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sul CCNL funzioni locali

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C OBAS Pubblico Impiego

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ENNESIMO CONTRATTO BIDONE

La faccia tosta di CGIL-CISL-UIL e compari di merende

Hanno presentato i rinnovi contrattuali del P.I come una conquista da festeggiare, dopo anni di blocco che hanno penalizzato in maniera pesante il reddito ( e il calcolo pensionistico) di milioni di lavoratori. Continua il consociativismo di CGIL-CISL-UIL, iniziato con gli accordi di Luglio ’92 e ’93 (politica dei redditi) che decretò la fine della contrattazione, relegandola al mero recupero dell’inflazione.

Il CCNL del comparto Funzioni Locali (ex Regioni-Enti Locali) appena siglato è in linea con quello degli altri comparti, con un “recupero” salariale a partire solo dal 2016 e con “miglioramenti” economici, quantificabili negli sbandierati, mitici 85 euro medi lordi, ridicoli e offensivi.

Un contratto poi all’insegna di un approccio punitivo e premiante (bastone tanto, carota poca e per pochi), in una logica, ormai diffusa, del lavoratore pubblico come privilegiato e scansafatiche. D’altronde, cosa ci si poteva aspettare da contratti non preceduti e supportati dalle necessarie mobilitazioni?

Si afferma una visione gerarchica e divisiva, in cui una “aristocrazia” deve essere beneficiata al fine della fidelizzazione al comando politico-dirigenziale (e confederale), attraverso metodi premianti ed escludenti.

Viene da chiedersi, come mai se un dipendente è costretto a ricorrere a numerose visite diagnostiche (debitamente certificate) per tutelare la propria salute si vede decurtato il salario accessorio e può disporre di un numero limitato di ore di permesso, mentre una Posizione Organizzativa, in caso di malattia, continua a percepire l’indennità di funzione?

Venendo al contratto per gli articoli degni di nota, riservandoci una lettura a parte per le questioni disciplinari.

Segnaliamo la continua monopolizzazione delle prerogative sindacali (artt. da 4 a 10) a favore dei confederali e dei loro reggi-coda (sindacati pseudo-autonomi) tendenti sempre più ad escludere i sindacati di base e le RSU. Nella composizione dell’organismo paritetico, negli Enti con più di 300 dipendenti, sono escluse le RSU e, neanche a dirlo, i sindacati non rappresentativi a livello nazionale.

Stessa musica, ovviamente, per la Commissione Paritetica (art.11) per la revisione dei sistemi di classificazione professionale. Nello stesso articolo, è prevista un’analisi specifica per il personale educativo scolastico e per l’avvocatura, ipotizzando per questi settori specifiche sezioni contrattuali.

  • All’art. 12 si conferma il sistema di classificazione del personale come da CCNL del 31.3.1999, con alcune modifiche. Viene confermato l’accesso al B3 per le professionalità ricomprese nell’ex Vq.f., mentre viene disapplicato l’accesso a D3 per l’ex VIIIq.f., salvo quanto acquisito.

  • All’art. 16 viene sancito che le PEO devono essere selettive, con quote di dipendenti limitate e fa testo la valutazione delle performances nel triennio precedente.

  • All’art.18 vengono elencate una serie di indennità che le P.P.O.O. possono percepire in aggiunta all’indennità di funzione (che dovrebbe essere onnicomprensiva) tipo indennità di vigilanza, straordinario in caso di calamità ecc.

  • All’art. 18bis vengono istituite nuove figure professionali riguardante la comunicazione istituzionale di categoria C e D.

  • All’art. 25 viene introdotto in via sperimentale e per alcuni settori lavorativi la possibilità dell’orario multiperiodale (periodi di picco lavorativo e di basso picco), che non può superare le 13 settimane, prevedendo il recupero dell’orario eccedente nei periodi di bassa intensità lavorativa.

