non si difende qualsiasi lavoro

Non si difende qualsiasi lavoro

 Possiamo affrontare il tema del lavoro in modo diverso? Possiamo dire chiaramente che non si difende qualsiasi lavoro? Che non possiamo proteggere la produzione di armi o la produzione di morte come avviene ad esempio a Taranto? È giunto il momento di smettere di produrre “ciò che produce profitto” per dedicarci a ciò che “serve collettivamente per vivere,” spiega Marvi Maggio. “Il tempo liberato dal lavoro è il criterio per capire quanto si stia andando nella direzione della trasformazione sociale…”. I soldi? “Ci sono e vanno dirottati dalle guerre e dagli sgravi alle imprese…”
pubblicato su Comune Info: continua a leggere seguendo il link:
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dove sta il risparmio?

Da 130.000 a 147.000: dove sta il risparmio?

C’è una nota stonata in tutto questo rigore sui conti per quanto riguarda i dipendenti: tutto deve stare al di sotto del tetto, ma a volte questo tetto non appare così insormontabile.

La DGR 706 del 1 luglio 2015 stabiliva che il trattamento economico del direttore generale fosse determinato in 170.000 euro lordi annui e quello dei direttori in 130.000 euro lordi annui.

In un comunicato del 13 luglio 2015 intitolato “la Regione si riorganizza, ecco le nuove direzioni. Scompare il premio di risultato” la regione vantava, con la solita veemenza trionfalistica, i risparmi ottenuti con il nuovo assetto: non più premi di risultato per i direttori, ma uno stipendio lordo annuo (al netto degli oneri riflessi, quindi ci costano ben di più) di 170.000 per il direttore generale mentre i 13 (in realtà oggi 14 con l’avvocatura generale) direttori percepiranno 130.000 euro (anche in questo caso annue lorde, al netto degli oneri riflessi), non un euro di più. Il comunicato sottolineava infatti che non saranno più previsti compensi per i risultati conseguiti: “i direttori continueranno a essere valutati rispetto agli obiettivi annuali assegnati, ma il lavoro svolto bene non comporterà alcun premio. In caso di valutazione negativa decadranno dall’incarico”. (Avete visto mai?).

Ma con DGR 82 del 29/1/2018 si “ridetermina” quanto statuito dalla DGR 706 del 1 luglio 2015 e si stabilisce che il trattamento economico annuo onnicomprensivo relativo all’incarico di direttore della Direzione Diritti di cittadinanza e coesione sociale non è più 130.000 (che già sembravano eccessive) ma 147.000 euro lordi annui, al netto degli oneri riflessi.

Con decreto del presidente n.19 del 30 gennaio 2018 poi, il presidente nomina Monica Calamai come direttrice della direzione Diritti di cittadinanza e coesione sociale. Il dispositivo delle delibera dà atto che all’avviso di selezione pubblica per titoli sono state presentate 4 candidature e che si è svolta una istruttoria e un colloquio con i candidati finalizzato a valutare professionalità e la concreta idoneità. Calamai era Direttrice generale presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria di Careggi. Lo stesso giorno Monica Piovi, la precedente direttrice della direzione Diritti di cittadinanza, è nominata direttore generale ESTAR con decreto del presidente della giunta regionale n.18 del 30 gennaio 2018.

Va detto per inciso che ogni volta che abbiamo posto questioni relative a un aumento di retribuzione per i lavoratori della regione toscana, in termini di progressioni orizzontali, di progressioni verticali (tali da riconoscere il lavoro più elevato già svolto), di aumento del fondo del salario accessorio, ci è stato detto, con la solita veemenza: MA NON CI SONO I SOLDI!!! oppure “dobbiamo rispettare il tetto!”.

Abbiamo detto: “ma con i nuovi compiti assunti con la riorganizzazione si potrebbe aumentare il fondo del salario accessorio”, “NON SI PUO’”, risponde la regione. Sulla “armonizzazione fra trattamenti accessori del personale regionale ex provinciale e regionale abbiamo ottenuto un assicurazione da Bugli che la regione intende coprire il gap, ma noi chiediamo oltre al riequilibrio (che è questione di giustizia imprescindibile) anche progressioni orizzontali per tutti: regionali storici ed ex provinciali e su questo una risposta positiva va pretesa.

