quello derivato da 2000
prepensionamenti, si sono creati ulteriori “buchi” nel servizio pubblico: manca il
personale (solo 1 su 5 lavoratori che vanno in pensione viene sostituito) e di
conseguenza si procede con personale precario (aumentano i lavoratori interinali,
a partita IVA, a tempo determinato) che peggiora la qualità dei servizi e a sempre
maggiori esternalizzazioni.
Anche nella nostra regione enormi risorse vengono spostate verso grandi opere,
come inceneritori, aeroporto, TAV, che aggiungono nocività e mettono a rischio la
salute, oltre a sottrarre soldi che potrebbero essere meglio impiegati per garantire
un servizio sanitario efficiente. Per questo anche in Toscana:
DIRITTI SOCIALI E AMBIENTALI PER TUTT@ – SALUTE E ACCESSO
UNIVERSALE ALLE CURE

Ore 16:00 CONCENTRAMENTO piazza Duomo, davanti sede della Presidenza
della Regione Toscana
Ore 16:30 CORTEO sino a Piazza San Lorenzo
Ore 17:00 INTERVENTI con la partecipazione di esponenti politici, sindacali,
comitati territoriali, associazioni, ecc.
Ore 19:00 SPETTACOLO TEATRALE “Il matto, la crisi e la luna” a cura del
gruppo teatrale “Fra(m)enti di luna verde”
Ore 20:00 MUSICA DAL VIVO

http://pubblicoimpiego.cobas.it/pubblicoimpiego/Sanita/Documenti-Volantini/Insieme-per-la-salute-in-ogni-paese-in-Europa

Prevenzione sismica in Regione Toscana

Prevenzione sismica e altre storie

Molti colleghi ci hanno chiesto se gli edifici di Novoli, quelli del centro direzionale, sono adeguati alla normativa antisismica.

Intanto la Regione Toscana destina risorse per la prevenzione sismica 2017 attraverso l’erogazione di finanziamenti per la realizzazione di interventi su edifici pubblici e privati finalizzati alla prevenzione sismica.

La domanda diventa ancora più pressante: gli edifici dove lavorano numerosissimi dipendenti regionali sono adeguati alla normativa antisimica?

Il settore patrimonio e logistica in una relazione datata dicembre 2009, dopo aver informato che il centro direzionale di Novoli è stato acquistato il 14/7/2004 per 47.500.000 euro (!!!), tra le altre cose, afferma:

“I due palazzi di Novoli che ospitano con i loro 22.000 mq di superficie la maggior parte degli uffici furono costruiti negli anni ’70, ad oggi necessitano di importanti ed urgenti interventi di manutenzione. Basti pensare che il tetto è ricoperto di materiale contenente amianto, attualmente in perfetto stato di manutenzione, monitorato anche da ARPAT, per il quale comunque è indispensabile pensare ad un progetto di rimozione e sostituzione, magari, con strutture che garantiscano anche forme alternative di energia. Anche gli impianti (igienici e di calore) sono ormai obsoleti e le carenze si evidenziano ogni giorno di più. E’ infine necessario programmare gli interventi necessari per l’adeguamento alla normativa antisismica. Si tratta appunto di interventi straordinari per la cui realizzazione è necessaria una progettazione e programmazione articolata con un notevole impegno finanziario e non solo. Tali manutenzioni non sono oggi più rinviabili”.

Sono passati sette anni da allora.

Gli interventi per rimuovere l’amianto dal tetto sono stati effettuati qualche anno fa, ma che ne è degli altri?

Se il riscaldamento e i condizionatori non funzionano in modo soddisfacente è perchè sette anni non sono bastati per intervenire.

Ma che dire della normativa antisismica? Cosa si aspetta a programmare interventi per l’adeguamento degli edifici? Forse si aspettava la campagna della Regione Toscana “prevenzione antisismica 2017”.