  • All’art.26 viene ipotizzata una diversa e più ampia durata della PAUSA in particolari situazioni tipo dipendenti in maternità, paternità, L.104, progetti terapeutici, frequenza figli asilo nido, materne e primarie.

  • All’art. 29 viene introdotta una disciplina sperimentale su iniziativa degli Enti interessati della fruizione delle ferie ad ore, da 187 a 202 ore (a seconda dell’articolazione dell’orario di lavoro e dalla tipologia del rapporto di lavoro).

  • All’art. 30 viene regolamentato l’istituto delle ferie e riposi solidali, mettendo paletti e condizioni rigide.

  • All’art. 52 viene istituzionalizzato il lavoro a somministrazione, tanto per non far mancare….lavoro alle Agenzie amiche.

  • All’art.56 vengono disciplinate materie attinenti alla Polizia Locale che dovranno essere meglio analizzate per capirne la portata.

  • All’art.64, comma 3 si evidenzia quanto segue: “ A decorrere dal 1/4/2018, l’indennità di vacanza contrattuale riconosciuta con decorrenza 2010 cessa di essere corrisposta come specifica voce retributiva ed è conglobata nello stipendio tabellare, come indicato nell’allegata Tabella C. Nella medesima tabella è altresì prevista, con la stessa decorrenza, in corrispondenza delle categorie A, B, C, e D, una ulteriore posizione, a cui si accede mediante progressione economica a carico delle risorse stabili del Fondo di cui all’art. 67.”

  • All’art. 66 viene elargito un bonus perequativo “una tantum” per 10 mensilità, in base alla tabella D, allegata al CCNL.

  • Agli artt. 67 e 68 viene definita la costituzione e l’utilizzo del Fondo delle Risorse Decentrate. Da esaminare attentamente ai fini della contrattazione decentrata.

  • All’art. 69 si compie il capolavoro pro-aristocrazia. Si titola “differenziazione premio individuale”. Ne beneficeranno un numero limitato di dipendenti che riceveranno un premio non inferiore al 30% del valore medio pro-capite assegnato alla generalità dei dipendenti. Da decidersi in sede di C.d.I.

  • All’art. 70 altro capolavoro. Per contenere l’assenteismo, qualora questi superasse standard predefiniti (guai ad ammalarsi fuori dagli standard), non vengono incrementate le risorse di cui all’art.67, comma 3 del Fondo del salario accessorio.

  • All’art. 70bis viene rivisitato l’istituto delle indennità, comprendendole nella voce “Indennità condizioni di lavoro” .

  • Agli artt. 72 e 73 viene introdotto il Welfare aziendale, con benefici a settori di lavoratori da loro circoscritti. Si rammenta che questo tipo di benefit sono defiscalizzati e, quindi, non hanno incidenza sul calcolo pensionistico. Invece, hanno buon ritorno verso i soggetti (amici) con cui le Amministrazioni stipulano le convenzioni. Per il resto, è un “endorsemment” alla previdenza complementare per i Fondi Sirio-Perseo.

Insomma un contratto-fotocopia dei precedenti Funzioni Centrali e Scuola con l’unico obiettivo di sostenere la compagine governativa nella prossima kermesse elettorale del 4 marzo.

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bozza di contratto per le funzioni locali

Seguendo il link che segue potete scaricare la bozza di contratto per le funzioni locali. Così lo vedete con i vostri occhi e valutate se c’è da festeggiare oppure no.

https://www.aranagenzia.it/comunicati/8810-aran-e-organizzazioni-sindacali-hanno-firmato-lipotesi-di-contratto-collettivo-nazionale-di-lavoro-2016-2018-del-comparto-funzioni-locali.html

Per una analisi dettagliata vi scriveremo successivamente. Ma alcuni punti vanno evidenziati. E non c’è proprio nulla da festeggiare e da auto-elogiarsi.

