Archivi categoria: Qualità del lavoro

Assemblea! Assemblea!

Il 22 ottobre 2018 partecipate tutti all’Assemblea indetta dalla RSU dalle 10 alle 13 nel piazzale del complesso immobiliare regionale di via di Novoli a Firenze.

Tre ore di libertà (di discutere, bere caffè, acqua, bibite, tea, etc. perché noi non pensiamo che impedisca di parlare, pensare, discutere di questioni sindacali e politiche e lavorare) a cui è importante partecipare.

E’ un momento di scelte molto rilevanti relative alle regole sull’orario che ci riguardano e far sentire la nostra voce collettivamente è essenziale per imporre al datore di lavoro il rispetto di cui abbiamo diritto: siamo donne e uomini dotati di grande professionalità che offrono conoscenze e competenze e non siamo servi che strisciano davanti al padrone (notizia importante che non tutti sembrano conoscere: il feudalesimo è finito!).

La regione toscana ha un grosso vantaggio erariale e un grosso vantaggio di immagine con lavoratori come noi che in massima parte hanno un grado di istruzione e conoscenze maggiori di quelle che ci vengono retribuite e che tuttavia vengono sfruttate senza tanti problemi. Ma fino a che sfruttare non diventa reato, non tutti hanno un gran senso di giustizia.

Se qualcuno vuole restringere le nostre libertà basilari in un ottica bio-politica (cioè norme e disposizioni che intendono regolare la vita stessa delle persone) bisogna dire no, semplicemente no. Le nostre libertà sono il fondamento di un lavoro ben fatto, non certo un ostacolo.

Abbiamo autonomia organizzativa nel lavoro mostrato per esempio dal fatto che è previsto che siamo noi a chiedere al dirigente di approvare il servizio esterno o la missione (invece che sia il dirigente a chiederci di effettuarli), ma poi questa autonomia non è riconosciuta quando comporta necessariamente anche il riconoscimento del necessario grado di libertà.

Saint-Just nei discorsi sulle Istituzioni Repubblicane (1793) scrive giustamente che sono necessarie poche leggi e molte istituzioni, intese come configurazioni organizzate di relazioni sociali. La legge è una limitazione delle azioni mentre l’istituzione è un modello positivo di azione. Non abbiamo bisogno del proliferare di regole, imposte sempre alla parte bassa della società, mentre la parte alta semplicemente non le deve rispettare. Abbiamo bisogno di poche leggi (e quindi poche regole) e istituzioni che mostrino i comportamenti virtuosi: ed è la classe dirigente che deve dare l’esempio rispettando quelle stesse norme che intende applicare agli altri. Invece troppo spesso chi fa le regole non le deve rispettare perchè è fuori campo (per esempio non ha obbligo di orario né di timbrare). Forse è arrivato il momento di indignarci e di pretendere reciprocità.

Tutti all’assemblea! Viva la libertà!

Venite da Firenze e da tutta la toscana, usate le vostre ore di assemblea! E’ un diritto!

Marvi Maggio – COBAS Regione Toscana

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cobas sulla città invisibile: i fatti di Massa

Sull’uso dei fatti di Massa da parte della Regione Toscana per appesantire il controllo repressivo sui dipendenti

http://www.perunaltracitta.org/2018/09/22/sulluso-dei-fatti-di-massa-da-parte-della-regione-toscana-per-appesantire-il-controllo-repressivo-sui-dipendenti/

 

commento ai fatti di massa

Un lavoratore della Regione Toscana ci ha inviato questo contributo:

Si percepisce un grande avvilimento tra noi dipendenti della Regione..

Quello che è accaduto a Massa qualche giorno fa porta acqua al mulino di coloro che, ormai da molti anni e molti governi, trovano conveniente (soprattutto dal punto di vista elettorale) discreditare, senza alcun distinguo, i lavoratori del pubblico impiego.