I soldi ci sono, solo che si usano per finanziare altre imprese, non si utilizzano per retribuire in modo congruo i lavoratori. Tutto aumenta, ma non le nostre retribuzioni. Le Posizioni Organizzative non sono una progressione di carriera, ma fanno la differenza, tuttavia solo una esigua minoranza vi ha accesso. E almeno fossimo trattati con rispetto, invece le grida d’allarme che riceviamo da parte dei lavoratori raccontano un’altra storia.

Tutto a posto?

Sarebbe meglio alzare la testa!

Marvi Maggio – Cobas Regione Toscana

appello per le elezioni RSU nel pubblico impiego


COBAS Pubblico Impiego
aderente alla Confederazione COBAS
viale Manzoni 55 – 00185 ROMA Tel. 0677591926 Fax 0677206060
email: pubblicoimpiego@cobas.it sito: http://pubblicoimpiego.cobas.it/

Dal 17 al 19 aprile 2018 le elezioni RSU nel Pubblico Impiego
PERCHÉ I COBAS PARTECIPANO ALLE ELEZIONI E PERCHÉ SONO FONDAMENTALI LE CANDIDATURE, LA PARTECIPAZIONE E I VOTI DI TUTTI/E I LAVORATORI/TRICI.

Il 17-18-19 aprile 2018 si svolgeranno in tutti i posti di lavoro del Pubblico Impiego le elezioni delle Rappresentanze Sindacali Unitarie (RSU), mentre le liste andranno presentate dal 14 febbraio al 9 marzo.

Perché presentare liste Cobas e quali sono i compiti delle RSU?

