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VALUTAZIONI: senza motivazioni esplicite

Valutazioni: senza motivazioni esplicite troppo è possibile

Immaginate che un dirigente abbia individuato come criterio per la valutazione dei dipendenti il fatto di utilizzare o no il part-time: chi lo utilizza avrebbe automaticamente una valutazione più bassa.

Questa scelta è illegittima perchè la Direttiva dell’Unione Europea UE 97/81/CE proibisce che si verifichino discriminazioni nei confronti dei lavoratori in part time.

Quindi ci si può chiedere se è possibile che casi del genere si verifichino.

Sembra impossibile, ma si è verificato proprio qui, in Regione Toscana. Lo abbiamo saputo dai lavoratori coinvolti.

Pare impossibile che un dirigente possa individuare il part time come criterio per la valutazione del lavoro. E’ segno che non solo non conosce le regole generali del pubblico impiego, ma che non capisce il lavoro che sta portando avanti, altrimenti saprebbe quali sono i suoi cardini.

La valutazione deve essere sulla qualità del lavoro e non sul numero di ore di lavoro: il lavoro è infatti commisurato al tempo di lavoro e la sua qualità è relativa alla specifica attività.

Quello che è grave è che il lungo e farraginoso processo di valutazione non è stato in grado di rilevare questo comportamento illegittimo e gravemente lesivo dei diritti dei lavoratori.

Chi può assicurare con certezza che altri comportamenti illegittimi non si siano verificati e non siano stati coperti da una procedura inefficace e inefficiente? In questa situazione di completa mancanza di motivazioni esplicite e oggettive, chi può assicurare che comportamenti odiosi come la raccomandazione, non abbiano avuto luogo? Oppure che semplici antipatie o inimicizie non abbiano pesato sulle valutazioni, oppure che non abbia potuto pesare la semplice ebbrezza del potere insindacabile sugli altri, proprio delle persone che al di fuori di qui non valgono nulla e che più in generale non valgono nulla.

La pubblica amministrazione utilizza la motivazione di tutti i suoi atti per ovviare al possibile uso improprio del potere. Ma non può trattarsi di motivazioni generiche che di fatto aggirano quest’obbligo.

La questione grave è che mancano nel processo di valutazione gli strumenti e le procedure per impedire che possano verificarsi comportamenti scorretti o illeciti dei dirigenti.

Ci siamo spesso espressi contro l’eccessivo potere dei dirigenti, che, senza controllo (come la valutazione dei dirigenti da parte dei dipendenti) rischiano di andare oltre il lecito.

Se nella valutazione mancano le motivazioni palesi ed oggettive dei voti (sì siamo tornati ai voti, come a scuola, ma almeno lì ci interrogavano), non è possibile verificare la presenza di comportamenti illeciti da parte dei dirigenti e sanzionarli.

Chiediamo all’amministrazione di spiegare quali correttivi intenda assumere per far sì che le valutazioni da ora in poi non possano coprire ignoranza e prevaricazione. E’ opportuno che il dirigente stili un atto nel quale esplicita le motivazioni delle valutazioni in modo tale che se sono illegittime si possa procedere per vie legali e/o sindacali. Ed è opportuno che ogni dipendente possa chiedere che la procedura valutativa sia visionata nella sua congruenza da una figura terza che potrebbe essere rappresentata dall’RSU e/o dai sindacati, (cioè terza rispetto al potere del padrone detto anche datoriale) oppure da un altro dirigente. Così si fa nel pubblico impiego in UK (Regno Unito), dove le (stupide e vessatorie) valutazioni dei lavoratori sono in atto da più tempo di qua.

Marvi Maggio – Cobas Regione Toscana

…E Franti rise!

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29 ottobre, via novoli 26, luogo ameno, perde un altro albero.

29 ottobre, via novoli 26 luogo ameno, perde un altro albero

regione toscana: un albero è stato abbattuto nel centro direzionale di Novoli, era già stato potato in modo da ridimensionarlo e tendenzialmente ucciderlo, ma lui aveva resistito, ora invece sono passati alle maniere forti. Una metafora di altre violenze in corso?