Ci si può aspettare da polizia e carabinieri che, indagando per individuare ed accertare reati, si limitino a verificare se siano state infrante o no regole formali (ed è per loro irrilevante il contesto), agendo poi di conseguenza. Ma il presidente della Giunta Regionale, e gli organi dell’amministrazione dovrebbero essere almeno in grado di distinguere tra chi ha apportato un sostanziale danno – economico e di immagine – all’ente, reiterando comportamenti palesemente illegali, e chi, ogni tanto, ha interrotto il lavoro per prendere un caffè.

Il buon senso direbbe che l’interruzione del servizio per fare una pausa di pochi minuti dovrebbe essere ritenuta normale e tollerabile, come confermato anche in qualche sentenza, “perché permette di recuperare le energie psico-fisiche e favorisce un successivo migliore espletamento del servizio”.

Ma per l’amministrazione e la Giunta Regionale i dipendenti dell’ente sono una pletora di scansafatiche, e quindi l’unico modo di farli lavorare è applicare regolamenti carcerari: massimo controllo, nessuna pausa consentita, e, beninteso, anche i videoterminalisti – cui per legge spetta una pausa di 15 minuti ogni 2 ore di lavoro al computer – non si sognino di interrompere il lavoro, ma svolgano un’altra attività di servizio (per esempio, qualche bella telefonata di lavoro, una pulitina alla stanza etc.).

Nessuno sprazzo di buonsenso viene a mitigare la vocazione carceraria di amministrazione e Giunta: il bar interno di Novoli (interno per definizione e sostanza, dato che non è utilizzabile altro che dai dipendenti regionali e dagli eventuali ospiti ed è ubicato in una sede regionale) si trasforma miracolosamente in bar esterno, al quale vengono equiparate pure le macchinette erogatrici di bevande poste all’interno di molti sedi regionali, e si afferma con serietà che anche per prendere una consumazione all’interno della propria sede bisogna timbrare e chiedere permesso personale; contemporaneamente il concetto di sede di lavoro si restringe, ignorando le sedi di lavoro reali – quelle ufficiali e effettivamente risultanti all’INPS e all’INAIL – con il sogno di poter letteralmente e finalmente legare ogni dipendente alla stanza assegnatagli, costringendolo a timbrare – servizio esterno o permesso personale – ad ogni allontanamento dalla sua scrivania.

Il che apre inquietanti scenari per le pause pipì… Che regole di comportamento vorranno adottare Presidente, Giunta e amministrazione per i dipendenti incontinenti?

E che fare per le missioni? Se, nella riunione cui si è stati inviati a partecipare, gli organizzatori hanno previsto un coffee breack, certo quella pausa andrà assolutamente tolta dal tempo di lavoro!

E se nel corso del viaggio di andata o ritorno dal luogo della missione, mi faccio un caffè o un bicchier d’acqua, di sicuro devo dichiarare l’orario della pausa e detrarlo dal tempo di viaggio!

In mezzo a questo insensato sconquasso ci stanno i dirigenti, ai quali spetta, per legge, i controllo dei dipendenti loro assegnati. E di colpe ne hanno: prima tra tutte, l’aver accettato senza fare un plisset, né individualmente né tramite i loro sindacati, i provvedimenti organizzativi, che si sono succeduti in questi ultimi anni: per realizzare “l’eliminazione delle Province” (riforma renziana senza capo né coda che Rossi, più renziano di Renzi, ha voluto realizzare alla velocità della luce, incurante dei danni che ne sarebbero conseguiti), con le successive riorganizzazioni dei servizi relativi all’ambiente, alla formazione e istruzione e adesso, ciliegina sulla torta, la creazione del nuovo ente ARTI con la riorganizzazione, che il cielo ci aiuti (ed aiuti, soprattutto, che cerca lavoro in Toscana) dei centri per l’impiego.