Prima di tutto va messo in evidenza il mancato recupero salariale e gli stanziamenti del tutto insufficienti di fronte a 10 anni di mancato rinnovo del CCNL. In particolare per il periodo fra il 2009 e il 2016 non ci saranno arretrati economici, mentre i lavoratori hanno perso migliaia di euro di mancato incremento salariale. Gli arretrati si riferiscono solo al periodo dal 2016 ad oggi.

A pagina 98 del CCNL vedrete che i famosi incrementi stipendiali vanno da 52 euro lordi mensili per la categoria A1 a 90,30 euro lordi mensili per il D6 (molto meno che per le funzioni centrali per cui variano fra 117 e 63). In più non prenderemo più i 13 euro di vacanza contrattuale che fino ad ora ci veniva corrisposta mensilmente.

Poi c’è la parte disciplinare che sposa la logica che siamo dei ladri di stipendi e ci assentiamo per malattia senza essere malati e spesso lo facciamo in massa, di sicuro in modo truffaldino, perché non esistono le malattie, sono una nostra invenzione per non lavorare (vedi art.70).

Poi nel CCNL è previsto il contratto di somministrazione (art.52 del CCNL), così definito dal D.Lgs.81/2015:

“Il contratto di somministrazione di lavoro è il contratto, a tempo indeterminato o determinato, con il quale un’agenzia di somministrazione autorizzata, ai sensi del decreto legislativo n. 276 del 2003, mette a disposizione di un utilizzatore uno o più lavoratori suoi dipendenti, i quali, per tutta la durata della missione, svolgono la propria attività nell’interesse e sotto la direzione e il controllo dell’utilizzatore”.

E già vengono i brividi. Sarebbe per esigenze temporanee o eccezionali, ma tutto può diventare eccezionale o temporaneo se non si fa programmazione.

Art.70 octies sulle trasferte prevede che il viaggio possa essere considerato attività lavorativa anche per altre categorie oltre a quelle per cui già lo è, ma non per tutti.

Il welfare integrativo prevede che invece di darti i soldi (come pagamento del tuo lavoro) ti offrano il servizio ma a condizione che tu stia nelle categorie che loro pensano bisognose e che tu ti serva da chi vogliono loro (un gran bell’affare per l’impresa che offre il servizio e riceve direttamente i soldi dallo stato evitando il rischio della domanda e dell’offerta, alla faccia della società di mercato). Il peggio del pubblico e il peggio del privato. E intanto per quanto riguarda la sanità, in questo modo i finanziamenti vanno ai privati invece che al servizio sanitario nazionale che così rischia di peggiorare fino a scomparire.

Mandate i vostri commenti alla parte economica e alla parte normativa, apriamo il dibattito.

Intanto un primo punto fermo: fuori i soldi (fora li palanchi, avrebbero detto i nostri precursori)  e facciamo entrare la democrazia organizzativa nei posti di lavoro (in regione toscana per esempio!). Noi non ci accontentiamo.

Marvi Maggio – Cobas Regione Toscana

come se la ricchezza dei ricchi fosse intoccabile

Guerra fra lavoratori? Non vogliamo tornare la tardomedioevo

Come se tutte le dinamiche competitive – gli unici conflitti concepibili – non potessero essere giocate che con logica ‘a somma zero’ sulle fasce basse della compagine sociale” . Come se la ricchezza dei ricchi fosse intoccabile “come nelle ‘società di ceto’ tardomedievali” (Revelli, 2010:110).

In un suo comunicato la USB dichiara che qualora non si ottenesse la copertura del gap fra salario accessorio dei regionali storici e degli ex provinciali (tale da consentire pari produttività e progressioni orizzontali per tutti) una soluzione accettabile sarebbe quella di procedere alla ridistribuzione dei fondi esistenti.

La stessa ipotesi era già apparsa nel corso di assemblee RSU ed aveva già suscitato proteste.