18 ottobre sciopero generale. Perchè?

18 ottobre: sciopero generale del sindacalismo di base.
Perché?

Partecipare ad uno sciopero e perdere un giorno di paga oggi appare particolarmente gravoso. Ma sono proprio i nostri bassi redditi (che ci rendono gravoso scioperare) che rendono lo sciopero generale ancor più necessario.

Mentre:

  • i nostri stipendi sono bloccati,
  • il nostro fondo del salario accessorio si riduce,
  • e il turn over zero fa aumentare i carichi di lavoro…

…contemporaneamente i nostri diritti basilari e la nostra stessa dignità viene messa in discussione, detto in altri termini la qualità del nostro lavoro e della nostra vita qui dentro viene messa in discussione.

Certo si potrebbero trovare altri magnifici modi di dire no, di protestare, magari più efficaci di uno sciopero. E di sicuro esistono. Ma per il momento disponiamo di questo e vale al pena utilizzarlo fino in fondo. D’altra parte: occhio! Se lo sciopero fosse così innocuo, perché si sarebbero impegnati così tanto per ridurre il diritto di indirli?

Da un lato la paga di un giorno e dall’altra tutto quello che abbiamo perso e che potremmo ancora perdere se non diciamo un chiaro No collettivo alle politiche del governo e della regione toscana contro i lavoratori, cioè contro i nostri diritti e i nostri redditi.

Certo, uno sciopero riesce se è partecipato, i numeri contano. E poi, dopo lo sciopero le iniziative dovranno continuare. E’ una occasione per dire collettivamente quel nostro No individuale.

Ma non siamo noi lavoratori che fra di noi ci lamentiamo del fatto che le decisioni dei dirigenti sul nostro lavoro non ci coinvolgono mai? Sul fatto che le valutazioni sono ingiuste? Sul fatto che la discrezionalità dei dirigenti non premia certo le capacità ma le appartenenze? Sul fatto che ci sono dirigenti e DG che ammettono di non sapere proprio nulla delle materia che tratta il loro settore o direzione, ma sono pagati di più del personale che dirigono che è portatore di competenze specializzate? (cioè il lavoro specializzato è pagato molto meno del lavoro non specializzato??) Sul fatto che la qualità delle funzioni della regione sembrano interessare solo a noi lavoratori?

Insomma le ragioni dello sciopero sono in sintesi:

aumento dei redditi e pensioni; maggior potere decisionale per i lavoratori (democrazia nei luoghi di lavoro); nuove assunzioni per coprire i tanti lavori necessari nel settore pubblico (cura, salute, istruzione, cultura, territorio…etc.etc.).

Tutti si chiedono, come mai i lavoratori italiani a differenza di quelli di altri paesi stanno zitti e non manifestano malgrado i tagli feroci di redditi e di diritti? Difficile rispondere.

Intanto i governi mordono dove possono, impongono l’austerità a chi non si difende e l’unico modo per fermarli é costringerli a fermarsi. Altri modi non ci sono.

Lo sciopero del 18 ottobre è necessario perché è una prima occasione per fermare le politiche contro di noi.

Delegati Cobas RSU Regione Toscana

Intanto se ne può parlare sul blog: per commenti, contributi e proposte di iniziative visita il blog:

https://rtcobas.wordpress.com/

Che giornataccia…….

Che giornataccia…….

 Il bravo dirigente tira tardi la sera, infatti dopo gli inenanarrabili impegni lavorativi del mattino, le lunghissime sedute giaculatorie del pomeriggio, la sera a casa il bravo dirigente apre il suo ipad o il suo notebook  e naviga, ma non può tranquillamente dedicarsi a visitare qualche sito piccante o qualche portale di moda. No. Adesso è ora di andare su Facebook o di leggere tutti i tuittii del giorno e della notte ed in particolare quelli del presidente, di Renzi, di Bersani, di Monti, di Grillo (non si sa mai, no ma lui non tuitta blogga!), ed ora anche del papa (siamo o non siamo in un paese cattolico?).

