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notizie dal fronte orario di lavoro

Tavolo del 2 marzo sull’orario di lavoro

L’amministrazione ha proposto di conservare la flessibilità dell’orario presente in Regione Toscana (fino ad oggi per la stragrande maggioranza), solo per alcuni e per gli altri imporre il rientro il martedì ed il giovedì dalle 15,00 alle 17,00.
La motivazione sarebbe l’apertura al pubblico di alcune strutture, ma secondo i lavoratori coinvolti (e quindi anche secondo noi) il buon funzionamento degli uffici non migliorerebbe con queste rigidità, piuttosto peggiorerebbe.
Infatti le pratiche arrivano per PEC (posta certificata) o attraverso appositi portali informatici e non vengono presentate agli sportelli. Per specifiche necessità l’appuntamento è la soluzione più efficiente. Infatti gli sportelli aperti in specifiche ore presuppongoino code (in caso di reale domanda), mentre l’appuntamento no. Inoltre sempre i lavoratori convolti evidenziano che in alcuni casi nelle province era prevista l’apertura al pubblico al mattino (9,30-12,30) e non al pomeriggio oppure che non esiste una reale domanda, in termini più chiari raramente si presenta qualcuno. Oppure che il loro lavoro che riguarda le autorizzazioni ambientali si svolge in modo ottimo per telefono e per appuntamento.
Le aperture pomeridiane potrebbero avere senso nel caso gli utenti fossero cittadini e non professionisti o imprese. Infatti professionisti ed imprese non hanno problemi nel presentarsi al mattino perché quello è il loro lavoro. Ma anche per i cittadini è meglio l’appuntamento invece dello sportello: ognuno di noi sa quanto è spiacevole fare una coda e quanto è meglio essere ricevuti su appuntamento.
Il modello “regione aperta dalle 7,30 alle 18” è più accessibile per la popolazione mentre il modello apertura pomeridiana 15-17 implica che gli altri pomeriggi in quel servizio non ci sia nessuno.
I lavoratori hanno già tutti la fascia rigida 9,30 (oppure 9) – 13 e nel resto dell’orario si dispongono in base alle loro esigenze oltre che a quelle del lavoro. Infatti con la flessibilità se fanno più ore un giorno potranno recuperarle nel corso del mese oppure accumulare ore per un recupero giornaliero (o per banca ore).
Alcuni lavoratori evidenziano che se dovranno essere allo sportello non potranno fare i sopralluoghi, che sono parte costitutiva del loro lavoro. Ma sembra che questo la regione non lo sappia.
E’ davvero meglio l’appuntamento: se c’è tanta domanda si attivano più lavoratori, se non ce n’è ci si impegna in altro.
La motivazione funzionale che abbiamo ora confutata, si somma a quella che nelle attività ex provinciali era previsto il rientro. Una sorta di riproposizione sclerotica delle pratiche del passato senza considerazione della loro razionalità.
Un caso eclatante è il settore autorizzazioni ambientali della direzione ambiente ed energia: i lavoratori affermano che non sono previsti sportelli di apertura al pubblico e quindi non si capisce il motivo per cui si vorrebbe imporre il rientro.
Nella riunione del 2 marzo il direttore Antonio Barretta dopo la presentazione ed alcune precisazioni ha lasciato la parola ad RSU e sindacalisti territoriali che hanno posto varie questioni. La principale è che la flessibilità dell’orario è una conquista e va estesa a tutti, regionali e neo-regionali, tutti regionali siamo.
Alla fine Barratta ha comunicato che l’amministrazione andrà avanti su questa proposta e la sottoporrà a verifica dopo 4 oppure 8 mesi.
La verifica avrebbe dovuto essere sull’orario flessibile senza rientri pomeridiani.
A volte i datori di lavoro dimenticano i diritti più elementari dei lavoratori: abbiamo una vita oltre il lavoro che deve essere rispettata. Per quello che siamo pagati non ci possono chiedere l’impossibile e tantomeno sacrifici.
Particolarmente preoccupante nella bozza di disciplinare è il potere discrezionale dei direttori nel decidere dove sia necessario assicurare una presenza obbligatoria pomeridiana.

