Archivi categoria: contratto decentrato

sindacalismo di base negli enti pubblici

PER UNA RIPRESA DELL’INIZIATIVA DEL SINDACALISMO DI BASE NEGLI ENTI PUBBLICI

Nella fase attuale, il capitalismo si autoalimenta attraverso l’appropriazione e la privatizzazione dei beni comuni, la mercificazione dei fondamentali diritti umani al cibo, alla casa, alla salute e all’istruzione, lo smantellamento dei servizi pubblici e la loro sostituzione con prestazioni a pagamento.

L’attacco senza precedenti al salario, ai diritti e allo stesso posto di lavoro dei dipendenti pubblici a cui oggi assistiamo -basti pensare alla decisione del governo di stanziare per il rinnovo dei contratti una cifra risibile e offensiva, al blocco del turnover, allo smantellamento delle provincie, alla cosiddetta “riforma Madia”- avviene in questo contesto, nazionale e internazionale.

Questo attacco è portato sia con strumenti politici, attraverso trattati, direttive, leggi, decreti. Sia, alla bisogna, attraverso l’intervento degli apparati repressivi dello stato (polizia e magistratura). Sia, infine, con strumenti mediatici e culturali, attraverso la creazione dello stereotipo del dipendente pubblico assenteista e fannullone.

Questa situazione richiede una risposta decisa e radicale da parte dei lavoratori e dei cittadini utenti dei servizi, e interpella direttamente la galassia del sindacalismo di base che, messe da parte le sterili contrapposizioni del passato, deve perseguire l’unità d’azione su contenuti e obiettivi semplici e concreti: la difesa dei beni comuni e dei servizi pubblici; del diritto di sciopero e di assemblea; del posto di lavoro, del salario e della salute dei lavoratori. Contenuti ed obiettivi su cui vogliamo sfidare, mettere alla prova e coinvolgere anche i lavoratori e i delegati che, pur militando nei sindacati confederali, non vogliono rinunciare a difendere gli interessi e i diritti del mondo del lavoro.

Questa azione richiede un paziente lavoro di analisi, controinformazione e coscientizzazione, rivolta sia ai lavoratori che ai cittadini utenti dei servizi, e la partecipazione e il sostegno a tutte le forme di lotta e di resistenza che si sviluppano nei luoghi di lavoro.

Occorre inoltre rivendicare il metodo dell’autoconvocazione, dell’unità dal basso e della democrazia assembleare come strada maestra per il coinvolgimento dei lavoratori nella difesa dei loro diritti e interessi.

Sulla base delle considerazioni precedenti,

1) ci impegnamo ad incontrarci periodicamente per condividere informazioni, analisi e iniziative;
2) aderiamo all’assemblea nazionale dei delegati e dei lavoratori “pubblico impiego in movimento” prevista per il prossimo 9 aprile;

A questa assemblea proporremo di dare vita ad una giornata di mobilitazione unitaria –articolata in assemblee e/o presidi cittadini – su una piattaforma che contenga i seguenti punti irrinunciabili:

Incrementi salariali che recuperino interamente la perdita del potere d’acquisto subita nel periodo 2010-2015.
Recupero degli arretrati persi negli anni del blocco contrattuale.
Incremento del Fondo per il salario accessorio al fine di consentire nuove progressioni orizzontali e/o cambi di fascia per tutti i lavoratori.
Opposizione al recepimento nei contratti delle cosiddette “legge Brunetta”, della cosiddetta “riforma Madia” e del Jobs Act .
Difesa del sistema pensionistico e sanitario pubblico e opposizione all’inserimento nei contratti di norme che introducano l’obbligatorietà di previdenza e sanità integrativa.
Riduzione generalizzata dell’orario di lavoro a 35 ore per chi lavora sui turni e/o su 6 giorni.
Assunzioni adeguate a garantire e migliorare lo standard dei servizi erogati ai cittadini.
Stabilizzazione dei precari attualmente in servizio.
Contrasto alle esternalizzazioni.
Diritto delle RSU e delle organizzazioni sindacali degli enti appaltanti all’informazione e alla contrattazione sugli affidamenti a terzi di lavoro e servizi.
I partecipanti all’assemblea milanese “pubblico impiego in movimento” del 4 marzo 2016

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notizie dal fronte orario di lavoro