Alla fine anche il più insonne dei direttori/dirigenti cade stremato (la serie di c…. che ha dovuto leggere lo ha definitivamente stiantato/a). C’è solo una cosa peggiore di facebook e dei tweet: il talk show televisivo con il presidente, allora bisogna seguire parola per parola e in tempo di elezioni: mandare tutto a memoria.

Al mattino il bravo dirigente si sveglia distrutto e disfatto ancora vestito accucciato/a di rado sul divano (usare un comodo sofà concilia il sonno precoce) o più spesso su una poltroncina rigida del salotto o del suo studio (perché il bravo direttore/dirigente ha uno studio anche a casa).

Il  risveglio non è dei più facili né dei più felici considerato che spesso il sonno è stato accompagnato dalla TV accesa, dal suono del salvaschermo dell’ipad e spesso da una digestione molto difficile. Ma soprattutto il risveglio se non disturbato da una prole invadente o da un coniuge sferzante si prolunga avanti nel mattino fino a che qualche segretario/a invadente o peggio! qualche amministratore insonne non fa squillare insistentemente quel cellulare rimasto inopinatamente acceso!

Diavolo! Sono quasi le dieci, scatta in piedi, fatti la barba o il peeling (meglio se me la faccio in ufficio, ma quando faranno i bagni privati per i direttori ? Mi devo ricordare di proporli!). Lavati i denti (l’alito è fondamentale), se sei svelto/a fatti una doccia, cambia i vestiti (almeno l’intimo!) . Oddio il maquillage! Me lo faccio in macchina mentre sto in coda al semaforo.

Dieci e trenta, sono in ufficio. Buongiorno, come ? mi ha già cercato? Ma se ho parlato con il presidente per telefono! Guarda quello! sarà qui dalle sette e mezzo a guardare internet o a farsi il solitario, mentre io non ho avuto neppure il tempo per un caffè. Insomma cosa ci fanno tutti questi a lavorare presto se io arrivo dopo le dieci, e se io vado a Roma loro cosa ci stanno a fare qui? Mi devo rammentare di proporre di mettere in ferie quelli del mio ufficio quando io non ci sono . Loro non ci sono mai quando servono. Vanno via dopo aver fatto sette ore e dodici minuti (qualcuno si piazza addirittura davanti all’orologio ad aspettare il minuto esatto ), ma è possibile lavorare con questa gente? La maggior parte se ne va prima delle quattro del pomeriggio, per non dire di quelli che lavorano solo 4 ore, solo tre giorni la settimana, o sei mesi l’anno (part time, orizzontale, verticale, obliquo….). E quelli che vanno alla mensa alle una in punto?  si piazzano in coda, spingono per timbrare il badge alle una esatte, oppure se la coda è lunga (desolante!) fanno dieci, quindici metri di coda prima di timbrare il badge! da mandare in galera! Li vedesse la Corte dei Conti. Altro che buchi nelle ASL, altro che sprechi della politica… Ancora non c’è stato verso di nascondere questa coda, ma con questa cosa che alle quattro ‘un c’è più nessuno  ‘un si riesce proprio a risolve’ nulla! E poi, via!…. Ma con le esigenze di velocità, di rapidità di decisione di oggi, nel mondo di internet, del cloud (non so bene cosa sia, me lo devo far spiegare meglio) o che ci sarà ancora bisogno della mensa come ai tempi in cui facevo l’università, io del resto ‘un ci vado mai. Si può…? Con una coda così? Del resto lo so non sono il solo/a,  quasi tutti quelli come me vanno al bar. Ma almeno se non ci fosse la mensa  ci darebbero il ticket, forse addirittura due al giorno visto che qualche volta ci fo l’otto la sera. Insomma, se bisogna dematerializzare, dematerializziamo tutto, anche la mensa e soprattutto la coda!

Ragazzi! A pensare a queste baggianate s’è fatto mezzogiorno! Devo parlare con l’ufficio stampa per la questione TAV (che poi mi tocca rispiegarglielo 3 o quattro volte, che se no …….), concordare con quelli di Renzi, parlare con RTV38, il TG3 e Teletruria, richiamare la segreteria del presidente, devo preparare la proposta per tagliare un po’ di premi ai dirigenti,un po’ d’indennità agli altri e gli straordinari agli autisti.

