Archivi categoria: Lamentele (doléances)

uffici senza acqua: chi paga?

Gli uffici di via Pico della Mirandola senza acqua per tutto il giorno: chi paga?
“I lavoratori, inoltre, mantengono il diritto alla retribuzione, in quanto al lavoratore non possono derivare conseguenze sfavorevoli in ragione della condotta inadempiente del datore” (Cassazione).
Qui il punto: se i lavoratori non possono lavorare a causa di inadempienze del datore di lavoro chi paga? Il lavoratore viene retribuito (e così il datore di lavoro paga la sua inadempienza) oppure il lavoratore non è retribuito (e così l’inadempienza del datore di lavoro si scarica sul lavoratore?).
Prima di tutto dobbiamo stamparci in mente che
Il datore di lavoro è obbligato ex art. 2087 cod. Civile ad assicurare condizioni di lavoro idonee a garantire la sicurezza delle lavorazioni…”.

Il 7 febbraio attraverso una e mail delle 13,03 il responsabile del Servizio Prevenzione e protezione ha inviato ai lavoratori di via Pico delle Mirandola una comunicazione dell’Ufficio manutenzione: “si informano le Colleghe ed i Colleghi della sede di via Pico della Mirandola che, a causa di una improvvisa rottura di una tubazione di adduzione dell’acqua, è stato necessario chiudere l’acqua a tutta la sede per effettuare la riparazione. Il manutentore sta operando per risolvere il guasto entro oggi”.

I fatti: nel giorno precedente, il 6 febbraio, i colleghi di via Pico della Mirandola informano l’ufficio manutenzione di una perdita d’acqua. Gli operai il giorno seguente arrivano alle 7,30 per effettuare i lavori necessari e chiudono l’acqua alle 9 lasciando i colleghi senza acqua: quindi senza possibilità di utilizzare i servizi e senza possibilità di lavarsi le mani.

Quindi appare strano informare i lavoratori di una rottura che loro per primi hanno segnalato il giorno prima, come se fosse stata improvvisa. Inoltre il fatto che i lavori previsti avrebbero comportato la chiusura dell’acqua e sarebbero durati tutto il giorno non era una difficile previsione ma un dato di fatto noto già dal giorno prima. Quindi il datore di lavoro avrebbe dovuto ritenere legittima l’interruzione dell’attività lavorativa dei dipendenti e di conseguenza garantire la retribuzione di tutte le ore non effettuate per inadempimento degli obblighi del datore di lavoro. Ne consegue che i lavoratori avrebbero dovuto essere informati di poter ridurre l’orario ben prima dell’una e visto che è il datore di lavoro a dover garantire condizioni di lavoro idonee, dovrebbero vedersi riconoscere le 7,12 anche se sono usciti prima di aver completato l’orario medio giornaliero.

Invece nella migliore tradizione, l’ufficio manutenzione alle 13,03 riconosce l’inagibilità dei servizi igienici (in realtà inagibili dall’inizio dei lavori verso le ore 9) ma scrive:

“Vista l’inagibilità dei servizi igienici è consentita una riduzione dell’orario di lavoro (che dovrà come sempre comunque essere recuperato secondo le modalità conosciute); eventuali ritardi sulla riparazione del guasto saranno tempestivamente comunicati alle P.O. di riferimento ed ai rispettivi Dirigenti entro le 18.00, in modo che possiate avere informazioni aggiornate sullo stato sede”.

Le modalità conosciute sarebbero che le inadempienze del datore di lavoro ricadono sui dipendenti. Questo non è accettabile. I dipendenti che non hanno potuto completare l’orario di 7,12 in conseguenza dell’assenza di condizioni di lavoro idonee devono vedersi riconosciuto l’orario fino al completamento delle 7,12. A pagare deve essere il datore di lavoro, non il dipendente.

Una sentenza di Cassazione relativa al freddo (tenetevela in serbo se ricapita) ci offre gli elementi per capire chi è responsabile e deve pagare in caso di violazioni dell’obbligo dell’art.2087 del codice civile.