Se non lo avevate capito ora sapete tutti perchè siamo in stato di agitazione. Stato di agitazione che verrà sciolto solo in caso di risposte positive sulla piattaforma. Il comportamento antisindacale si configura quando l’amministrazione prende decisioni in via unilaterale senza considerare le buone ragioni dei lavoratori. Comportamento antisindacale ed irrazionale, perchè noi abbiamo la conoscenza del lavoro e di come può essere migliorato.
Il 4 marzo alle 16,30 ci incontreremo con l’assessore Bugli sulla nostra piattaforma e la questione della qualità della vita dei lavoratori è un elemento fondante delle nostre lotte e quindi l’orario di lavoro flessibile per tutti verrà riproposto.

Marvi Maggio – Cobas Regione Toscana

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29 gennaio 2016: assemblea dei lavoratori contro le politiche antisindacali della regione toscana

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articolo sul presidio della RSU della Regione Toscana

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DO UT DES

Do ut des (do perché tu dia)

Il 30 settembre 2015 c’è stato un incontro fra RSU e amministrazione. La RSU ha presentato la propria piattaforma rivendicativa unitaria, che è stata spedita ai comunicati sindacali il 12 ottobre dal portavoce della RSU.
Il 30 settembre fra gli altri era presente Fluvi, il segretario dell’assessore Vittorio Bugli, al quale la RSU  ha chiesto un incontro urgente. Dopo 20 giorni siamo ancora in attesa di una convocazione di Vittorio Bugli.
Nella piattaforma unitaria della RSU, c’è la rivendicazione delle progressioni orizzontali per tutti gli aventi diritto e una indennità per chi si trova nella posizione economica più elevata, insieme ad altre richieste, fra le quali spicca una maggiore trasparenza e giustizia nella attribuzione delle posizioni organizzative.
Viene indicato anche come trovare i fondi necessari “L’ RSU propone all’amministrazione di firmare un nuovo contratto decentrato integrativo finanziato con il mantenimento totale sul fondo delle risorse del salario accessorio relative ai pensionamenti e agli esuberi del comparto e con altre risorse che l’amministrazione renderà disponibili”.
Siamo in un periodo di cambiamenti (riorganizzazioni, nuove funzioni) e l’amministrazione adotta troppo spesso l’arrogante atteggiamento di chi ha il potere datoriale datogli dalla legge Brunetta e di chi si sente già alquanto accondiscendente ad informarci, naturalmente quasi sempre a cose fatte o il giorno prima di pubblicare quanto ci hanno comunicato.

Noi pensiamo che sia un atteggiamento miope e inaccettabile.

La regione non può migliorare la risposta alle istanze e bisogni della società toscana senza riconoscere il valore e le capacità dei lavoratori comprese quelle propositive e organizzative.

Sprecare capacità umane e creatività è una prerogativa della società in cui viviamo, auspichiamo che la regione inizi a differenziarsi dal resto.

Retribuire in modo congruo il lavoro nella nostra società è il solo modo per riconoscerne il valore. Ciò che non si paga non vale, e altre logiche valgono altrove, negli affetti e nelle amicizie. Ma il nostro è un rapporto di lavoro. Il nostro reddito è fermo da troppo tempo.

Fluvi, il segretario di Vittorio Bugli, ha affermato nella riunione del 30 settembre che i lavoratori saranno chiamati a uno sforzo per far funzionare la regione in questo momento di grossi cambiamenti: riorganizzazione e nuove funzioni.

Noi diciamo: do ut des, noi ci siamo ma solo se il nostro contributo è retribuito. Per niente non si fa niente. E chiediamo quanto contenuto nella piattaforma unitaria dell’RSU.

Marvi Maggio – cobas regione toscana

A proposito di Premio di risultato dei direttori

A proposito di Premio di risultato dei direttori

In Regione Toscana lo stipendio annuo lordo del direttore generale è di 170.000 euro e dei direttori e avvocato generale è di 130.000 euro.

In un comunicato del 13 luglio 2015, la regione toscana informava che il premio di risultato dei direttori, che aveva creato scandalo per la somiglianza con la retribuzione annua di un comune mortale (e in particolare di un dipendete regionale), era scomparso. Le valutazioni ci sarebbero state ma non avrebbero dato luogo ad alcun premio.

Come Antonio riconosce l’onestà di Bruto, nel Giulio Cesare di Shakespeare, così noi riconosciamo l’onesta della Regione Toscana quando afferma che il premio di risultato dei direttori non c’è più.