Tutti i dipendenti della Regione Toscana, in special modo quelli che provengono dalla Province, sanno che disastro organizzativo è conseguito a questa epocale riforma. E lo sanno bene pure i dipendenti restati alle Province e alle Città metropolitane. Ma dai dirigenti, o meglio dalle loro organizzazioni sindacali, manco una parola di dubbio o un invito alla cautela: nessun dirigente ha mosso un dito per segnalare questa situazione che è sotto gli occhi di tutti. D’altronde, vengono pagati per realizzare quello che Presidente e Giunta decidono, e se non sono d’accordo devono essere pronti ad accettare le conseguenze. E evidentemente nessuno di loro ha voglia di rischiare manco un po’ del lauto premio di produttività annuale, i soldi son soldi.

Rossi e la sua Giunta fanno comunque un bel complimento anche ai dirigenti dell’ente: evidentemente, li ritengono incapaci (d’altronde, anche logisticamente, non li hanno certo facilitati) di organizzare davvero il lavoro, e di controllarne lo svolgimento e la qualità, nonostante le macchinosissime procedure di controllo e monitoraggio, di qualsiasi aspetto del lavoro, messe a loro disposizione (onerose in modo tale che una bella parte dei dipendenti regionali è costretta a passare buona parte del tempo ad alimentarle, questo sì che è produttivo!).

E allora, ecco i dirigenti ridotti a fare i carcerieri di dipendenti sparsi per tutta la regione: qualche dirigente può vantarsi di avere dipendenti allocati in ben 10 sedi diverse. In queste condizioni ci si chiede già come sarebbe possibile – in un ambiente di lavoro civile e “normale” – un serio coordinamento del lavoro da parte del dirigente; ma è ancora più difficile il controllo occhiuto dell’orario di tutti quei dipendenti fannulloni.

C’è solo da pregare che all’amministrazione, per alleviare i dirigenti dall’onere di controllare i galeotti, non venga in mente di assegnare il ruolo di secondini ai disgraziatissimi titolari di PO: ci avevano già provato, ma il fatto che anche nell’ultimo contratto di lavoro i poteri del datore di lavoro siano chiaramente assegnati solo ai dirigenti (che prendono uno stipendio degno di questa responsabilità) ha un pochino ostacolato il progetto. D’altronde, se si ha il controllo sui dipendenti, si ha anche la responsabilità in caso di mancato controllo, e la retribuzione delle PO non è proporzionata ai rischi.

Ma a nessuno, e a Rossi e compagnia in particolare, viene in mente che, forse, i dipendenti non sono una banda di oziosi perditempo (quelli che non sono proprio furfanti matricolati, certo): se qualche servizio sta ancora in piedi, se qualcosa continua a funzionare, sappiamo tutti che è grazie al lavoro – spesso fatto NONOSTANTE le regole vigenti definite dall’amministrazione e la ristrettezza dei mezzi finanziari e strumentali – svolto dalla maggior parte dei dipendenti: che cercano disperatamente di coordinarsi tra di loro, che inventano soluzioni creative per erogare meglio i servizi, che si prodigano verso il pubblico ben oltre quello che sarebbe loro dovere. E non so come mai, l’amministrazione, che è tanto attenta ai 5 minuti della pausa caffè, non si è mai presa la briga di calcolare quante ore in più, non pagate in alcun modo, tanti dipendenti fanno ogni mese oltre alle ore dovute…

E a nessuno viene in mente che, se adesso si ricomincia a parlare con forza di riassegnare al pubblico servizi essenziali – per esempio, la gestione degli acquedotti o le autostrade – e se la grande ubriacatura di “privato è bello” a tutti i costi sta facendo i conti con l’amara realtà (che privatizzare tutto arricchisce pochi senza portare ad un reale miglioramento dei servizi, che, però, costano di più), allora sarebbe il caso di smetterla di dare addosso ai dipendenti pubblici con la scusa dei “furbetti del cartellino” (oddio, questa definizione non si può più sentire…), esiguissima minoranza di una categoria di lavoratori che si prodiga, incurante degli stipendi fermi non ci ricordiamo più neppure da quanto tempo, decimati dal mancato turn over generazionale, con sempre meno risorse, finanziarie e strumentali a disposizione, resistendo implacabilmente a tutte le “riorganizzazioni” dissennate venute in mente a governanti nazionali e locali, a far funzionare almeno un minimo tutti i servizi degli enti locali, la scuola, la sanità, per menzionare solo alcuni settori.