Marvi Maggio – Cobas Regione Toscana

Una spesa per il personale fra le più basse d’Italia

Una spesa per il personale fra le più basse d’Italia. Noi non ringraziamo.

Estate, ormai lontana. Il 27 luglio 2016 fra i comunicati istituzionali del sito della Regione Toscana campeggia quello che esordisce così:

“La Corte dei Conti ‘promuove’ il bilancio consuntivo 2015 della Regione, attestandone la regolarità contabile e una spesa per il personale tra le più basse d’Italia, passata in un anno da 147 a 139 milioni di euro. Il presidente della Toscana Enrico Rossi ringrazia” (Toscana Notizie, 27 luglio).

Pur mettendo sul conto i risparmi dovuti agli esuberi (che tuttavia in mancanza di un miglioramento dell’organizzazione del lavoro e di un aumento della cooperazione, comportano un aumentato carico di lavoro per chi resta), non possiamo dimenticare che i nostri stipendi sono fermi dal 2009 ed è anche per questo che la regione “ha la spesa per il personale fra le più basse d’Italia”.

Risparmiare sul costo del lavoro sarebbe positivo? Questo lo pensa quell’infame di Marchionne. Noi pensiamo decisamente di no e intendiamo dimostrare perché.

Differenze di reddito fra direttori, dirigenti e comparto

I nostri stipendi fermi al 2009 non compensano neppure l’inflazione e non ripagano le competenze che abbiamo acquisito attraverso il lavoro nel corso degli anni. Le politiche neoliberali pseudo-meritocratiche dicono che sono sorpassati i riconoscimenti automatici in base agli anni di lavoro, ma la verità è che i risparmi operati sulla maggioranza di noi servono per ripagare i pochi prescelti. Non entriamo qui nel merito di come sono stati scelti perché basta che vi guardiate intorno, e le eccezioni (che ci sono) confermano la regola, proprio perché sono eccezioni.

Di fronte al risparmio sulla spesa del personale non possiamo soprattutto dimenticare le grandi ineguaglianze e sperequazioni retributive presenti in Regione. Ci sono i direttori: si passa dai 170.000 euro annui lordi del direttore generale ai 130.000 per i 14 direttori (ma non dovevano diminuire?); i 102 dirigenti che percepisco un lordo annuo intorno ai 100.000 euro e infine i lavoratori del comparto: B in categoria iniziale 19.358 annue lorde; C in categoria iniziale 21.783 annue lorde; D in categoria iniziale 23.725 annue lorde. Al tabellare si aggiunge la produttività annuale lorda che è condizionata dalla valutazione dei risultati e dalla disponibilità di fondi ed ammonta a 3000 – 4000 euro lordi annui. Produttività che è molto inferiore per i regionali provenienti dalle province.

Differenze all’interno del comparto

Ma visto che la gerarchia feudale di ancien regime è da qualche anno un carattere distintivo della regione, anche fra i lavoratori del comparto si stanno accrescendo ineguaglianze e sperequazioni. Basate non sulla progressione di carriera originata da un concorso pubblico (come vorrebbe la costituzione e il buon senso: come altrimenti mettere la persona giusta al posto giusto?), bensì sulla più moderna investitura feudale (moderna in senso comparativo, rispetto all’impero romano).

Beh sì parliamo delle Posizioni Organizzative. PO alta: retribuzione di posizione 12.367 euro a cui si aggiunge una retribuzione di risultato che può arrivare fino a un massimo del 25% della retribuzione di posizione; medio alta: posizione 10.697 euro a cui si aggiunge fino a 25% della retribuzione di posizione; medio-bassa (posizione 6.382 euro a cui si aggiunge una retribuzione di risultato fino ad un massimo del 25%).

E chi non ce l’ha? Con la piattaforma 2015 abbiamo chiesto progressioni economiche per tutti proprio per ripagare il lavoro che facciamo, come richiede la costituzione. E per consolidare il nostro reddito e sottrarlo alla volatilità dei fondi per la produttività.