La sentenza di Cassazione 6631 del 1 Aprile 2015 riconosce che in caso di basse temperature i lavoratori possono astenersi dal lavoro (anche se l’azienda non ha ritenuto legittima l’interruzione dell’attività lavorativa dei dipendenti) ed hanno comunque diritto alla retribuzione:

Il datore di lavoro è obbligato ex art. 2087 cod. Civile ad assicurare condizioni di lavoro idonee a garantire la sicurezza delle lavorazioni ed è tenuto ad adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro…

La violazione di tale obbligo legittima i lavoratori a non eseguire la prestazione, eccependo l’inadempimento altrui…

I lavoratori, inoltre, mantengono il diritto alla retribuzione, in quanto al lavoratore non possono derivare conseguenze sfavorevoli in ragione della condotta inadempiente del datore”.

Chiediamo il riconoscimento pieno della giornata lavorativa che non è stata completata per la impossibilità di farlo in conseguenza della inagibilità dei servizi igienici e quindi che non sia necessario nessun recupero. Altro comportamento da parte del datore di lavoro sarebbe vessatorio e inaccettabile.

Marvi Maggio – Cobas Regione Toscana

come eludere legge sul governo del territorio e piano paesaggistico

Come eludere legge e piano paesaggistico. Lo insegna il piano strutturale di Lucca

di Paolo Baldeschi   16 Ottobre 2016

Con la nuova legislatura e il licenziamento dell’assessore all’urbanistica Anna Marson, il PD, incarnato in amministratori e consiglieri regionali ex di tutto e ora renziani … (segue)

http://www.eddyburg.it/2016/10/come-eludere-legge-e-piano.html

15 dirigenti della regione toscana dal 1 luglio hanno avuto un aumento di stipendio

Una lavoratrice della regione toscana ci scrive in relazione al post su ticket e mensa, informandoci dell’aumento ottenuto da 15 dirigenti:

“Eh sì, l’amministrazione adora risparmiare sulla pelle dei dipendenti. Ma sui dirigenti la voglia di risparmiare non c’è: come vi avevo già scritto, dal I luglio hanno “pesato”, cioè dato un maggior peso a 15 settori, cioè 15 dirigenti (più del 10% dei dirigenti regionali) guadagneranno parecchio di più di prima. In particolare hanno portato 7 settori da semplice a organico, e 8 settori da organico a complesso. E l’amministrazione è anche spudorata: in alcuni di questi casi, né il nome del settore, né la sua declaratoria (in cui vengono elencati i compiti assegnati al settore) sono cambiati di una virgola: è cambiato solo lo stipendio. Siccome un settore organico prende circa 680 euri in più al mese rispetto ad un settore “semplice”, e il settore complesso prende circa 1200 euri/mese in più, sempre rispetto ad un settore “semplice”, i conti sono presto fatti: circa 15.000 euri al mese in più di spesa per i dirigenti, quindi quasi 200.000 all’anno. Meno male che possono risparmiare qualcosina su mensa e buoni pasto dei dipendenti! L’amministrazione risponde che con tutti i dirigenti rottamati finora ed i relativi settori scomparsi, hanno dovuto assegnare più compiti ai dirigenti rimasti. Ecco perché alcuni vanno pagati di più! Ma l’amministrazione, nei confronti dei suoi dirigenti affranti dal troppo lavoro, è sempre molto soccorrevole: ed ecco quindi che si appresta a varare i provvedimenti per sgravare i dirigenti di responsabilità (e di lavoro, ovviamente) passandole alle PO. E non si parla di poca cosa: pianificano di passare alle PO responsabilità dei procedimenti amministrativi (anche gestione di contratti, per esempio), della gestione delle risorse finanziarie (note di liquidazione, ordinativi incasso, impegni di spesa, accertamenti entrata), di rappresentanza (interna e esterna) , di gestione del personale (programmazione, coordinamento e verifica attività, ma secondo le direttive del dirigente! e proposta di valutazione delle prestazioni dei colleghi, e firma dei giustificativi di lavoro, ma quelli delle ferie solo se brevi o già previste nel programma ferie del settore!). Le PO, se va bene, saranno ricompensati con 800 euri/anno (all’anno, si badi bene) di istituto della delega. La nostra dirigenza non ha vergogna”.

le strutture di supporto degli organismi politici in regione toscana

le strutture di supporto degli organismi politici in Regione Toscana

Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso salvo i casi stabiliti dalla legge.

Il consiglio regionale ha varato con Delibera n.44 del 7 luglio 2015 la dotazione organica delle strutture di supporto degli organismi politici del consiglio regionale.