E forse, adesso, anche tutti i sindacati di tutte le categorie del pubblico impiego dovrebbero riflettere su questo possibile cambiamento di filosofia, smettere di giocare solo in difesa, e rivendicare con orgoglio tutti i piccoli e grandi miracoli che in tanti enti, in tanti posti, in tutti i settori, tanti dipendenti pubblici riescono a fare quotidianamente al servizio dei cittadini.

un lavoratore della Regione Toscana

quando le parole non bastano ci vuole la lotta!

A VOLTE SI DEVE RIBADIRE CHE ESISTE UN CONFINE CHE NON PUÒ ESSERE OLTREPASSATO.

Quando le parole non bastano, quando la ragione non trova ascolto, è necessario dire NO in modo secco e deciso. Non si può esitare.

Esiste una soglia insuperabile, quella oltre la quale il “datore di lavoro” nega il rispetto e la dignità che è insita in ogni essere umano, in ogni lavoratore. Stiamo parlando del rispetto dell’umanità delle persone, qualcosa che esiste prima di ogni contratto. E’ la premessa di qualsiasi relazione sociale che non sia di alienazione e annichilimento della nostra umanità.

Nessuno può negare che un lavoratore è prima di tutto una persona, prima ancora di essere un lavoratore. E come tale ha un valore assoluto, non economico, un valore di esistenza, per il puro fatto di esistere, non per la sua utilità o tanto meno per la sua attitudine ad essere sfruttato (cioè sottopagato come siamo noi) e spremuto per gli interessi (economici e politici) di altri.

Quello che sta succedendo qui, la paura che serpeggia, non è un caso. I fatti di Massa vengono utilizzati esattamente per quello per cui le norme Madia (e quelle Bongiorno) sono state predisposte: umiliare i dipendenti pubblici, ridurli a bambini da punire e zittire, renderli ridicoli chiamandoli furbetti e fannulloni, impedire che siano i traini delle rivendicazioni per i diritti di tutti i lavoratori (in particolare di quelli con meno diritti), impedire che pretendano paghe adeguate al lavoro che fanno.

Il permesso personale di 36 ore serve per fare commissioni personali, non certo per assolvere a bisogni fisici come andare al bagno, bere acqua, mangiare una caramella o un panino e bere un caffè. Perché? Perché sono pratiche necessarie alla vita che richiedono pochi minuti, esattamente come alzarsi dalla sedia almeno ogni due ore perché il sangue circoli e sospendere il lavoro al computer. Ricordando che ogni due ore chi utilizza il computer deve interrompere per un quarto d’ora l’uso del videoterminale, certo può fare un altro lavoro, ma questo segna il fatto che non siamo macchine ma umani e che l’interruzione fa parte dell’orario di lavoro. Tuttavia proprio chi dovrebbe assicurarsi che siano prese queste precauzioni necessarie alla nostra salute si dimentica che non siamo macchine. E il rispetto se non viene riconosciuto va preteso.

Ognuno paghi per le sue colpe, non per quelle degli altri

I fatti di Massa, (i colleghi che sono accusati di non aver timbrato in modo corretto, innocenti fino a verifica di prova contraria), sono fatti specifici da analizzare nella loro specificità: prima di tutto la giustizia sommaria non è propria di uno stato di diritto. Quando i potenti hanno per caso un loro amico inquisito o rinviato a giudizio gridano contro il giustizialismo, chiedono garantismo. Nessuno lo fa per i dipendenti pubblici di cui si presume la colpevolezza. Esistono tre gradi di giudizio in Italia per quasi tutti i reati, proprio per poter valutare la consistenza e la credibilità delle accuse. E’ veramente incredibile che timbrare in modo scorretto sia uno dei pochi reati che prevede l’arresto. Quasi mai lo stupro, mai l’omicidio, derubricato a colposo, dei lavoratori sui posti di lavoro, mai l’evasione fiscale da 180 miliardi di euro all’anno (anzi si fanno condoni e pace fiscale).