È l’ora di cambiare

Se guardiamo all’art.17 del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro del 1/4/1999 vediamo che l’utilizzo delle “risorse per le politiche di sviluppo delle risorse umane” può riguardare, fra le altre cose, le progressioni economiche e la retribuzione di posizione e di risultato delle PO. Quanto finanziare le Progressioni economiche orizzontali e quanto dedicare alle posizioni organizzative è una decisione politica e sindacale oltre che di organizzazione del lavoro. Non è prescritto quale percentuale dei fondi deve andare ad una e quanto all’altra.

Alle PO sono dedicati nell’accordo sulla previsione di utilizzo del fondo delle risorse decentrate 7.700.445 euro. Ad oggi le PO sono 542 negli uffici della giunta cui vanno aggiunte quelle del consiglio, e nuove Po, in parte in sostituzione dei pensionati, saranno bandite a breve.

Con 2 milioni e mezzo si farebbero progressioni economiche per tutti. Fra Giunta e Consiglio i lavoratori (escluso personale segreterie politiche e organi politici) sono circa 3.267.

Non è arrivato il momento di dare anche a chi in questi anni ha lavorato sempre di più per vedersi riconosciuto sempre meno? Noi pensiamo di sì.

Una vera democrazia organizzativa fondata sulla cooperazione, non si perde in burocrazie e gerarchie ormai obsolete e investe sulle capacità di tutti i lavoratori promuovendo l’uguaglianza e la giustizia retributiva. Non assegna investiture in modo discrezionale ed arbitrario, ma assegna i compiti in base alle capacità riconosciute attraverso concorsi pubblici.

In una prospettiva di sinistra risparmiare sui lavoratori, quindi sulle loro paghe e sulla loro possibilità di accedere a beni e servizi, è inaccettabile. Ancora meno di sinistra è promuovere sistematicamente l’ineguaglianza: in un contesto di crisi e austerità diventa ancora più inaccettabile che a qualcuno venga accresciuto lo stipendio mentre la stragrande maggioranza vive un chiaro regresso. E’ l’ora di cambiare. Vogliamo farla o no ‘sta rivoluzione socialista?

Marvi Maggio – Cobas Regione Toscana

https://rtcobas.wordpress.com/

il telelavoro e l’agenda digitale toscana

Il telelavoro e l’agenda digitale toscana…

I dipendenti della Giunta, lavoratori del comparto (quindi esclusi i dirigenti ed esclusi anche i dipendenti delle segreterie politiche) sono 3021. La legge Madia chiede che almeno il 10% dei dipendenti sia in telelavoro, il che equivale ad almeno 302 dipendenti ed è un minimo da superare. Allo stato attuale siamo ancora ben al di sotto del limite minimo, quindi tutte/i quelle/i (sono in maggioranza donne) che richiedono il telelavoro e il cui lavoro è telelavorabile devono essere ammesse. Va detto che la stragrande maggioranza dei lavori che facciamo qui in regione sono telelavorabili.

In questi giorni sul sito istituzionale la regione promuove l’agenda digitale toscana: la società dell’informazione e della conoscenza. Qualcuno può mandare il link a chi continua a remare contro le modalità innovative di lavoro che favoriscono le necessità dei lavoratori, per promuovere invece solo quelle a favore dei datori di lavoro?

Il minimo del 10% dei dipendenti in telelavoro richiesto dalla legge Madia è un tentativo di imporre quello che la burocrazia (in una delle sue peggiori espressioni) impedisce con tutte le sue forze. Calcoli creativi della percentuale del 10% escludendo questo e quello per arrivare al risultato desiderato sono solo lo squallido risultato della protervia abituata a non dover rendere conto a nessuno, tanto meno al buon senso.