Bei tempi quando noi dirigenti in un mese ci si spartiva diecimila euro di residui a testa e nessuno poteva farci niente. E i sindacati a strillare, anzi non i sindacati, il COBAS, perché gli altri c’avevano anche i dirigenti iscritti e quindi stavano ben zitti.

Oh i sindacati, che rompimento! Chiacchierano, chiacchierano, senza concludere niente. Ma io ho capito come fare, si va avanti a modo mio tanto questi starnazzano ma ‘un contano più niente. E se i loro capi contano qualcosa il presidente li mette in Giunta e risolve il problema.

Insomma qui tra telefonate, interviste e incontri s’è fatto le tre. Ora vo a mangiare un boccone e poi inizio a lavorare davvero: devo studiare, inventare, progettare, misurare, colpire, insomma il pomeriggio è dedicato al mio vero lavoro: come diceva Amanda Sandrelli in “Non ci resta che piangere”: “ pro’are… pro’are…pro’are…” ed io oggi dico “tagliare…tagliare…tagliare…”.

p.s.: ricomincia a leggere dall’inizio e vai avanti per 7 volte, poi arriva a 365 volte … così passano i giorni, le settimane, gli anni…….

MOSTRI ORGANIZZATIVI ED ALTRE STORIE

La gestione della sicurezza sul luogo di lavoro è compito primario del datore di lavoro. In Regione Toscana (ente, ovviamente) il datore di lavoro è individuato nella figura del direttore generale del Personale dott. Carla Donati, che svolge questa funzione attraverso un sistema di gestione della sicurezza (SGSL) che prevede l’attribuzione di alcune deleghe ai dirigenti, tra queste l’implementazione dei dati relativi ai luoghi di lavoro e alle mansioni svolte da ciascun dipendente. Tale sistema prevedeva che la prima implementazione dei dati da parte dei dirigenti avvenisse entro il 31 Luglio.

Si legge nella Intranet:

“A tal fine si richiede di eseguire entro luglio 2012, le seguenti operazioni sul Sistema di Gestione della Sicurezza sui Luoghi di Lavoro (SGSL)…….. 1.inserimento del luogo di lavoro per il personale assegnato  2.controllo e validazione delle mansioni assegnate al personale assegnato. Per quanto riguarda il punto 1), terminata la fase relativa al primo inserimento, il sistema di Identity Management (IDM) di Regione Toscana invierà una mail a ciascuno dirigente, notificando le modifiche che riguardano ogni dirigente relativamente all’assegnazione organica e funzionale del dipendente, in modo che il dirigente possa aggiornare più velocemente la localizzazione del personale assegnato. Sarà cura dei dirigenti modificare il dato nel caso cambi il luogo di lavoro pur rimanendo invariata l’assegnazione del dipendente.
Sempre entro luglio 2012 è necessario – anche e soprattutto a seguito del corso di formazione appena svolto dai dirigenti – di individuare, preferibilmente tra le Posizioni Organizzative, eventuali Preposti,* segnalando alla segreteria del Direttore Generale della DG Organizzazione i relativi nominativi; seguirà poi comunicazione del Direttore Generale agli interessati.”

Ci domandiamo, come mai ancora i dirigenti non hanno ancora eseguito?

Come mai si è sostanzialmente dovuto stilare un mansionario (solo relativamente ai profili di rischio?) senza tener conto dei profili individuali, delle famiglie professionali e dei cosiddetti profili di ruolo così vanamente studiati e messi inutilmente in piedi da pochissimo tempo da questa amministrazione?

Come mai l’individuazione delle mansioni viene effettuata solo dai dirigenti e da essi attribuita senza alcuna partecipazione dei soggetti interessati?

Come mai l’attribuzione di mansioni non tiene conto dei profili di responsabilità correlati?

Come mai qualcuno suggerisce di individuare nelle p.o. i cosiddetti preposti?