A chi pensa che bere un caffè in un bar interno non sia da fare in orario di lavoro, che vorrebbe un lavoratore che non interrompe mai il suo lavoro, ricordiamo che ogni tanto invece si deve interrompere il fare per pensare e verificare quello che si sta facendo, per porsi delle domande sui risultati e su come potrebbero essere migliori. E questo lo si può fare camminando, facendo le scale e bevendo il caffè. Theodor Adorno scrive (in Minima Moralia, meditazioni sulla vita offesa) che quello che è da temere è la cieca furia del fare, l’aumento della produzione in direzione di uno sviluppo in una sola direzione dominato dalla quantificazione, ed ostile alla differenza qualitativa. Proprio la qualità deve diventare il fulcro della PA e non il fare senza sosta e senza pensare.

Come si fanno lavorare le persone? Rispettandole, gratificando (soprattutto economicamente) le loro capacità e competenze, rispettando la loro umanità, stimolando qualità e non quantità, qualità che nasce dalla libertà, non dalla costrizione, qualità che nasce dalla cooperazione e non dalla competizione, dal rancore e dalla rabbia. Vorremmo sentire parlare non solo di quantità, ma anche di qualità.

Il 25 settembre ci troveremo in assemblea: tratteremo della produttività semestrale non ancora erogata, ma sarà anche opportuno definire forme di lotta per impedire che si usino fatti di cronaca per ridurre i nostri diritti di lavoratori.

Quando le parole non bastano ci vuole la lotta!

Marvi Maggio – Cobas Regione Toscana

Il risultato dei Cobas PI nelle elezioni RSU 2018

Elezioni RSU 2018 

I Cobas del Pubblico Impiego crescono nelle Asl e negli ospedali, mantengono e si rafforzano negli Enti Locali e nei Ministeri, con aumento di voti e delegati RSU.

Pur in pieno regime di apartheid  sindacale, con agibilità e diritti inesistenti, senza nessuno spazio e diritto di parola e senza la possibilità di confronto con i lavoratori e lavoratrici nelle assemblee, il cui diritto da sempre ci è negato, e nonostante gli ultimi pessimi rinnovi contrattuali, basati su “mollichelle” salariali e inasprimento di norme disciplinari e giuridiche, verso cui i lavoratori si sono assuefatti incondizionatamente, i Cobas del Pubblico Impiego, in questa tornata elettorale, tengono dove sono presenti e rafforzano il loro insediamento. Senza dimenticare poi l’accentramento spudorato delle sedi RSU a livello territoriale,  confermato anche in questo appuntamento elettorale da Aran e sindacati, che ha reso molto difficile la raccolta delle firme, la ricerca di candidati, l’intervento sindacale quotidiano, divenendo la competizione elettorale super truccata, anche per la prepotente discesa in campo dei sindacati “rappresentativi” che hanno mobilitato tutti i loro apparati burocratici pur di raggiungere il loro obiettivo primario di allargare i loro spazi di rappresentatività che favoriscono permessi, risorse economiche, poltrone.

Nonostante ciò i Cobas del PI hanno confermato le liste RSU e hanno esteso ancora di più la loro presenza nella sanità con un successone all’ASL 10 Toscana Centro (11.500 dipendenti) con 876 voti e 11 delegati RSU, frutto delle lotte e delle iniziative negli ospedali, distretti e strutture territoriali,  così pure nelle ASL  in Emilia Romagna, Sicilia e  Napoli,  arrivando per la prima volta con voti e delegati RSU negli ospedali di Mantova, San Donà di Piave, Pisa, Pescara e Siracusa, mantenendo la presenza negli enti locali in Piemonte, Toscana, Molise e Sicilia ottenendo risultati straordinari al comune di Bologna (voti triplicati e seggi raddoppiati), alla Regione Toscana con l’11, 40% di consensi e 5 delegati RSU, al comune di Roma con aumento di voti e delegati RSU, al comune di Venezia, nonostante l’intervento del sindaco a favore della Cisl, con un esordio positivo al comune di San Benedetto del Tronto. Ma i Cobas PI si rafforzano anche al Ministero Economia e Finanze di Roma, col raddoppio dei voti e l’aumento dei delegati, approdano per la prima volta agli uffici giudiziari di Torino, al Tribunale e alla Procura e raccolgono un ottimo risultato all’Università di Genova. Grande successo nei comuni di Cologno Monzese (MI) e Senigallia (AN) dove i Cobas PI diventano il primo sindacato.