Titolo di studio

Il titolo di studio richiesto per il responsabile dell’ufficio di gabinetto o responsabile di segreteria può limitarsi al diploma di scuola superiore, infatti la delibera afferma“tenuto conto del peculiare carattere di fiduciarietà dell’incarico, della funzione di supporto al ruolo istituzionale avente natura di indirizzo politico e tenuto conto che l’attribuzione del medesimo non prevede lo svolgimento di attività gestionale: diploma di laurea ed esperienza professionale, compresa quella di amministratore, non inferiore ad un anno oppure diploma di scuola secondaria superiore con esperienza professionale, compresa quella di amministratore, non inferiore a tre anni”.

Equiparazione alle categorie economiche superiori all’iniziale e l’emolumento che integra

Per il personale di supporto degli organismi politici viene prevista l’equiparazione ad un livello economico superiore a quello iniziale della categoria di riferimento, molte figure sono equiparate alla categoria D5, D6, C5, C3, B7.

Per i dipendenti entrati con concorso pubblico e con rapporto “non fiduciario” il contratto prevede l’ingresso solo e soltanto in categoria iniziale. Va notato inoltre che per figure come architetti e geologi con abilitazione professionale sono stati indetti concorsi  pubblici per D1 e non D3, (come era stato fatto in precedenza) si dice per risparmiare.

Inoltre i non fiduciari si vedono attribuire la produttività solo a condizione di aver superato una certo voto nelle valutazioni, invece c’è chi l’emolumento lo riceve tutto intero senza che sia sottoposto a valutazione. E le cifre ci sembrano incomparabili.

L’emolumento che integra le altre voci stipendiali fisse e continuative nonché l’eventuale equiparazione ad un livello economico superiore a quello iniziale della categoria di riferimento è:

D6: 19.517,15; D5: 18.376,67; D1: 12.587,12; C5: 13.455; C3: 11.887,36; C1: 10.784,02; B7: 12.920,57; B3: 11.134,77.

Qui nasce la questione. Perché? In base a quali considerazioni il lavoro fiduciario viene pagato di più di quello dei dipendenti assunti per concorso?

I dipendenti non fiduciari ma assunti con concorso della Regione Toscana hanno lo stipendio bloccato dal 2009 e non godono di progressioni orizzontali dal 2010.

la fastidiosa differenza

Quindi appare particolarmente odiosa questa fastidiosa differenza fra:

–  chi entra su chiamata, senza alcun concorso e chi lo deve affrontare;

– chi appena assunto è categoria superiore a quella iniziale e chi viene assunto in categoria iniziale e non ha alcuna possibilità di progredire;

– chi deve avere la laurea per fare il funzionario semplice e chi può essere diplomato ed avere una retribuzione equiparata al dirigente di settore;

– chi è valutato ogni semestre (con procedure che dire farraginose è dire poco) e chi ha il reddito massimo senza che sia condizionato dalle valutazioni.

Per concludere

Infine la storia del carattere fiduciario dell’incarico come base per la scelta insindacabile dei politici lascia perplessi perché era proprio quello che i padri costituenti volevano evitare: che si creasse un filo diretto fra burocrazia e politica che può essere in potenza foriero di collusione e in alcuni casi di corruzione. Quale miglior controllo contro la corruzione di funzionari e dirigenti autonomi che servono l’istituzione e non il politico? Art. 97 “Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge”.

Tra l’altro o un incarico è politico e allora dovrebbe essere attribuito attraverso il voto degli elettori oppure è di supporto tecnico organizzativo e allora le qualità da possedere per svolgerlo possono e devono essere sempre verificate attraverso concorso pubblico, come avviene per la maggior parte dei dipendenti della Regione Toscana.

Marvi Maggio  – COBAS REGIONE TOSCANA

il condizionatore non funziona

Ancora una volta…

6 luglio 2015, prevista una temperatura massima di 38 gradi, 45 percepiti.

Lo stesso si prevede per i prossimi tre giorni.

Eppure stamattina negli uffici di via di Novoli il caldo è insostenibile, ma non è una condizione di emergenza imprevedibile.