Come mai certe sovrastrutture organizzative (e ci riferiamo al sistema dei profili professionali) si rivelano ogni volta inutili e dannose e spesso servono solo a giustificare incarichi di studio e ricerca, sprechi di denaro e risorse, perdite infinite di tempo sia per chi le progetta che per chi le deve poi mettere in pratica? O queste fantasie organizzative servono soltanto a giustificare l’attività  di certi dirigenti?

Non comincia forse da qui la spending review?

Smettiamola una volta per tutte di creare mostri organizzativi.

Il nuovo sistema di valutazione: un altro mostro che ha verificato la sostanziale attendibilità  del precedente sistema, che la prassi aveva notevolmente semplificato rispetto alla sua prima farraginosa applicazione.

Ma non basta, il nuovo sistema prolunga i tempi di formazione del processo in modo inaccettabile: di fatto il piano di lavoro arriva (si fa per dire) nei settori a Luglio ed ovviamente rende sempre più distante la pianificazione dell’attività  dalla sua reale applicazione. Ma lo dobbiamo sorbire, dobbiamo anche sorbirci 2 (diciamo 2) O.I.V. (che non sono l’OVRA del regime ma sicuramente due organismi inutili e costosi),che servono soltanto per apparire al mondo “certificati”.

Insomma, un po’ di dignità Smettiamola con le elucubrazioni, con le perdite di ore di lavoro, con le perdite di credibilità, torniamo ad essere semplici e “SOBRI” (nel senso di Monti o nel senso di non fare uso di alcolici?).

Vorremmo che la Giunta non provasse ad alzare la barra e non introducesse altri mostri organizzativi che non producono altro che inutili spese e vorremmo non leggere più testi come questo che segue tratto dalla “Relazione 2011 sulla qualità della prestazione”:

“Uno dei maggiori fattori di criticità riscontrati nel corso dell’esercizio 2011 è rappresentato dal basso grado di “sfidabilità ” e qualificazione degli obiettivi definiti dall’intero sistema, in conseguenza di una logica che vede la programmazione dell’attività amministrativa e la sua rendicontazione come essenzialmente legata al sistema premiante/incentivante, snaturandone, di fatto, il suo significato più proprio di strumento fondamentale per la crescita organizzativa e personale. Urge, quindi, compiere un “balzo” culturale che consenta di superare tale vista “limitata” recuperando, anche tramite gli interventi correttivi illustrati di seguito, il vero significato dell’attività di programmazione e rendicontazione.  Per ciò che attiene alla definizione degli indicatori lo sforzo da compiere, coerentemente con i contenuti delle deliberazioni di Giunta Regionale n. 518/2011 che disciplina il sistema di valutazione delle prestazioni dei Direttori Generali e dell’Avvocato Generale e n. 314/2012 che approva il Piano della Qualità della  Prestazione Organizzativa 2012, è quello di individuare indicatori utili a rappresentare i miglioramenti e i risultati ottenuti (da esprimere in termini di numero/numero per garantire la confrontabilità  spaziale e temporale) evitando il proliferare di indicatori non rappresentativi del valore aggiunto creato. Ciò a motivo del fatto che la definizione di indicatori non adeguati e/o volti a  appresentare la situazione relativa ai carichi di lavoro sopportati dalle strutture organizzative contribuiscono fortemente ad inficiare i risultati ottenuti “appiattendo” verso l’alto (in modo, sostanzialmente, indifferenziato) le conseguenti valutazioni circa il conseguimento degli obiettivi. Le maggiori criticità in tale senso riscontrate, nel corso del 2011, sono le seguenti: 

– presenza di pochi indicatori in “senso stretto” (numeratore/denominatore);

assenza di indicatori di outcome;

assenza di indicatori di carattere pluriennale (utili per misurare il raggiungimento della priorità  programmatica e degli obiettivi strategici);

presenza di indicatori poco sfidanti basati sull’attività  ordinaria.