Perché:

1. la RSU e le sigle (COBAS, CGIL, CSA, CISL, UIL) ormai da tempo e con forza pretendono che la regione colmi il gap, e Bugli nell’ultimo incontro ha ribadito di avere intenzione di farlo. Non è per niente opportuno parlare di un piano B, ed è inaccettabile cercare i soldi in basso invece che in alto (direttori, dirigenti, politici per fare un esempio). Questa soluzione intende utilizzare i redditi di altri lavoratori per accrescere i propri e questo è inaccettabile. Aggiungiamo poi che si tratta di redditi bloccati da anni e molto bassi, soprattutto per chi non ha PO e non ha avuto progressioni orizzontali. Che sia tabellare o produttività per i lavoratori è il proprio reddito e il fatto che sia sottoposto alla valutazione è una vessazione e non una bella procedura che lo rende un optional.

2. E’ inaccettabile proporre di togliere reddito a chi sta accanto e lavora fianco a fianco: sarebbe invece opportuno prendersela con la Del Rio, che non ha previsto, disposto e finanziato l’immediata equiparazione dei redditi con quelli dei lavoratori dell’ente regionale e chiedere in modo incondizionato di ripianare il gap. I soldi vanno cercati dove ci sono, non dove ripagano a stento il lavoro che si fa.

3. E’ la misura di quanto la competizione abbia preso il sopravvento sulla solidarietà. Sembra proprio che qualcuno voglia scatenare una guerra fra lavoratori cosa che noi abbiamo sempre aborrito, adottando invece la logica di cercare vantaggi per tutti e non vantaggi a detrimento di altri. Una guerra fra poveri che piace alla destra e ai neoliberisti, perché mentre si discute di giovani e vecchi, oppure di regionali e provinciali si dimentica che siamo fra i paesi con la più forte divaricazione fra ricchi e poveri.

Sì Marco Revelli l’aveva previsto nel 2010, e acutamente scriveva che è noto che il 10% della popolazione italiana si accaparra quasi la metà della ricchezza nazionale, mentre il 50% degli italiani arrivano a spartirsene il 10%. Eppure è luogo comune contrapporre le ragioni dei giovani a quelle “’degli altri’: dei lavoratori anziani più “garantiti”, dei padri eccessivamente tutelati, dei pensionati eccessivamente ‘precoci’, dei docenti eccessivamente incontrollati eccetera. Come se tutte le dinamiche competitive – gli unici conflitti concepibili – non potessero essere giocate che con logica ‘a somma zero’ sulle fasce basse della compagine sociale” (Revelli, 2010:110). Come se la ricchezza dei ricchi fosse intoccabile “come nelle ‘società di ceto’ tardomedievali…Se redistribuzione dev’esserci, che sia tra le già scarse risorse degli altri, chiamati a contendersi le briciole del reddito e dei diritti che non sono ancora evaporate nei circuiti astratti della finanza globale e restano ‘in basso’, sul terreno, fisicamente visibili nella loro prossimità” (Revelli, Marco, Poveri, noi, Giulio Einaudi editore, Torino, 2010: 111).

Marvi Maggio – Cobas Regione Toscana

non si difende qualsiasi lavoro

Non si difende qualsiasi lavoro

 Possiamo affrontare il tema del lavoro in modo diverso? Possiamo dire chiaramente che non si difende qualsiasi lavoro? Che non possiamo proteggere la produzione di armi o la produzione di morte come avviene ad esempio a Taranto? È giunto il momento di smettere di produrre “ciò che produce profitto” per dedicarci a ciò che “serve collettivamente per vivere,” spiega Marvi Maggio. “Il tempo liberato dal lavoro è il criterio per capire quanto si stia andando nella direzione della trasformazione sociale…”. I soldi? “Ci sono e vanno dirottati dalle guerre e dagli sgravi alle imprese…”
pubblicato su Comune Info: continua a leggere seguendo il link:

appello per le elezioni RSU nel pubblico impiego


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Dal 17 al 19 aprile 2018 le elezioni RSU nel Pubblico Impiego
PERCHÉ I COBAS PARTECIPANO ALLE ELEZIONI E PERCHÉ SONO FONDAMENTALI LE CANDIDATURE, LA PARTECIPAZIONE E I VOTI DI TUTTI/E I LAVORATORI/TRICI.