Chiediamo che l’assessore al personale Vittorio Bugli che ha fra i suoi incarichi “sistemi informativi, strutture tecnologiche, e-government, sviluppo della società dell’informazione” e che promuove attivamente l’agenda digitale toscana, garantisca che siano applicate negli uffici regionali quelle proposte innovative che vengono promosse per l’intera società toscana.

Vogliamo fare a questo punto un esempio di come gli uffici talvolta si oppongano alle regole a favore del telelavoro, in questo caso a quelle sancite dal Disciplinare sul telelavoro, con tenace creatività.

Il Decreto dirigenziale 1456 del 10/04/2014 approva il nuovo disciplinare in materia di telelavoro domiciliare:

http://www301.regione.toscana.it/bancadati/atti/DettaglioAttiD.xml?codprat=2014AD00000001886

Nell’atto non sono contenuti i moduli di domanda che sono demandati alla predisposizione da parte della struttura regionale competente in materia di telelavoro.

La struttura competente nel predisporre i moduli si deve attenere scrupolosamente a quando disposto dal disciplinare.

Al contrario nel modulo predisposto dal settore competente in materia di telelavoro, per i casi di gravi motivi di salute, è prevista una dichiarazione che non rispetta quanto previsto dal disciplinare: il dirigente “Dichiara altresì che nel momento in cui verranno meno le motivazioni che hanno portato alla richiesta di telelavoro fuori dai termini previsti, procederà alla revoca del telelavoro stesso”. Questa dicitura crea un automatismo fra il decadere del grave motivo e la revoca del telelavoro che è in aperto contrasto con il Disciplinare.

Il disciplinare prevede infatti: che la possibilità di usufruire del telelavoro è legata imprescindibilmente alla tipologia di attività che si svolgono e che devono essere telelavorabili; l’unica deroga nel caso di gravi motivi è la possibilità di presentare domanda al di fuori dei periodi canonici di presentazione, mentre la telelavorabilità è anche in questo caso una condizione imprescindibile; che il telelavoro una volta concesso, possa essere revocato solo se il dirigente è “obbligato per motivi di organizzazione dell’ufficio ad adibire il dipendente in telelavoro ad altra attività non tele-lavorabile”. In altri termini il telelavoro, sia nei casi di domanda per gravi motivi sia negli altri, può essere revocato dal dirigente solo se l’attività del lavoratore è cambiata e non è più telelavorabile e non se la condizione di gravi motivi non è più in essere. L’articolo 9 del disciplinare è molto chiaro al riguardo e il modulo prevede una condizione di revoca in contrasto con il disciplinare: deve quindi essere immediatamente corretto.

Marvi Maggio – Cobas Regione Toscana

mobilitazione nazionale delle donne contro la violenza di genere

REPORT ASSEMBLEA NAZIONALE 8 OTTOBRE

NON UNA DI MENO!

Verso la mobilitazione nazionale delle donne contro la violenza di genere

tutte a Roma il 26-27 novembre

Report dell’assemblea nazionale – Roma 8 ottobre 2016

Prima di qualsiasi considerazione viene il ricordo di chi non è potuta essere con noi, eppure era presente come lo sarà in tutte le nostre lotte.

Ciao Silvia, che la terra ti sia lieve.

Oltre cinquecento donne, provenienti da tutta Italia, si sono ritrovate l’8 ottobre presso la facoltà di Psicologia dell’Università Sapienza di Roma, nell’assemblea del percorso nazionale contro la violenza maschile sulle donne “Non Una di Meno”.

Un’assemblea ricca di decine di interventi ha reso la complessità di analisi e di proposta sul fenomeno della violenza di genere, e ha portato all’articolazione di diverse proposte sul tema. Si è definita una lettura sfaccettata della violenza: non come fatto privato, che avviene unicamente tra le mura domestiche, ma come fenomeno continuamente generato e riaffermato anche dalle politiche istituzionali – educative, sociali ed economiche – e dalle narrazioni tossiche prodotte dai media. La violenza sulle donne, quindi, non può più essere trattata in termini emergenziali e securitari, laddove si tratta di un problema complesso, stratificato e, quindi, strutturale.