Le elezioni Rsu arrivano dopo il rinnovo nella pubblica amministrazione del contratto Funzioni Centrali (a seguire ci saranno gli altri), siglato come merce di scambio sull’altare delle elezioni politiche del 4 marzo, con decorrenza 2016 – 2018 ovvero con un buco di ben 6 anni (da gennaio 2010 a gennaio 2016), senza arretrati economici per quel periodo, con aumenti assolutamente ridicoli, autentiche briciole salariali che non andranno a recuperare minimamente l’inflazione pregressa, senza sanare la piaga imperante del mansionismo e dell’ordinamento professionale e inasprendo ancor di più le norme giuridiche e disciplinari. A questo aggiungiamo le malefatte della spending review, del Jobs Act, il perpetuarsi della restrizione dei diritti sindacali per le organizzazioni non omologate, il permanere dei patti di stabilità negli enti locali, e nessuna certezza riguardo la stabilizzazione dei precari.
Da diversi anni a questa parte il lavoro pubblico e la pubblica amministrazione sono diventati il salvadanaio del Governo di turno che ha operato tagli ai servizi, al personale, alle retribuzioni, annullando qualsiasi possibilità di carriera, bloccando progressioni orizzontali e avanzamenti di fascia economica.
Ora l’attuale Governo e prevedibilmente Il prossimo proseguirà a tappe forzate verso nuove e massicce esternalizzazioni, il progressivo demansionamento del personale, la mobilità obbligatoria, gli esuberi in diverse amministrazioni, negli appalti, nelle società partecipate e continuerà il taglio e accorpamento forsennato di tribunali, uffici delle Agenzie Fiscali e ministeriali, ospedali, presidi sanitari, enti, piccoli comuni. Ci hanno raccontato in passato, col taglio/ridimensionamento delle
Province, tramutate in parte in Città Metropolitane, e delle Camere di Commercio, che essi erano inutili carrozzoni, ora si è scoperto non solo la loro utilità ma anche i costi reali che incidono in misura irrisoria sulla spesa pubblica, senza parlare dei benefici per la cittadinanza, per i servizi e le stesse aziende.
Senza parlare del malaffare, della corruzione, che ormai attraversano tutti gli apparati statali e tutta la classe politica/istituzionale e servono solo a drenare risorse che vengono sfilate tranquillamente dalle tasche dei lavoratori e dei cittadini.
Le elezioni Rsu avvengono in questo clima di attacco ai lavoratori pubblici e non solo e al loro potere di acquisto e di contrattazione e i Cobas, sono stati un argine presente e tignoso alla deriva autoritaria dei provvedimenti governativi, sino all’ultimo sciopero nazionale del 10 Novembre scorso. In questi anni, dove sono state presentate liste Cobas nel pubblico impiego, siamo riusciti a contenere alcuni attacchi costruendo una cultura di resistenza e di contrasto, una pratica quotidiana di opposizione dentro e fuori le Rsu. Le Rsu sono state uno strumento che negli anni hanno ridotto all’impotenza il dissenso di chi non è allineato ma restano il solo strumento, in assenza di una vera democrazia sindacale, per partecipare alle trattative, per fare le assemblee, per relazionarci quotidianamente con colleghi/e, per avere una voce obiettiva e di opposizione nelle varie amministrazioni.
Con i Cobas in Rsu è più facile sottrarsi al ricatto del meno peggio, in nome del quale si impongono contratti decentrati a perdere, privatizzando servizi sanitari e sociali ed è una risposta concreta, per rivendicare diritti e salario, per il rispetto delle regole, spesso violate da dirigenti manager, impegnandosi a rilanciare la democrazia sindacale con particolare riferimento al diritto di assemblea e a garantire un rapporto continuo con i lavoratori/trici, per una adeguata circolazione dell’informazione, garantendo trasparenza ed equità nella gestione dei fondi del salario accessorio. Le RSU Cobas non sono obbligate a sottoscrivere accordi decentrati che determinano perdita di salario e di diritti per la stragrande maggioranza dei dipendenti e pur facendosi carico della risoluzione di ogni vertenza individuale, devono sollecitare la più ampia partecipazione alla difesa dei diritti dei suoi protagonisti, puntando ad alimentare vertenze coinvolgenti. Va tenuto presente, infine, che i voti ottenuti dalle singole organizzazioni sindacali alle elezioni delle RSU sono anche il meccanismo con il quale si misura la Rappresentatività Sindacale Nazionale che norme antidemocratiche prevedono sia raggiunta solo se si ottiene la media del 5% tra iscritti all’organizzazione ed i voti ottenuti alle elezioni delle singole RSU. Le elezioni, ovviamente, avvantaggiano le organizzazioni che hanno la piena agibilità sindacale, mezzi, strutture, sindacalisti di mestiere, e la possibilità di effettuare assemblee in tutti i luoghi di lavoro. Noi chiediamo da sempre che la rappresentatività nazionale si ottenga attraverso una elezione su liste nazionali, che possano essere votate da qualsiasi lavoratore/trice, anche se non si ha una candidatura del sindacato preferito per la RSU del proprio ufficio/ospedale. Abbiamo sempre chiesto che ci siano due schede elettorali, una per la RSU di posto di lavoro e una per stabilire quali sindacati hanno il maggior consenso ai fini della rappresentatività nazionale. Ma ancora una volta governi e sindacati monopolisti impediscono questa soluzione democratica: e dunque presentare il maggior numero di liste e ottenere il maggior numero di voti è anche un modo per cercare di raggiungere la rappresentatività nazionale per i Cobas.
La candidatura con i Cobas alle RSU, significa frapporre un ostacolo decisivo alle attuali amministrazioni pubbliche che tendono ad infierire con chi è isolato, senza difese, organizzazione, competenze sindacali; il dirigente autoritario ci pensa cento volte ad attaccare frontalmente chi invece ha alle spalle un’organizzazione combattiva, rispettata anche dai suoi avversari per la coerenza, la trasparenza, la distanza da ogni potere politico o economico e per il lavoro volontario svolto dai suoi rappresentanti che mettono a disposizione il proprio tempo libero dal lavoro. Per tutte queste ragioni, dunque, l’invito a tutti/e è di candidarsi nelle liste Cobas – in modo che si possa agire nel più gran numero di uffici ed enti – di sostenerle, propagandarle con i mezzi a disposizione, e ovviamente di votarle e farle votare.
CANDIDATI, SOSTIENI, PRESENTA E VOTA LE LISTE COBAS nel PUBBLICO IMPIEGO !

Appello per le elezioni RSU nel Pubblico Impiego

Regione Toscana, facciamo il punto, sì, bocciata!

Marvi Maggio

Nel 2015 è entrata in attività la nuova RSU (rappresentanza sindacale unitaria) dei lavoratori della Regione Toscana, che è eletta dai lavoratori ogni tre anni circa, le prossime elezioni sono previste entro il 20 aprile 2018. Ma siamo entrati in funzione proprio in concomitanza con l’inizio della legislatura regionale 2015-2020. Loro, la giunta della Regione Toscana, fanno il punto, a metà legislatura, noi lavoratori del comparto della Regione Toscana (non dirigenti e non direttori) facciamo il nostro.

continua a leggere seguendo il link:

http://www.perunaltracitta.org/2018/01/05/regione-toscana-facciamo-punto-si-bocciata/

Cobas PI: siglato un pessimo contratto

E’ stato firmato il contratto delle Funzioni centrali (Ministeri, Agenzie fiscali, Enti pubblici non economici) che è considerato il contratto che detterà la linea anche per gli altri comparti: sanità, scuola ed enti locali.