Il 17-18-19 aprile 2018 si svolgeranno in tutti i posti di lavoro del Pubblico Impiego le elezioni delle Rappresentanze Sindacali Unitarie (RSU), mentre le liste andranno presentate dal 14 febbraio al 9 marzo.

Perché presentare liste Cobas e quali sono i compiti delle RSU?

Le elezioni Rsu arrivano dopo il rinnovo nella pubblica amministrazione del contratto Funzioni Centrali (a seguire ci saranno gli altri), siglato come merce di scambio sull’altare delle elezioni politiche del 4 marzo, con decorrenza 2016 – 2018 ovvero con un buco di ben 6 anni (da gennaio 2010 a gennaio 2016), senza arretrati economici per quel periodo, con aumenti assolutamente ridicoli, autentiche briciole salariali che non andranno a recuperare minimamente l’inflazione pregressa, senza sanare la piaga imperante del mansionismo e dell’ordinamento professionale e inasprendo ancor di più le norme giuridiche e disciplinari. A questo aggiungiamo le malefatte della spending review, del Jobs Act, il perpetuarsi della restrizione dei diritti sindacali per le organizzazioni non omologate, il permanere dei patti di stabilità negli enti locali, e nessuna certezza riguardo la stabilizzazione dei precari.
Da diversi anni a questa parte il lavoro pubblico e la pubblica amministrazione sono diventati il salvadanaio del Governo di turno che ha operato tagli ai servizi, al personale, alle retribuzioni, annullando qualsiasi possibilità di carriera, bloccando progressioni orizzontali e avanzamenti di fascia economica.
Ora l’attuale Governo e prevedibilmente Il prossimo proseguirà a tappe forzate verso nuove e massicce esternalizzazioni, il progressivo demansionamento del personale, la mobilità obbligatoria, gli esuberi in diverse amministrazioni, negli appalti, nelle società partecipate e continuerà il taglio e accorpamento forsennato di tribunali, uffici delle Agenzie Fiscali e ministeriali, ospedali, presidi sanitari, enti, piccoli comuni. Ci hanno raccontato in passato, col taglio/ridimensionamento delle
Province, tramutate in parte in Città Metropolitane, e delle Camere di Commercio, che essi erano inutili carrozzoni, ora si è scoperto non solo la loro utilità ma anche i costi reali che incidono in misura irrisoria sulla spesa pubblica, senza parlare dei benefici per la cittadinanza, per i servizi e le stesse aziende.
Senza parlare del malaffare, della corruzione, che ormai attraversano tutti gli apparati statali e tutta la classe politica/istituzionale e servono solo a drenare risorse che vengono sfilate tranquillamente dalle tasche dei lavoratori e dei cittadini.
Le elezioni Rsu avvengono in questo clima di attacco ai lavoratori pubblici e non solo e al loro potere di acquisto e di contrattazione e i Cobas, sono stati un argine presente e tignoso alla deriva autoritaria dei provvedimenti governativi, sino all’ultimo sciopero nazionale del 10 Novembre scorso. In questi anni, dove sono state presentate liste Cobas nel pubblico impiego, siamo riusciti a contenere alcuni attacchi costruendo una cultura di resistenza e di contrasto, una pratica quotidiana di opposizione dentro e fuori le Rsu. Le Rsu sono state uno strumento che negli anni hanno ridotto all’impotenza il dissenso di chi non è allineato ma restano il solo strumento, in assenza di una vera democrazia sindacale, per partecipare alle trattative, per fare le assemblee, per relazionarci quotidianamente con colleghi/e, per avere una voce obiettiva e di opposizione nelle varie amministrazioni.
