Archivi categoria: contratti pubblico impiego

la riorganizzazione non deve essere pagata dai lavoratori!

Andare avanti, non indietro!

Lunedì 27 marzo si è tenuto un incontro fra RSU, organizzazioni sindacali e amministrazione alla presenza di Antonio Barretta e di Alberto Fluvi (segretario di Bugli), mentre Vittorio Bugli era assente per impegni imprevisti.

Due le questioni all’ordine del giorno: la contestata previsione di nuove PO disposta da Barretta con un decreto di febbraio 17 malgrado la RSU avesse chiesto di non procedere stante la situazione di incertezza sul fondo; e una comunicazione sugli schemi di decreti legislativi correttivi del D.Lgs.30 marzo 2001 n. 165 e D.Lgs. 27 ottobre 2009 n. 150.

Iniziamo con il secondo punto. Dobbiamo premettere che la questione della consistenza del fondo del salario accessorio è da tempo una preoccupazione della RSU e dei lavoratori. Ora il fatto è che, quando a seguito del contratto collettivo nazionale si unificheranno i fondi (che ora sono separati) dei regionali pre 2016 e dei regionali ex provinciali, se non ci sarà una integrazione del fondo con risorse nuove ci sarà una equiparazione verso il basso mentre noi non possiamo che pretenderne una verso l’alto per tutti.

Il testo e la relazione illustrativa della legge Madia sul pubblico impiego (datata 22 febbraio 2017) approvata dal Consiglio dei Ministri, all’articolo 23 intitolato “Salario accessorio e sperimentazione” al comma 2 stabilisce che “l’ammontare complessivo delle risorse destinate annualmente al trattamento accessorio del personale…non può superare il corrispondente importo determinato per l’anno 2016”. Questa disposizione, nel caso non venisse eliminata, determinerebbe l’impossibilità di integrare il nostro fondo in modo tale da equiparare verso l’alto (invece che al ribasso) il salario accessorio di chi era già in regione prima del 1/1/2016 e chi proviene dalle province. Sembra che la somma da aggiungere al fondo perché non ci siano perdite per i regionali storici e ci sia un aumento per gli ex provinciali ammonti a 4 milioni – 4 milioni e mezzo di euro circa.

Fluvi ha spiegato che per la Regione Toscana sono due i punti (che Bugli sta ponendo alla conferenza Stato Regioni): il primo che ci sia la possibilità di intervenire sui fondi, aumentandoli (quindi eliminando il limite presente ora nella legge); il secondo il finanziamento dei fondi per ottenere l’equiparazione verso l’alto, deve provenire dallo stato perché la regione non può / non vuole farsene carico. Fluvi ha chiesto di unire gli sforzi fra sindacati e regione per chiedere il superamento del blocco e per chiedere allo stato di finanziare il fondo con la quota mancante.

E’ chiaro che dal nostro punto di vista IL COSIDDETTO RIORDINO (SCELLERATO) NON DEVE ESSERE PAGATO DAI LAVORATORI. Infatti la responsabilità di come il riordino è stato effettuato è nel nostro caso tutta della massima dirigenza e dei politici (non dicono sempre che sono pagati per le gran responsabilità che si prendono?). Loro la responsabilità, loro il prezzo da pagare.

Detto in altri termini se lo stato non ci mettesse i soldi CE LI DEVE METTERE LA REGIONE; NON CI DEVE ESSERE DISCUSSIONE SU QUESTO.

L’altro punto all’ordine del giorno è significativo.

Il decreto Barretta 5803/2015 quantifica il budget complessivo per la costituzione di posizioni organizzative della durata massima di 12 mesi, ovvero con scadenza entro il 31 dicembre 2016, pari a 331.047 E. Erano quelle assegnate a chi sarebbe andato in esubero entro l’anno. Ora noi riteniamo (come tutta la RSU) che questo risparmio debba essere totalmente riacquisito al fondo del salario accessorio del personale non dirigente mentre il contestato decreto Barretta 1478/2017 dispone la riacquisizione al fondo generale del salario accessorio del personale non dirigente per l’anno 2017 di risorse pari a solo il 2/3 del suddetto budget per un importo complessivo di 220.698 E. Mentre fa confluire 110.349 nelle risorse destinate all’istituzione di ulteriori posizioni organizzative.