Con forza anche le donne dei centri antiviolenza, nati dal movimento femminista, hanno sottolineato in molti interventi come la violenza maschile sulle donne sia un fatto sistemico, che può essere affrontato solo con un cambiamento culturale radicale che contrasti anche il tentativo di istituzionalizzazione degli stessi centri antiviolenza, trasformandoli in luoghi di accoglienza neutri delle donne, riaffermando piuttosto il loro ruolo politico di agenti di cambiamento.

Sono state richiamate le lotte delle donne argentine, che proprio in coincidenza con l’assemblea romana hanno dato avvio, in oltre 50000, al loro incontro nazionale a Rosario, per rilanciare la campagna “Ni Una Menos” con un’unica grande data di mobilitazione continentale; così come molteplici sono stati i riferimenti alle donne polacche e curde, come esempio della potenza e della portata generale che lotte articolate da un punto di vista di genere e femminista possono assumere a partire dalla loro specificità, sino a rappresentare l’unica opposizione reale alla torsione antidemocratica in atto ormai a livello globale.

Con questa aspirazione, l’assemblea ha espresso la volontà di costruire un grande corteo nazionale il prossimo 26 novembre, in occasione della giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Un corteo che attraversi Roma e che valorizzi appieno il protagonismo delle donne e le rivendicazioni di cui sono portatrici.

Le donne non vogliono essere più rappresentate come vittime e vogliono attraversare e determinare lo spazio pubblico e politico in piena autonomia. È stata in tal senso espressa la volontà di vigilare e contrastare eventuali strumentalizzazioni da parte dei media e delle forze politiche. Questo obiettivo va perseguito assicurando la massima visibilità alle donne e non alle organizzazioni politiche e sindacali (l’indicazione è quindi di scendere in piazza senza bandiere e simboli identitari).

Contro il sistema sociale, economico, politico e culturale che produce la violenza nelle forme del sessismo, della transomofobia e del razzismo in ogni ambito della nostra vita, sarà un corteo delle donne, aperto però a tutt* coloro che assumono la violenza di genere come problema prioritario nei processi di trasformazione dell’esistente.

L’intento è quello di non celebrare una scadenza in maniera rituale, per quanto ampia, bella e potente possa essere, ma di fare del 26 un punto di partenza di un percorso di lunga durata capace di proporre un Piano Femminista contro la violenza di genere e di aprire un processo di mobilitazione ampio che tocchi tutti gli aspetti dell’autodeterminazione femminile.

Per questo si è convocato, sempre a Roma, un secondo momento di discussione nazionale il 27 novembre, che si articolerà in tavoli tematici e workshop per iniziare a lavorare tutte insieme e redigere il piano di proposta:

I tavoli proposti sono i seguenti:

  1. La narrazione della violenza attraverso i media: come immaginarne un ribaltamento in chiave femminista
  2. Educazione alle differenze, all’affettività e alla sessualità: la formazione come strumento di prevenzione e contrasto alla violenza di genere
  3. Diritto alla salute, libertà di scelta, autodeterminazione in ambito sessuale e riproduttivo
  4. Piano legislativo e giuridico
  5. Percorsi di fuoriuscita dalla violenza e processi di autonomia
  6. Femminismo migrante
  7. Lavoro e accesso al Welfare
  8. Sessismo nei movimenti

La campagna di avvicinamento alla mobilitazione nazionale del 26 e 27 sarà scandita da una giornata coordinata di iniziative dislocate nelle varie città, la cui data rimane da fissare; il blog https://nonunadimeno.wordpress.com/ sarà strumento di condivisione dei materiali e di coordinamento e diffusione delle iniziative di promozione, approfondimento e finanziamento del corteo nazionale del 26 e dell’assemblea del 27 novembre.