Ma guardiamo ai fatti e vediamo che con la modifica apportata il 5 agosto 2015 al regolamento di attuazione del testo unico in materia di organizzazione e del personale, “con deliberazione della Giunta regionale…è determinato l’eventuale premio di risultato spettante al direttore generale, ai singoli direttori e all’avvocato generale, da corrispondersi in base al raggiungimento degli obiettivi assegnati. Il suddetto premio di risultato non può essere superiore al 20 per cento della retribuzione annua spettante”.

20% di 170.000 (direttore generale) è 34.000 euro

20% di 130.000 (direttori) è 26.000 euro

Verificate da voi:

Quale rapporto intercorre fra la dichiarazione::

“Cancellato il bonus sui risultati, rimane la valutazione
Scompare inoltre la quota di compenso correlato ai risultati conseguiti. I direttori continueranno ad essere valutati rispetti agli obiettivi annuali assegnati, ma il lavoro svolto bene non comporterà alcun premio. In caso di valutazione negativa decadranno invece dall’incarico” contenuta nel comunicato:

http://www.toscana-notizie.it/-/la-regione-si-riorganizza-ecco-le-nuove-direzioni-scompare-il-premio-di-risultato

e l’articolo del regolamento 33R /2010 (regolamento di attuazione del testo unico in materia di organizzazione e ordinamento del personale):

l’art. . 28 duodecies, comma 8 del regolamento 33 del 2010 modificato con dpgr 5 agosto 2015, n. 65/R articolo 4 prevede al comma 8:

Con deliberazione della Giunta regionale, assunta ai sensi dell’articolo 15, comma 2 della lr 1/2009, è determinato l’eventuale premio di risultato spettante al direttore generale, ai singoli direttori e all’avvocato generale, da corrispondersi in base al raggiungimento degli obiettivi assegnati. Il suddetto premio di risultato non può essere superiore al 20 per cento della retribuzione annua spettante (16)”

16 . comma così sostituito con dpgr 5 agosto 2015, n. 65/R articolo 4)

http://raccoltanormativa.consiglio.regione.toscana.it/formati/stampepdf/regolamento.giunta-2010-00033.pdf

Come lavoratori vogliamo ricordare a tutti che lo stipendio del Direttore generale senza premio di risultato è da sei a sette volte e quello dei direttori è da cinque a sei volte quello di un dipendente (nella maggior parte dei casi laureato) della Regione Toscana.

A voi le conclusioni.

Marvi Maggio – Cobas regione toscana

il problema non è fare o non fare … è

il problema non è fare o non fare … è fare … bene pubblico!

Dietro a tanto fare si è prodotto il dissesto idrogeologico…
Dietro a tanto non fare c’è stata la fretta di aprire cantieri che finanziavano altri cantieri (Salerno-Reggio Calabria docet)

Su Toscana Notizie è apparsa una intervista a Enrico Rossi che fra le altre cose afferma:

«C’è ancora, anche in Toscana, questa cultura contraria alle grandi opere, all’industria, che vuole che nulla si muova. Chi pensa così punta alla rendita, ai redditi da impiego pubblico, ai pensionati, ma così ci condanna alla miseria, alla fuga dei nostri giovani, ad una Toscana piccola. Non serve una Arcadia, ma dinamismo e sviluppo. Io mi ribello e mi ribellerò alla “maledizione” del non fare nulla in Toscana. È anche un problema di credibilità, non solo di necessaria modernizzazione e di lavoro».

Per vedere il pezzo nel suo contesto questo è il link:

http://www.toscana-notizie.it/-/-con-le-grandi-opere-creiamo-lavoro-intervista-a-rossi-del-corriere-fiorentino

Ma si pongono delle domande:

  • Il settore pubblico secondo Rossi è inutile ed è associabile alla rendita? Chi vuole essere pagato in modo congruo nella pubblica amministrazione è al pari dei percettori di rendita (che vogliono godere di ciò che non hanno prodotto)? Il lavoro nella pubblica amministrazione non produce nessun valore?
  • I pensionati sono persone inutili perché non producono? Non hanno un valore sociale?
  • Le industrie e le grandi opere sono solo positive o sono anche state portatrici di corruzione, di sfruttamento, di disoccupazione orchestrata ad arte per abbassare i salari e i diritti dei lavoratori, di inquinamento ambientale fino ad arrivare a diffondere morte, come a Taranto e a Casale Monferrato? I morti sul lavoro sono dimenticati?