Se il rischio è una DIMINUZIONE del reddito (nel caso lo stato non ci mettesse i soldi) ogni risorsa va utilizzata per lo scopo. Al contrario Barretta ha ribadito che andrà avanti come ha detto, che non è materia di contrattazione e che l’organizzazione del lavoro è materia sua.

Oggi l’RSU si riunisce per decidere il da farsi. Ci troviamo a chiedere di non retrocedere. Noi pensiamo ancora che le progressioni orizzontali siano un diritto. Una forma di lotta e di protesta sarà necessaria perché la nostra richiesta sia udita anche dai sordi (metaforici).

Marvi Maggio – Cobas Regione Toscana

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INTESA CONTRATTI PUBBLICO IMPIEGO

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Alla soglia del Referendum costituzionale, Governo e confederali hanno trovato l’accordo per il rinnovo dei contratti nel Pubblico Impiego. Sia la Camusso che Barbagallo si sono lanciati in commenti entusiastici, il che, già di per sé, rappresenta motivo di preoccupazione per noi.

Il documento reso pubblico illustra le linee-guida su cui verranno sottoscritti i contratti per il triennio 2016-2018 dei 4 comparti, il che avverrà dopo il 4 Dicembre.

Scorrendo il Testo, appare evidente come CGIL-CISL-UIL abbiano sottoscritto l’ennesima “marchetta” a danno dei lavoratori in cambio di un riguadagnato ruolo nella contrattazione.

Vediamo i punti salienti dell’accordo:

1) il governo s’impegna a stanziare 5 miliardi di euro per il triennio, determinando incrementi stipendiali non inferiori a 85 euro pro-capite, medi e lordi. Occorre sottolineare che tali risorse ricomprendono anche i cosiddetti “non contrattualizzati” (Forze armate ecc.). Inoltre, s’impegna a fare in modo che gli incrementi previsti, per via del cumulo, non annullino il beneficio degli 80 euro per coloro che ne beneficiano;

2) il governo si impegna a ridefinire la cornice normativa entro la quale saranno rinnovati i contratti in scadenza dei precari e la limitazione al ricorso di forza-lavoro precaria nel P.I. per il futuro;

3) il governo si impegna a dare la priorità alla fonte contrattuale/pattizia rispetto a quella legislativa, riconsegnando, quindi, al confronto delle parti sociali la soluzione delle questioni attinenti il lavoro (dovrebbe valere anche per il comparto Scuola);

4) il governo s’impegna a rivedere i criteri di valutazione della performance individuale (superamento della Brunetta) definendo nuovi sistemi di valutazione;

5) il governo s’impegna a rivedere l’art.40 – comma 3 Ter del DLgs 165/2001,(atto unilaterale) fissandone modalità e termini, in accordo con la triplice;

6) il governo s’impegna a rivedere l’art.17 della Legge 124/2015 (Bosetti-Gatti) riguardante il riordino della disciplina del lavoro alle dipendenze della Pubblica Amministrazione (accordo con le Regioni);

7) il governo s’impegna a semplificare l’utilizzo del fondo del salario accessorio aziendale, prevedendo anche forme di defiscalizzazione;

8) il governo s’impegna, sulla falsariga del contratto metalmeccanici, a forme di Welfare integrativo – coperture sanitarie, fondi pensione… – e questo è uno degli aspetti più delicati e pericolosi di questo accordo. Pare evidente che i soggetti principali che interagiranno con la P.A. sono emanazioni di CGIL-CISL-UIL e qua sta il “business” e relativa marchetta che ha portato all’accordo. L’introduzione del cosiddetto Welfare integrativo (privato), apre scenari inquietanti sul futuro della sanità pubblica e sulle intenzioni privatistiche di governo e sindacati.

Esecutivo nazionale Cobas Pubblico Impiego

http://pubblicoimpiego.cobas.it/pubblicoimpiego/NOTIZIE/INTESA-CONTRATTI-PUBBLICO-IMPIEGO