Tavolo del 2 marzo sull’orario di lavoro

L’amministrazione ha proposto di conservare la flessibilità dell’orario presente in Regione Toscana (fino ad oggi per la stragrande maggioranza), solo per alcuni e per gli altri imporre il rientro il martedì ed il giovedì dalle 15,00 alle 17,00.
La motivazione sarebbe l’apertura al pubblico di alcune strutture, ma secondo i lavoratori coinvolti (e quindi anche secondo noi) il buon funzionamento degli uffici non migliorerebbe con queste rigidità, piuttosto peggiorerebbe.
Infatti le pratiche arrivano per PEC (posta certificata) o attraverso appositi portali informatici e non vengono presentate agli sportelli. Per specifiche necessità l’appuntamento è la soluzione più efficiente. Infatti gli sportelli aperti in specifiche ore presuppongoino code (in caso di reale domanda), mentre l’appuntamento no. Inoltre sempre i lavoratori convolti evidenziano che in alcuni casi nelle province era prevista l’apertura al pubblico al mattino (9,30-12,30) e non al pomeriggio oppure che non esiste una reale domanda, in termini più chiari raramente si presenta qualcuno. Oppure che il loro lavoro che riguarda le autorizzazioni ambientali si svolge in modo ottimo per telefono e per appuntamento.
Le aperture pomeridiane potrebbero avere senso nel caso gli utenti fossero cittadini e non professionisti o imprese. Infatti professionisti ed imprese non hanno problemi nel presentarsi al mattino perché quello è il loro lavoro. Ma anche per i cittadini è meglio l’appuntamento invece dello sportello: ognuno di noi sa quanto è spiacevole fare una coda e quanto è meglio essere ricevuti su appuntamento.
Il modello “regione aperta dalle 7,30 alle 18” è più accessibile per la popolazione mentre il modello apertura pomeridiana 15-17 implica che gli altri pomeriggi in quel servizio non ci sia nessuno.
I lavoratori hanno già tutti la fascia rigida 9,30 (oppure 9) – 13 e nel resto dell’orario si dispongono in base alle loro esigenze oltre che a quelle del lavoro. Infatti con la flessibilità se fanno più ore un giorno potranno recuperarle nel corso del mese oppure accumulare ore per un recupero giornaliero (o per banca ore).
Alcuni lavoratori evidenziano che se dovranno essere allo sportello non potranno fare i sopralluoghi, che sono parte costitutiva del loro lavoro. Ma sembra che questo la regione non lo sappia.
E’ davvero meglio l’appuntamento: se c’è tanta domanda si attivano più lavoratori, se non ce n’è ci si impegna in altro.
La motivazione funzionale che abbiamo ora confutata, si somma a quella che nelle attività ex provinciali era previsto il rientro. Una sorta di riproposizione sclerotica delle pratiche del passato senza considerazione della loro razionalità.
Un caso eclatante è il settore autorizzazioni ambientali della direzione ambiente ed energia: i lavoratori affermano che non sono previsti sportelli di apertura al pubblico e quindi non si capisce il motivo per cui si vorrebbe imporre il rientro.
Nella riunione del 2 marzo il direttore Antonio Barretta dopo la presentazione ed alcune precisazioni ha lasciato la parola ad RSU e sindacalisti territoriali che hanno posto varie questioni. La principale è che la flessibilità dell’orario è una conquista e va estesa a tutti, regionali e neo-regionali, tutti regionali siamo.
Alla fine Barratta ha comunicato che l’amministrazione andrà avanti su questa proposta e la sottoporrà a verifica dopo 4 oppure 8 mesi.
La verifica avrebbe dovuto essere sull’orario flessibile senza rientri pomeridiani.
A volte i datori di lavoro dimenticano i diritti più elementari dei lavoratori: abbiamo una vita oltre il lavoro che deve essere rispettata. Per quello che siamo pagati non ci possono chiedere l’impossibile e tantomeno sacrifici.
Particolarmente preoccupante nella bozza di disciplinare è il potere discrezionale dei direttori nel decidere dove sia necessario assicurare una presenza obbligatoria pomeridiana.