Con i Cobas in Rsu è più facile sottrarsi al ricatto del meno peggio, in nome del quale si impongono contratti decentrati a perdere, privatizzando servizi sanitari e sociali ed è una risposta concreta, per rivendicare diritti e salario, per il rispetto delle regole, spesso violate da dirigenti manager, impegnandosi a rilanciare la democrazia sindacale con particolare riferimento al diritto di assemblea e a garantire un rapporto continuo con i lavoratori/trici, per una adeguata circolazione dell’informazione, garantendo trasparenza ed equità nella gestione dei fondi del salario accessorio. Le RSU Cobas non sono obbligate a sottoscrivere accordi decentrati che determinano perdita di salario e di diritti per la stragrande maggioranza dei dipendenti e pur facendosi carico della risoluzione di ogni vertenza individuale, devono sollecitare la più ampia partecipazione alla difesa dei diritti dei suoi protagonisti, puntando ad alimentare vertenze coinvolgenti. Va tenuto presente, infine, che i voti ottenuti dalle singole organizzazioni sindacali alle elezioni delle RSU sono anche il meccanismo con il quale si misura la Rappresentatività Sindacale Nazionale che norme antidemocratiche prevedono sia raggiunta solo se si ottiene la media del 5% tra iscritti all’organizzazione ed i voti ottenuti alle elezioni delle singole RSU. Le elezioni, ovviamente, avvantaggiano le organizzazioni che hanno la piena agibilità sindacale, mezzi, strutture, sindacalisti di mestiere, e la possibilità di effettuare assemblee in tutti i luoghi di lavoro. Noi chiediamo da sempre che la rappresentatività nazionale si ottenga attraverso una elezione su liste nazionali, che possano essere votate da qualsiasi lavoratore/trice, anche se non si ha una candidatura del sindacato preferito per la RSU del proprio ufficio/ospedale. Abbiamo sempre chiesto che ci siano due schede elettorali, una per la RSU di posto di lavoro e una per stabilire quali sindacati hanno il maggior consenso ai fini della rappresentatività nazionale. Ma ancora una volta governi e sindacati monopolisti impediscono questa soluzione democratica: e dunque presentare il maggior numero di liste e ottenere il maggior numero di voti è anche un modo per cercare di raggiungere la rappresentatività nazionale per i Cobas.
La candidatura con i Cobas alle RSU, significa frapporre un ostacolo decisivo alle attuali amministrazioni pubbliche che tendono ad infierire con chi è isolato, senza difese, organizzazione, competenze sindacali; il dirigente autoritario ci pensa cento volte ad attaccare frontalmente chi invece ha alle spalle un’organizzazione combattiva, rispettata anche dai suoi avversari per la coerenza, la trasparenza, la distanza da ogni potere politico o economico e per il lavoro volontario svolto dai suoi rappresentanti che mettono a disposizione il proprio tempo libero dal lavoro. Per tutte queste ragioni, dunque, l’invito a tutti/e è di candidarsi nelle liste Cobas – in modo che si possa agire nel più gran numero di uffici ed enti – di sostenerle, propagandarle con i mezzi a disposizione, e ovviamente di votarle e farle votare.
CANDIDATI, SOSTIENI, PRESENTA E VOTA LE LISTE COBAS nel PUBBLICO IMPIEGO !

Appello per le elezioni RSU nel Pubblico Impiego

Regione Toscana, facciamo il punto, sì, bocciata!