Il nostro sarà il contratto del comparto delle funzioni locali, (ex comparto Regioni-autonomie locali) e secondo i programmi governativi dovrebbe essere siglato entro le elezioni politiche del marzo 2018.

Qui sotto trovate un comunicato del Cobas Pubblico Impiego.

Intanto, auguri di buon anno nuovo a tutti i lavoratori! Per via del solito inarrestabile pessimismo dell’intelligenza e ottimismo della volontà…

Marvi Maggio – Cobas Regione Toscana

Siglato un pessimo Contratto Funzioni Centrali.

Cobas Pubblico Impiego

24/12/2017 18:51

Come nelle vicende degli ultimi anni, con contratti siglati ad agosto o sotto Natale, anche quello delle Funzioni Centrali, contratto che riguarda il personale dei Ministeri, Agenzie Fiscali, Enti Pubblici non Economici ed altri, è rientrato in questa perversa tradizione di essere sottoscritto in un periodo dormiente o festaiolo, anzi addirittura di notte.

Con l’aggiunta della sua lungimirante funzione di “calmierare” gli animi con un piatto di lenticchie di pochi euro, in vista delle prossime elezioni politiche di marzo 2018.

Questo contratto, che farà da apripista a tutti gli altri del pubblico impiego, è scaduto addirittura a dicembre 2009 ed è stato rinnovato con decorrenza 2016 – 2018 ovvero con un buco di ben 6 anni (da gennaio 2010 a gennaio 2016), senza arretrati economici e “benefici” contrattuali per quel periodo, quando invece i lavoratori hanno perso migliaia di euro di mancato recupero salariale.

Contratto che prevede aumenti economici che oscillano dai 63 euro del livello più basso ai 117 euro mensili lordi di quello più alto, a regime a marzo 2018, ovvero autentiche briciole salariali che non recuperano minimamente l’inflazione pregressa. La pochezza economica del contratto viene al contempo mascherata dall’introduzione del welfare integrativo.

La questione ordinamento professionale viene demandato al lavoro di una “Commissione paritetica sui sistemi di classificazione professionale” che chissà quando e cosa partorirà, derubricando ancora una volta il problema del mansionismo del personale sottopagato, della prima e seconda area. E inoltre c’è un ulteriore peggioramento delle norme disciplinari, frutto del clima antifannullone statale, che ormai pervade la stampa e i mass media, peggioramento che riguarda anche la normativa su permessi per visite mediche ed esami diagnostici. E infine rimane incontrastato il sistema di valutazione del lavoratore pubblico, anche se non fa più riferimento alla riforma Brunetta.

Farneticanti i dispacci entusiasti dei sindacati firmatari che rivendicano il grande risultato del mantenimento dell’orario di lavoro a 36 ore e dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori per i dipendenti pubblici.

Nelle assemblee/consultazioni dei prossimi giorni diamo una risposta compatta con un grande NO a questo contratto, abbandoniamo una buona volta questi sindacati gialli e voltagabbana e prepariamoci per le prossime elezioni RSU per un cambio radicale nel voto e nella scelta dei rappresentanti/organizzazioni sindacali.

per leggere il contratto Funzioni centrali segui il link:

http://pubblicoimpiego.cobas.it/pubblicoimpiego/NOTIZIE/Siglato-un-pessimo-Contratto-Funzioni-Centrali

facciamo il punto a metà legislatura regionale

Facciamo il punto, sì…Bocciati!!!

Nel 2015 è entrata in attività la nuova RSU, che è eletta dai lavoratori ogni tre anni circa, le prossime elezioni sono previste entro il 20 aprile 2018.
Ma siamo entrati in funzione proprio in concomitanza con l’inizio della legislatura 2015-2020.
Loro fanno il punto, a metà legislatura, noi facciamo il nostro.