I redditi da pubblico impiego sono quelli che retribuiscono chi produce cultura, istruzione, memoria, chi protegge salute, ambiente, paesaggio, territorio, suolo. Non sarebbe il caso di aumentare l’occupazione in questi settori?  Non è mai l’istruzione professionale a creare valore ma sempre la cultura che va oltre ciò che oggi appare necessario: più utile la filosofia e la storia dell’arte dell’imparare lavorando (che poi è semplice lavoro non retribuito legalizzato).

Uno dei  compiti della pubblica amministrazione è proprio quello di impedire a industria e grandi opere di distruggere valori sociali, ambientali, paesaggistici, e in questo modo produrre valore in termini di patrimonio territoriale e beni comuni.

Tenere insieme nel discorso rendita, pubblico impiego e pensionati è davvero incomprensibile: la rendita è quella estratta grazie alla scarsità prodotta artificialmente (esempio: mercato immobiliare), è il valore prodotto collettivamente (per esempio la qualità delle città e dei territori) e appropriato privatamente (vendendolo e affittandolo). La rendita fondiaria è una componente corposa del reddito da attività immobiliare e da turismo (e dei connessi investimenti finanziari).

Non c’è industriale e produttore che avendone la possibilità non sfrutti un vantaggio competitivo sugli altri, una rendita da monopolio appunto. Come la qualità dei territori in cui produce, che non ha prodotto lui.

La rendita non ha nulla a che fare con il lavoro nel pubblico impiego che produce valore e con il reddito dei pensionati che fa parte dei diritti di base di qualsiasi società civile. E senza civiltà non c’è né dinamismo né sviluppo che valga le pena di percorrere.

Marvi Maggio – Cobas Regione Toscana

le direzioni della Giunta della Regione Toscana: da 8 a 14

Le direzioni della Giunta  da 8 a 14: si poteva risparmiare di più.

Lo stipendio del Direttore generale è da sei a sette volte e quello dei direttori è da cinque a sei volte quello di un dipendente (nella maggior parte dei casi laureato) della Regione Toscana.

 

Fino ad oggi gli uffici della Giunta della Regione Toscana erano strutturati con 8 direzioni generali (una di presidenza e le altre sette) e 14 aree di coordinamento di cui la legge regionale sul personale (LR1/2009 con modifiche del 6/3/2015) prevede la soppressione.

Dal 1 agosto 2015 ci sarà una Direzione Generale della Giunta Regionale (170.000 euro annui lordi) e 13 direttori (130.000 euro annui lordi).

Quindi si passa da 8 Direzioni Generali a 14 direzioni (un DG e 13 Direttori).

Il comunicato della regione “La regione si riorganizza” afferma: “un solo direttore generale invece di otto, tredici direttori (con l’aggiunta di uno in scadenza, fino alla fine del 2015) al posto degli altri sette ex direttori generali e dei 14 dirigenti di area di coordinamento, che era l’attuale assetto” (1).

Il risparmio c’è, ma avrebbe potuto essere molto maggiore. Non si capisce perché le direzioni sono state moltiplicate riducendo di molto il significato di sopprimere le aree di coordinamento.

Va notato che i coordinatori d’area erano nominati dai direttori generali (previa comunicazione alla giunta regionale), invece il direttore generale e i direttori sono nominati con decreto del presidente della giunta regionale.

l’aumento dei tabellari dei direttori

Il comunicato della regione del 13 luglio “la regione si riorganizza, ecco le nuove direzioni. Scompare il premio di risultato” (2) afferma: il Direttore generale avrà uno stipendio annuo (lordo, al netto degli oneri riflessi) di 170.000 euro, meno di posizioni di pari livello in altre amministrazioni. La metà se ne andrà in tasse”.

La figura del direttore generale di presidenza percepiva un totale annuo lordo di 164.436 (così composto: tabellare 142.000; retribuzione di risultato 22.436) e quindi senza retribuzione di risultato la nuova figura percepisce di più di prima (170.000). Certo la sua direzione “è gerarchicamente sovraordinata alle direzioni e ne assicura l’esercizio organico e coordinato delle funzioni” e quindi ha maggiori poteri delle altre che si concretizzano nella differenza fra 130.000 e 170.000.