Marvi Maggio

Nel 2015 è entrata in attività la nuova RSU (rappresentanza sindacale unitaria) dei lavoratori della Regione Toscana, che è eletta dai lavoratori ogni tre anni circa, le prossime elezioni sono previste entro il 20 aprile 2018. Ma siamo entrati in funzione proprio in concomitanza con l’inizio della legislatura regionale 2015-2020. Loro, la giunta della Regione Toscana, fanno il punto, a metà legislatura, noi lavoratori del comparto della Regione Toscana (non dirigenti e non direttori) facciamo il nostro.

continua a leggere seguendo il link:

http://www.perunaltracitta.org/2018/01/05/regione-toscana-facciamo-punto-si-bocciata/

Cobas PI: siglato un pessimo contratto

E’ stato firmato il contratto delle Funzioni centrali (Ministeri, Agenzie fiscali, Enti pubblici non economici) che è considerato il contratto che detterà la linea anche per gli altri comparti: sanità, scuola ed enti locali.

Il nostro sarà il contratto del comparto delle funzioni locali, (ex comparto Regioni-autonomie locali) e secondo i programmi governativi dovrebbe essere siglato entro le elezioni politiche del marzo 2018.

Qui sotto trovate un comunicato del Cobas Pubblico Impiego.

Intanto, auguri di buon anno nuovo a tutti i lavoratori! Per via del solito inarrestabile pessimismo dell’intelligenza e ottimismo della volontà…

Marvi Maggio – Cobas Regione Toscana

Siglato un pessimo Contratto Funzioni Centrali.

Cobas Pubblico Impiego

24/12/2017 18:51

Come nelle vicende degli ultimi anni, con contratti siglati ad agosto o sotto Natale, anche quello delle Funzioni Centrali, contratto che riguarda il personale dei Ministeri, Agenzie Fiscali, Enti Pubblici non Economici ed altri, è rientrato in questa perversa tradizione di essere sottoscritto in un periodo dormiente o festaiolo, anzi addirittura di notte.

Con l’aggiunta della sua lungimirante funzione di “calmierare” gli animi con un piatto di lenticchie di pochi euro, in vista delle prossime elezioni politiche di marzo 2018.

Questo contratto, che farà da apripista a tutti gli altri del pubblico impiego, è scaduto addirittura a dicembre 2009 ed è stato rinnovato con decorrenza 2016 – 2018 ovvero con un buco di ben 6 anni (da gennaio 2010 a gennaio 2016), senza arretrati economici e “benefici” contrattuali per quel periodo, quando invece i lavoratori hanno perso migliaia di euro di mancato recupero salariale.

Contratto che prevede aumenti economici che oscillano dai 63 euro del livello più basso ai 117 euro mensili lordi di quello più alto, a regime a marzo 2018, ovvero autentiche briciole salariali che non recuperano minimamente l’inflazione pregressa. La pochezza economica del contratto viene al contempo mascherata dall’introduzione del welfare integrativo.

La questione ordinamento professionale viene demandato al lavoro di una “Commissione paritetica sui sistemi di classificazione professionale” che chissà quando e cosa partorirà, derubricando ancora una volta il problema del mansionismo del personale sottopagato, della prima e seconda area. E inoltre c’è un ulteriore peggioramento delle norme disciplinari, frutto del clima antifannullone statale, che ormai pervade la stampa e i mass media, peggioramento che riguarda anche la normativa su permessi per visite mediche ed esami diagnostici. E infine rimane incontrastato il sistema di valutazione del lavoratore pubblico, anche se non fa più riferimento alla riforma Brunetta.

Farneticanti i dispacci entusiasti dei sindacati firmatari che rivendicano il grande risultato del mantenimento dell’orario di lavoro a 36 ore e dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori per i dipendenti pubblici.

Nelle assemblee/consultazioni dei prossimi giorni diamo una risposta compatta con un grande NO a questo contratto, abbandoniamo una buona volta questi sindacati gialli e voltagabbana e prepariamoci per le prossime elezioni RSU per un cambio radicale nel voto e nella scelta dei rappresentanti/organizzazioni sindacali.

per leggere il contratto Funzioni centrali segui il link:

http://pubblicoimpiego.cobas.it/pubblicoimpiego/NOTIZIE/Siglato-un-pessimo-Contratto-Funzioni-Centrali