Il fondo

Nel 2015 abbiamo subito chiesto progressioni orizzontali per tutti, per incrementare in modo stabile e non condizionale il nostro stipendio: in modo cioè da aumentare la parte stabile che deve essere pagata automaticamente e non sottoposta alle valutazioni. Abbiamo anche pensato a modi per aumentare gli stipendi di quelli che avevano già ottenuto l’ultima progressione possibile (gli apicali di ogni categoria). Contavamo sulle risorse liberate con gli esuberi e sul fatto che nel 2015 non “dovrà procedersi alla decurtazione dell’ammontare delle risorse per il trattamento accessorio in relazione all’eventuale riduzione del personale in servizio” (Circolare del Ministero dell’Economia e delle Finanze n.20 del 8/5/2015). Secondo i nostri calcoli si trattava di 2.295.000 euro disponibili in relazione ai pensionamenti del comparto. Ma contavamo anche sulla possibilità di ottenere una quota di quanto liberato dagli esuberi dei dirigenti (circa 4.000.000 di euro). La RSU proponeva, con la piattaforma unitaria del 2015, di firmare un nuovo contratto decentrato integrativo finanziato con il mantenimento sul fondo delle risorse del salario accessorio relative ai pensionamento e agli esuberi, cosa possibile grazie al fatto che dal 2015 non era necessario tagliare il fondo in relazione ai pensionamenti. Chiedevamo poi che le PO fossero assegnate attraverso procedure trasparenti e non discrezionali; che la mobilità rispondesse alle esigenze dei lavoratori; e chiedevamo anche, pensate un po’ il “miglioramento della gestione organizzativa del rapporto di lavoro”. La regione ha detto no, malgrado le nutritissime assemblee e presidi dei lavoratori, rendendo così esplicito che la democrazia non abita negli uffici regionali, e a decidere è una minoranza di privilegiati super-pagati che non sembra proprio abbiano il senso della giustizia.

E’ noto che le progressioni orizzontali le hanno fatte quasi dappertutto, ma qui in Regione Toscana no, perché i soldi li hanno usati non per migliorare la situazione di tutti e quindi della maggioranza, ma per irrigidire la struttura gerarchica pesantemente influenzata dallo spoil system. Un sistema inefficiente malgrado tutti i reiterati auto-elogi che d’altra parte caratterizzano tutti i regimi poco o per niente democratici, un sistema che non premia quasi mai le capacità e le conoscenze, ma sempre le appartenenze e le tessere di partito.

Nel contempo mentre nell’accordo di previsione per le risorse decentrate per il 2016 il taglio in conseguenza degli esuberi era di 664.002 euro (per i regionali cui non si applica la lr22/2015), nell’accordo definitivo il taglio è diventato di 1.314.129 con l’effetto (conseguente al fatto che il 2016 è l’anno di riferimento come tetto da non superare nel 2017) che nel preventivo del 2017 si taglino altri 1.227.209 euro. Un taglio di 2.541338 che è inaccettabile perché questi soldi sono dei lavoratori. Va detto che per il 2016 il taglio in relazione ai pensionamenti era previsto, ma non lo è più per il 2017. La RSU ritiene che il taglio di 664.002 sia quello corretto e non quello di 1.314.129. In sede di accordo sull’utilizzo del fondo 2016 delle risorse decentrate (8 giugno 2017) l’amministrazione ha preso l’impegno di verificare se il taglio proposto in sede preventiva fosse corretto attraverso un apposito quesito “da presentare nelle opportune sedi istituzionali”. Non ci risulta che sia stato inviato.

Eguaglianza di reddito

Con l’ingresso dei colleghi ex provinciali sarebbe stato scontato per chiunque di buon senso che avessero da subito un reddito equivalente al nostro, di regionali storici. Mi riferisco al salario accessorio ovviamente, perché i tabellari sono gli stessi. Invece no: fondi separati, nessuna risorsa aggiuntiva. Addirittura quando i fondi si unificheranno perché avremo il contratto collettivo nazionale e potremo procedere a quello decentrato, c’è il rischio che si divida fra più bocche da sfamare lo stesso magro raccolto. L’amministrazione tempo fa ci ha comunicato che avrebbe chiesto con forza allo stato di mettere a disposizione le risorse necessarie, ma se lo stato non lo farà, noi abbiamo la Regione Toscana come datore di lavoro e sono loro a dover risolvere una situazione inaccettabile: redditi diversi fra lavoratori che stanno fianco a fianco. E notate bene, qui siamo stati ridotti a difendere prima di tutto il reddito esistente e quindi chiedere aumenti diventa più lontano (ma noi non smettiamo di chiederli). D’altra parte una volta creata la separazione fra dirigenza e comparto, è lo scopo di chi comanda (le alte gerarchie regionali politiche e tecniche) proteggere il proprio reddito (lauto) a scapito del nostro. In scala minore ma lo stile è Marchionne.