Lo stipendio del Direttore generale è da sei a sette volte e quello dei direttori è da cinque a sei volte quello di un dipendente (nella maggior parte dei casi laureato) della Regione Toscana.

Noi pensiamo che sia necessaria un po’ di redistribuzione del reddito fra dirigenti e comparto perché la differenza è davvero spropositata e non giustificata né dal carico di responsabilità, né dal curriculum.

I lavoratori della Regione Toscana hanno questi redditi:

B in categoria iniziale 19.358  annue lorde

C in categoria iniziale 21.783 annue lorde

D in categoria iniziale 23.725 annue lorde

A questo si aggiunge la produttività annuale lorda che è condizionata dalla valutazione dei risultati e ammonta a 3000 – 4000 euro lordi annui.

Il totale di tabellare e produttività è quindi  fra i 24.000 e i 28.000 euro lordi annui.

In sostanza il riconoscimento della produttività ai lavoratori fa raggiungere uno stipendio appena accettabile per le competenze che sono loro richieste (per i D la laurea) e che sono accertate con concorso pubblico.

E veniamo alle Posizioni Organizzative (500 circa) possono arrivare a 31.000 e al massimo (piuttosto raro) a 40.000 euro annue. Ben lontano dai redditi dei dirigenti.

Secondo noi oltre a riequilibrare questa ingiusta sperequazione, bisognerebbe sancire il fallimento del sistema della responsabilità dirigenziale che porta ritardi ed inefficienze e rischia di essere  la porta di ingresso delle lobby. Così si eviterebbero le rigidità insite in un ordine gerarchico e antiquato, contro cui si scontrano spesso le giuste aspettative di efficienza dei cittadini toscani. La società va avanti, richiede risposte rapide e qui siamo rimasti all’ancien regime con prebende, vassalli, valvassori e nepotismo.

A proposito di premio di risultato: non c’è ma…è incorporato!

Il comunicato afferma che è cancellato il bonus sui risultati “i direttori continueranno ad essere valutati rispetto agli obiettivi annuali assegnati, ma il lavoro svolto bene non comporterà alcun premio. In caso di valutazione negativa decadranno invece dall’incarico”.

Eppure c’è un aumento consistente del tabellare del direttore generale e dei direttori che equipara quello che è stato tolto con l’abolizione del bonus.

Lo stipendio tabellare (senza retribuzione di risultato) era al giugno 2015 per tre DG di 135.000;  per altri tre 107.937 e per il DG presidenza e il segretario generale del consiglio era 142.000 euro.

Con il nuovo assetto il DG presidenza passa da un tabellare di 142.000 (senza premio di risultato che non c’è più) a 170.000 (senza premio di risultato). Un bell’aumento.

Gli altri Direttori passano da 107.000 e 135.000 a 130.000: una lieve riduzione per tre e una grosso aumento per gli altri tre.

Con il premio di risultato quest’anno dati di giugno 2015  i tre con tabellare a 135.000 avevano 155.000 euro lordi e quelli con tabellare 107.000 arrivavano a 123.000 lordi. Insomma alcune direzioni costeranno di più con il nuovo assetto teso al risparmio e senza retribuzione di risultato di quanto costassero quelle di prima.

In particolare il DG presidenza  dal 1 agosto percepirà 170.000 e simile è di solito la paga del segretario generale del consiglio regionale.

Vedi i redditi degli incarichi di vertice giugno 2015:

http://www.regione.toscana.it/-/incarichi-amministrativi-di-vertice

Le aree di coordinamento prendevano stipendio tabellare 43.626 euro; retribuzione di posizione: 64.311 euro; 16.457 di retribuzione di risultato, per un totale di 124.394.

http://www.regione.toscana.it/-/dirigen-1

Marvi Maggio  COBAS REGIONE TOSCANA

(1) http://www.toscana-notizie.it/-/la-regione-riorganizza-la-macchina-quasi-2-milioni-in-meno-rispetto-al-2014

(2) http://www.toscana-notizie.it/-/la-regione-si-riorganizza-ecco-le-nuove-direzioni-scompare-il-premio-di-risultato