Il lusinghiero risultato ottenuto che rafforza i nostri insediamenti sociali  ci obbliga ancora di più a proseguire con il massimo impegno l’intervento sindacale nelle amministrazioni in difesa dei servizi pubblici, dei salari, dei diritti, contro  tagli, accorpamenti, dismissioni di uffici/enti/ospedali  e le pervasive politiche di privatizzazione ed  esternalizzazioni.  Vanno contrastate le politiche di flessibilità, di precarizzazione dei rapporti di lavoro,  la mobilità e i demansionamenti  dei lavoratori/trici pubblici, l’appesantimento degli orari dei turni e dei carichi di lavoro e la persistente violazione delle norme sulla salute e sicurezza.

Nonostante le nuove politiche repressive, intimidatorie e autoritarie a danno dei lavoratori per i COBAS si pone  il problema dei diritti minimi sindacali (diritto di assemblea e di trattativa) che diventa il primo  in agenda, insieme ad una nuova legge sulla rappresentanza sindacale,  da sottoporre al prossimo governo….quando si insedierà….!!!

COBAS PI

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COBAS: 11,40% dei voti e 5 delegati senza promesse e senza compromessi

COBAS: 11,40% dei voti e 5 delegati senza promesse e senza compromessi

Elezioni RSU in Regione Toscana

Il Cobas ottiene 11,40% dei voti (285 in termini assoluti) e cinque delegati.
E non è un risultato di poco conto, visto che non ha fatto (false) promesse di favori davanti a una tazzina di caffè, ma ha proposto invece una piattaforma per cui lotterà con tutta la sua forza e la sua intelligenza. E scrivere una piattaforma non è una forma di perdita di tempo ma un modo per discutere e condividere i percorsi e le lotte. Chi non usa il linguaggio per discutere e per confrontarsi di solito è perché si appiattisce sull’accettazione dell’esistente. E capire che le cose non funzionano bene, non in modo contingente ma strutturale, è la condizione per poterle cambiare.
Ringraziamo tutti i colleghi che ci hanno votati: il loro sostegno darà maggiore forza alle nostre battaglie per ottenere giustizia e diritti per tutti (e non solo per gli amici).

Risulatati per la lista COBAS:
1 MAGGIO MARVI (146 preferenze)
2 BINI MARCO (81 preferenze)
3 COZZOLINO ADRIANA (54 preferenze)
4 MASSIMO PANZANI (24 preferenze)
5 MASTRONARDO ROSARIA (20 preferenze)

Per quanto riguarda me, il fatto di essere stata la seconda con il maggior numero di preferenze in assoluto, il primo per preferenze è il collega della CISL, mi ha resa felice perché ha riconosciuto il lavoro che ho fatto, battendomi ai tavoli con l’amministrazione per evitare vessazioni, ascoltando e cercando soluzioni per i colleghi che si rivolgono a me, rifiutando e contrastando il sessismo che talvolta si ripresenta nei contesti sindacali e amministrativi, sotto mentite spoglie, (apertamente non potrebbe farlo).

Sì perché voglio sottoporvi un fatto.