Molti lavoratori ex provinciali ci hanno informati che qui in regione hanno avuto una quota di salario accessorio inferiore a quella che avevano in provincia, e alla fine abbiamo scoperto che ci sono ben 300.000 euro di residui dei fondi ex province che però la regione non vuole distribuire, malgrado le reiterate richieste.

Nel frattempo il telelavoro, che è una modalità di lavoro che non toglie nulla alla qualità del lavoro che viene erogato, a causa del nuovo disciplinare è diventata una possibilità a cui riesce ad accedere solo chi ha criteri di precedenza, ma non basta: bisogna che il proprio dirigente riconosca che il lavoro è telelavorabile. Ma la telelavorabilità è un dato oggettivo e non discrezionale. Come è possibile quindi che lavori che sono stati telelavorabili per anni non lo sono più perché il dirigente è cambiato? Forse perché il feudalesimo non richiede giustificazione: è potere che deriva da dio, e quindi…Forse l’unica cosa positiva della legge Madia è prevedere che ALMENO il 10% del personale di ogni ente possa lavorare in telelavoro se lo desidera. Va da sé chiedere che la regione si metta in regola.

Aggiungiamo poi che malgrado il nostro sia un lavoro stabile e sicuro, riescono a non pagare il tempo di viaggio (che diventa tempo di vita proprio, offerto gratuitamente al datore di lavoro), ma badate bene, ci sono le eccezioni, ovvio, come per i giornalisti e gli autisti, certo loro viaggiano per lavoro, ma noi viaggiamo per il nostro divertimento o per andare a riunioni o sopralluoghi per conto della regione? Orari notturni sono pagati come se fossero diurni, se pure fosse legale, è senza dubbio infame.

Anti incendio boschivo, centro funzionale regionale (settore idrologico regionale), scuola cani guida, sismica, addetti alla sorveglianza  ed alla custodia delle opere idrauliche, in modi differenti ma simili hanno chiesto sostegno alla RSU per ottenere l’applicazione di regole che facilitino il lavoro invece di ostacolarlo e un pagamento congruo per il lavoro disagiato e di alta responsabilità che svolgono. La regione deve tirare fuori i soldi per pagare il lavoro che viene svolto. E assumere lavoratori quando mancano. Punto e basta. “Sciur padrun da li beli braghi bianchi fora li palanchi”…come diceva una bella canzone di protesta.

E poi: abbiamo una ottantina di tempi determinati che aspettano la stabilizzazione di cui hanno diritto, perché lavorano qui da anni e anni e con risultati sempre molto positivi. E sono stati assunti a tempo determinato in base a procedure selettive o a concorsi pubblici. La regione non può affermare di non avere risorse, non è accettabile. Potrebbe iniziare ad assumere stabilmente questi lavoratori invece di chiedere alle imprese di farlo. Insomma inizi lei ad essere virtuosa sui diritti dei lavoratori invece di chiederlo agli altri. Tra l’altro sarebbe anche meno costoso, visti gli enormi sgravi fiscali alle imprese e i miliardi di euro devoluti alle imprese il cui scopo è il proprio profitto e non certo i diritti dei lavoratori o contrastare la disoccupazione.

Finiamo con la sventata ipotesi di controllare i lavoratori nelle loro esigenze primarie attraverso timbrature per bere un caffè o un bicchiere di acqua ad un bar interno. In questo caso alla fine, dopo mesi di discussioni, hanno preso la decisione giusta. Ascoltare il nostro punto di vista è il primo passo.

Facciamo il punto per questa metà legislatura regionale, dal punto di vista dei lavoratori (non dei raccomandati): bocciati, non avete superato la prova, svegliatevi se non volete essere licenziati (metaforicamente, non vi preoccupate). Un vero licenziamento è compito delle elezioni e della democrazia rappresentativa (da quella governamentale non c’è molto da aspettarsi).

Ma nel frattempo, suggeriamo un cambio di rotta e un cambio di passo.

Marvi Maggio – Cobas Regione Toscana

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