La programmazione è il metodo di lavoro della Regione Toscana. E allora ci si chiede come mai il nostro datore di lavoro non ha preso le dovute misure per assicurarci un luogo di lavoro salubre e confortevole. E’ da giorni che si sa che il caldo sarebbe aumentato e che durerà ancora almeno fino a metà settimana.

La cosa inaccettabile è che succede ciclicamente (da parecchi anni) che gli impianti di condizionamento e di riscaldamento non funzionino o funzionino male, senza che il problema venga risolto.

Lo scorrere delle stagioni e il solstizio d’estate sono fatti che immaginiamo noti a tutti, insieme al cambiamento del clima a livello globale che rende sempre più probabili queste giornate tropicali.

Ed è da giorni che si sa che era in arrivo questo picco di calore e che ci sarebbero state queste temperature. Il nostro datore di lavoro ha controllato per tempo che gli impianti funzionassero correttamente e fossero in grado di rinfrescare gli ambienti in queste condizioni estreme?

Ogni volta la giustificazione del settore patrimonio e logistica è che l’impianto è partito male, non è partito affatto oppure si è rotto.

Questo presuppone che l’impianto sia inadeguato, mal funzionante e obsoleto e quindi perché non si provvede alla sua sostituzione?

Siamo stati stipati nelle stanze per risparmiare, i condizionatori vengono accesi alle 7,30 per risparmiare e fanno fatica a rinfrescare ambienti che sono stati a queste temperature torride per tutto il week end. A questo si aggiunge la prevedibile e reiterata rottura o malfunzionamento di un impianto vecchio.

Dobbiamo aggiungere che i palazzi di Novoli sono un esempio negativo di isolamento termico, essendo in vetro e acciaio, eppure sono costati (sembra impossibile) 49 milioni di euro (e quando sono stati comperati avevano ancora l’amianto sul tetto che è stato tolto a spese della Regione Toscana).

L’amministrazione DEVE provvedere al più presto a mettere in condizioni ottimali i propri lavoratori semplicemente perché è un suo obbligo. Ma oltre all’obbligo di legge è per noi soprattutto una questione di rispetto.

Oppure pensate solo a rendere confortevole Palazzo Strozzi Sacrati?

Cobas Regione Toscana

La corte costituzionale salva il governo Renzi

La Corte costituzionale salva il Governo Renzi

La Corte costituzionale dichiara illegittimo il blocco dei contratti degli statali, ma “non per il passato”. Il governo Renzi con questa sentenza si salva dal pagamento degli arretrati, infatti la Consulta ha escluso ogni forma risarcitoria verso i dipendenti pubblici che da sei anni hanno i contratti nazionali bloccati

Ha avuto la meglio la campagna portata avanti dalla Troika che aveva parlato di conti a rischio per l’Italia con un buco da 35 miliardi di euro qualora la Consulta avesse intimato al Governo Renzi il pagamento di anni di arretrati

Ha avuto meglio la stessa logica che ha imposto il pareggio di bilancio in costituzione, la stessa che ritiene i diritti una variabile dipendente dalle politiche finanziarie

Nel frattempo la forza lavoro nel Pubblico è calata di quasi 350 mila unità , migliaia sono i precari mandati a casa , altri migliaia di lavoratori\trici perderanno il posto con la fine \riduzione degli appalti provinciali.

Ingiustizia è fatta, non ci resta allora che aprire una nuova stagione conflittuale perchè i prossimi rinnovi (a favore dei quali-bontà sua- la Consulta si è espressa) non siano al ribasso come già possiamo intravedere dalle dichiarazioni dei sindacati cosiddetti rappresentativi, la cui idea di rappresentanza tutela gli interessi dei Governi e mai dei lavoratori e delle lavoratrici.

COBAS

Il comunicato dal palazzo della Consulta
«La Corte Costituzionale – recita lo scarno comunicato della Corte racchiuso in sei righe – in relazione alle questioni di legittimità costituzionale sollevate con le ordinanze R.O. n. 76/2014 e R.O. n. 125/2014, ha dichiarato, con decorrenza dalla pubblicazione della sentenza, l’illegittimità costituzionale sopravvenuta del regime del blocco della contrattazione collettiva per il lavoro pubblico, quale risultante dalle norme impugnate e da quelle che lo hanno prorogato. La Corte ha respinto le restanti censure proposte».

no aeroporto, no inceneritore