Partiamo dalla constatazione che ci sono su 3402 aventi diritto al voto: 2001 donne e 1401 uomini.
In regione toscana fra i lavoratori c’è una maggioranza di donne.
Dove non c’è discriminazione, ci aspettiamo di trovare fra i rappresentanti, più donne che uomini.
Dove c’è discriminazione, ma ce n’è consapevolezza, ci saranno le quote.
Dove c’è discriminazione e non ce n’è consapevolezza le donne saranno assenti o quasi.

Cobas su 5 delegati: 3 donne e 2 uomini
CGIL su 19 delegati: 5 donne e 14 uomini
CISL: su 8 delegati: 2 donne e 6 uomini
UIL su 4 delegati: 1 donna e 3 uomini
CSA su due delegati, due uomini
USB: su 4 delegati 4 uomini

i candidati che sono stati presentati alle elezioni erano:

CGIL 30 uomini e 22 donne; UIL 19 uomini e 16 donne; CSA 8 uomini e due donne; Cobas 5 donne e 5 uomini; USB 7 uomini e tre donne; CISL 16 uomini e sei donne. L’unica donna capolista sono stata io.

La nuova RSU 2018 sarà così composta: COBAS: 5 seggi; USB: 4 seggi; CGIL: 19 seggi; CISL: 8 seggi; UIL: 4 seggi; CSA: 2 seggi.

Grazie ancora a chi ci ha votati. Con più forza, da domani, continuiamo la nostra lotta per la giustizia sociale e la libertà dentro i cancelli della Regione Toscana!

Per la democrazia organizzativa, per una Regione aperta, senza barriere architettoniche, di genere, burocratiche e dirigenziali, connessa a una società toscana equa e solidale!

Marvi Maggio – Cobas Regione Toscana

 

valutazioni: né merito, né qualità…

Valutazioni: né merito, né qualità, solo disciplina.

Il 10 aprile 2018 si è riunita la commissione bilaterale sulla valutazione. E’ composta da una parte datoriale e una sindacale, con rappresentanti dei sindacati e della RSU, ed è nata per controllare la discrezionalità da parte del dirigente nel valutare il lavoratore che è molto pericolosa per la giustizia e la dignità del lavoratore. Le valutazioni sono causa di stress e frustrazione e possono essere utilizzate surrettiziamente per assegnare incarichi o attribuire funzioni che costruiscono le carriere. E’ evidente che la meritocrazia è solo fumo negli occhi: un modo per disciplinare i lavoratori che dovranno piegarsi ad accettare tutto o comunque troppo, sapendo che poi le valutazioni non si fonderanno su fatti oggettivi e verificabili, ma su una valutazione sintetica e generica operata dal dirigente senza dover provare in modo incontrovertibile quello che afferma.

Nella commissione abbiamo chiesto e ottenuto che il dirigente stilasse motivazioni più circostanziate almeno nel caso di valutazioni che portano in fascia inferiore alla prima, ma il risultato sono stati i soliti impresentabili giri di parole. Mentre le valutazioni sono discrezionali, non è discrezionale valutare quelle motivazioni come insoddisfacenti (es. è poco disponibile, ma in base a quale richiesta e compito e quando si è verificato il comportamento? l’onere della prova sta al dirigente). Tutti in regione sappiamo che alla qualità e quantità di lavoro quasi mai corrispondono voti massimi. E vediamo carriere inspiegabili anche in relazione ai risultati di concorsi pubblici: scarsi nei concorsi pubblici diventano eccelsi nelle valutazioni e nell’attribuzione di incarichi discrezionali.

Mentre noi spingiamo per rendere questa commissione utile, l’amministrazione cerca di ridurla a una presentazione di dati, ma non deve ridursi a questo. La valutazione è troppo importante per la qualità del lavoro in regione toscana: tutti sanno che la sua farraginosità consente di attribuire i voti senza legarli a prove concrete e circostanziate che li motivino. Questo serve a disciplinarci, a renderci succubi, a farci piegare la testa, visto che la discrezionalità nella valutazione non protegge chi lavora bene da possibili ritorsioni non motivate dalla qualità del lavoro ma per esempio da comportamenti che pur essendo leciti non piacciono, per esempio la capacità critica.