Stante quanto precede, nel corso del 2012 risultano in corso di effettuazione i seguenti interventi “correttivi”:

“ritaratura” degli indicatori presenti nei vari Piani di Direzione Generale e loro ridefinizione in modo da renderli quanto più significativi possibile (nel senso sopra illustrato);

definizione di un set di indicatori di outcome (almeno uno per ogni obiettivo strategico, come previsto dalla deliberazione di Giunta Regionale n. 314/2012), anche a carattere pluriennale, da utilizzare in via sperimentale sul 2012, per monitorare l’andamento del grado di conseguimento degli obiettivi strategici;

incontri dedicati e collettivi, rivolti all’intera dirigenza regionale, con lo scopo di ottenere una maggiore sensibilizzazione sull’argomento (la conduzione degli incontri è affidata ai membri dell’Organismo Indipendente di Valutazione e a esperti di chiara fama in materia)”.

LA NOSTRA RISPOSTA AGLI INDICATORI DI OUTCOME E’:

MENSE SUBITO! TICKET A 7.20 SUBITO!

TAGLIO IMMEDIATO ALLE SPESE DELLA POLITICA REGIONALE!

Ehi! Alza la barra più in alto, così non tutti ce la fanno a saltare!

In una delibera  sulle valutazioni ci sono scritte tante cose, ma questa merita una particolare attenzione per la gravità delle affermazioni:

“Ritenuto, infine, opportuno prevedere, entro il Piano della Qualità della Prestazione Organizzativa 2013, una migliore definizione degli obiettivi conferendo agli stessi caratteristiche di maggiore “sfidabilità” e qualificazione e producendo, di contro, un minore appiattimento dei risultati ed una maggiore differenziazione nei punteggi valutativi agendo…”

Tradotto in italiano: gli obiettivi devono essere più difficili da raggiungere, altrimenti c’è il rischio che li raggiungano tutti. E in questo caso la regione dovrebbe pagare a tutti la stessa quota di produttività, senza differenziare.

Lo scopo quindi non è fare in modo che tutti i lavoratori diano il meglio di sé perché a priori si decide che non sarà possibile che tutti lavorino bene, semplicemente perché differenziare serve alla spending review, in altri termini a non cercare risparmi sui costi della casta politica, ma sui lavoratori a reddito più basso. La vicenda dell’appalto per i servizi di portierato è l’esempio più vergognoso, ma sulla stessa lunghezza d’onda viaggiano i provvedimenti che colpiscono i lavoratori della regione, sia nel reddito sia nella dignità. Da tutto questo deriva che il compito della regione non sarebbe quello che tutti lavorino al meglio e diano il miglior contributo a loro possibile perché se questo succede, bisogna alzare il livello delle richieste. Una carota che solo pochi devono arrivare a mangiare, correndo tutti però.

L’obiettivo ovvio è ridurre le spese, non quelle assurde di politici e dirigenti strapagati, né quelle derivanti dall’assunzione o dagli incarichi a persone che fanno carriera per affiliazioni politiche e che ogni volta che risolvono un problema ne fanno nascere altri 100.

Ne deriva un cortocircuito che sfiora l’assurdo e i padroni delle ferriere sembrano dire: “se tutti lavorano bene alziamo le richieste, così li possiamo pagare complessivamente di meno, ‘sti lavoratori. Poi differenziando, eliminiamo pericolose e costose solidarietà, perché “mors tua vita mea”, non unisce, ma ovviamente divide. E se per caso tutti riuscissero ad ottenere i risultati voluti, basta alzare ancora le richieste, a un certo punto tutti cedono, tutti hanno un limite!”

La scelta di risparmiare sui redditi dei dipendenti in modo artificiale e mirato si contrappone al rifiuto di ridurre i privilegi di quella che ormai sempre più persone definiscono la casta dei politici, per quei tagli può bastare l’annuncio mentre per i fatti si può attendere. Intanto viaggi, diarie, buffet, tablet, auto di servizio, maxi-  stipendi, portaborse senza concorso…., incarichi e consulenze e carriere per gli amici e parenti…a spese della collettività. E con risultati di bassissima qualità, lasciatelo dire a noi lavoratori che li vediamo in azione!

Arrivano momenti della storia e della vita in cui bisogna dire no: per dignità, non per odio.

Marvi Maggio per i Delegati Cobas RSU Regione Toscana