Se non lo avevate capito ora sapete tutti perchè siamo in stato di agitazione. Stato di agitazione che verrà sciolto solo in caso di risposte positive sulla piattaforma. Il comportamento antisindacale si configura quando l’amministrazione prende decisioni in via unilaterale senza considerare le buone ragioni dei lavoratori. Comportamento antisindacale ed irrazionale, perchè noi abbiamo la conoscenza del lavoro e di come può essere migliorato.
Il 4 marzo alle 16,30 ci incontreremo con l’assessore Bugli sulla nostra piattaforma e la questione della qualità della vita dei lavoratori è un elemento fondante delle nostre lotte e quindi l’orario di lavoro flessibile per tutti verrà riproposto.

Marvi Maggio – Cobas Regione Toscana

comune di bologna: lavoratori in lotta per le progressioni economiche orizzontali

http://www.cobascomunebologna.it/risposta_ac_peo/

Cosa accade alla Pubblica amministrazione?

http://www.cobascomunebologna.it/pa/

Quanta gente all’assemblea del 29 gennaio!!!

L’assemblea del 29 gennaio 2016 organizzata dalla RSU della Regione Toscana ha visto la partecipazione di circa 600 lavoratori.

In questo sito potete vedere voi stessi:

https://rtcobas.wordpress.com/2016/01/29/lassemblea-dei-lavoratori-della-regione-toscana-contro-le-politiche-antisindacali-della-regione-toscana/

https://rtcobas.wordpress.com/2016/01/29/29-gennaio-2016-assemblea-dei-lavoratori-della-regione-toscana/

Come vi ho comunicato in una mail di convocazione dell’assemblea, ho creato un accredito skype che aveva lo scopo di permettere ai colleghi delle sedi periferiche (fra cui gli ex provinciali) che non potevano venire a Firenze, di accedere all’assemblea, ma come sa chi c’era, e come vedrete dalle foto, all’inizio non c’era neppure la luce e i microfoni hanno funzionato per pochissimo tempo e alla fine abbiamo usato un buon vecchio megafono. Quindi chi ha chiamato con skype non ha potuto sentire nulla.
Sarà per la prossima volta.

Il dato positivo è che i lavoratori che hanno risposto alla chiamata della RSU sono stati davvero tanti. Molti gli interventi e le proposte per continuare lo stato di agitazione nel caso l’amministrazione non risponda alle nostre richieste.
Come ha scritto il coordinatore della RSU, se l’amministrazione non modifica l’ordine del giorno della riunione del 1 febbraio per mettere al primo posto la discussione delle nostre richieste (piattaforma, nuovo contratto decentrato), l’RSU non andrà al tavolo.
Non vogliamo essere solo uditori, nè essere utilizzati dall’amministrazione per potere scrivere sui documenti “sentite le organizzazioni sindacali”, ma vogliamo difendere davvero gli interessi di tutti i lavoratori regionali (fra i quali ci sono gli ex provinciali, ai quali abbiamo dato il benvenuto). Progressioni di carriera, orari, mobilità, part time, telelavoro, tempi determinati…

Marvi Maggio – Cobas Regione Toscana

ricordiamogli il nostro potere

Ricordiamoci del nostro potere, nulla qui in regione toscana può funzionare senza di noi (lavoratori). Da soli i politici (presidente, assessori, consiglieri) e i direttori non potrebbero realizzare nessuno dei loro propositi, nessuna delle loro funzioni.
Per questo, per ricordargli il nostro potere collettivo, l’RSU ha convocato un’assemblea di 3 ore e mezza (9,30-13) il 29 gennaio a Santa Apollonia, che dovrà svuotare tutti gli uffici.
Come in ogni protesta, ogni persona deve sapere che la sua presenza (ogni presenza) è importantissima.
Solo chi non si arrende alle prime difficoltà ottiene quello di cui ha diritto.
L’amministrazione fino ad ora HA RISPOSTO IN MODO ARROGANTE, COME I PEGGIORI PADRONI. Noi non possiamo accettare di essere trattati come servi. E quindi la nostra protesta si rende sempre più necessaria quanto più cresce la loro arroganza.
Non chiediamo l’impossibile, e non accettiamo che politici e dirigenza rendano impossibile il possibile.
Marvi Maggio – Cobas Regione Toscana

Non potranno fare nulla senza di noi!

 

Visto lo stallo della vertenza, in atto da oltre due mesi, la RSU ha deciso di indire l’assemblea generale di tutti i lavoratori regionali per Venerdì 29 gennaio prossimo, dalle 9,30 alle 13,00 presso l’auditorium di Santa Apollonia Via San Gallo, 25  Firenze

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Presidio della RSU del Comune di Firenze

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