La valutazione del “raggiungimento degli obiettivi individuali” e delle “competenze e comportamenti professionali e organizzativi” ha un grado di discrezionalità troppo elevato, ma non deve sfuggire un altro dato, non meno importante.

La misurazione e valutazione della prestazione individuale ci riduce a cose e ci toglie umanità, riduce il nostro essere complesso a poche azioni e pochi comportamenti ritenuti positivi. Toglie umanità e disumanizza, ci riduce a funzioni, come se fossimo macchine. E’ gravissimo: chi è disumanizzato rischia di diventare disumano. L’empatia, che è il fondamento dei rapporti umani lascia il posto al rancore e alla rabbia. Ma ad essere disumano e a trattare gli altri come non umani è prima di tutto chi è arrivato all’orrore di allungare la vita lavorativa in base alla speranza di vita, notate bene: speranza.

Come scrive Luisa Muraro quando l’obiettivo è la razionalità e l’efficienza “all’efficienza spesso non si arriva, ma di sicuro diminuiscono la gioia di vivere e il gusto di stare al mondo”.

Siamo lavoratori e vogliamo lavorare bene, ma non come macchine, ma come persone. Noi questo non lo dimentichiamo: la disumanizzazione è stata alla base del fascismo e del nazismo.Ed è alla base del razzismo e del sessismo.

E veniamo ai dati: in Giunta: 2.465 valutati non PO e 541 PO. Ad aver avuto la valutazione 7 sono 1.014. Ma abbiamo avuto chi ha avuto 0, chi ha avuto 2, chi ha avuto 3 oppure 4.

In consiglio il totale dipendenti è 239: di cui 68 hanno avuto 7, ma c’è chi ha avuto 4 o 5.

Sarà essenziale sventare il rischio che le valutazioni pesino nell’attribuzione delle progressioni orizzontali: tutti dovranno ottenerle. E bloccare chi crede che il merito possa essere promosso dove pesano prima di tutto  il nepotismo e l’appartenenza ai partiti.

Il nostro programma prevede per le valutazioni: contro-bilanciamento del potere del dirigente attraverso: valutazione del dirigente da parte del dipendente con un peso maggiore di quello previsto oggi, possibilità di ricorrere alla RSU, possibilità di essere valutati da un altro dirigente, possibilità di essere sostenuti dal proprio sindacato. Si potrebbe utilizzare per le non PO ciò che il CCNL all’art.14 comma 4 prevede per le PO: nel caso delle PO stabilisce che “gli enti, prima di procedere alla definitiva formalizzazione di una valutazione non positiva, acquisiscono in contraddittorio, le valutazioni del dipendente interessato anche assistito dalla organizzazione sindacale a cui aderisce o conferisce mandato o da persona di sua fiducia; la stessa procedura di contraddittorio vale anche per la revoca anticipata dell’incarico”.

Obiettivo minimo: sottrarre le valutazioni all’arbitrio e alla discrezionalità.

VOTA COBAS!!!

Marvi Maggio – Cobas Regione Toscana

Elezioni per le Rappresentanze Sindacali Unitarie del 17-18-19 Aprile 2018

Candidate e candidati Cobas Regione Toscana:

Marvi Maggio – Direzione Urbanistica

Adriana Cozzolino – Direzione diritti di cittadinanza

Marco Bini – Direzione Difesa del suolo

Rosaria Mastronardo – Direzione Organizzazione

Massimo Panzani – Direzione Organizzazione

Ivonne Balli – Direzione Difesa del suolo

Natascia Colarusso – Direzione Organizzazione

Andrea Innocenti – Direzione Organizzazione

Alberto Turchi – Direzione Politiche mobilità

Mario Ricci – Direzione Organizzazione

Per la democrazia organizzativa, per una Regione aperta, senza barriere architettoniche, di genere, burocratiche e dirigenziali, connessa a una società toscana equa e solidale, VOTA COBAS Pubblico Impiego

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