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illegittimo ma soprattutto iniquo

Illegittimo ma soprattutto iniquo

Il comunicato dal palazzo della Consulta:
«La Corte Costituzionale – recita lo scarno comunicato della Corte racchiuso in sei righe – in relazione alle questioni di legittimità costituzionale sollevate con le ordinanze R.O. n. 76/2014 e R.O. n. 125/2014, ha dichiarato, con decorrenza dalla pubblicazione della sentenza, l’illegittimità costituzionale sopravvenuta del regime del blocco della contrattazione collettiva per il lavoro pubblico, quale risultante dalle norme impugnate e da quelle che lo hanno prorogato. La Corte ha respinto le restanti censure proposte».

La sentenza della corte costituzionale afferma che il blocco del nostro contratto dal 2010 è ILLEGITTIMO, ma non per il passato. I giudici hanno tenuto conto dell’artico 81 della costituzione che prevede il principio del pareggio in bilancio.
Qualche politico pagherà per aver imposto con forza e con prepotenza delle norme illegittime? Qual è il senso del loro lavoro?
“Mi permette una domanda? Da quanto tempo lavorate agli incendi?
“Da quando avevo vent’anni, dieci anni fa”
“Non leggete mai qualcuno dei libri che bruciate?”
Lui si mise a ridere:
“Ma è contro la legge!”
“Oh, già, certo”
“E’ un bel lavoro sapete. Il lunedì bruciare i luminari della poesia, il mercoledì Melville, il venerdì Whitman, ridurli in cenere e poi bruciare la cenere. E’ il nostro motto ufficiale”
Continuarono a camminare e infine la ragazza domandò:
“E’ vero che tanto tempo fa i vigili del fuoco spegnevano gli incendi invece di appiccarli?”*

Certo riaprire le contrattazione per il contratto nazionale, da metà anno 2015 sarà necessario. Ovviamente il governo reputa che per spendere il meno possibile bisogna che solo pochi ricevano gli aumenti in base a un presunto merito à la Brunetta. Ed è quello che noi dobbiamo impedire. Tutti dovranno beneficiarne.

Così ora sappiamo che abbiamo sopportato una ingiustizia che è illegittima rispetto alla costituzione e perfino secondo la non sempre socialmente sensibile corte costituzionale.

Ci sarà chi incolperà tutti i sindacati, chi alcuni sindacati, chi tutti i lavoratori del settore pubblico che non si sono mossi e hanno accettato che si risparmiasse su di loro (noi) invece di far spendere (anzi proprio per non disturbare) i supericchi italiani e gli evasori di 120 miliardi di tasse all’anno.

In realtà la colpa e la responsabilità è prima di tutto dei politici e dei governi (dalla destra allo pseudo centro sinistra neo-democristiano) che hanno promosso e fatto passare queste norme illegittime (e soprattutto inique).

Probabilmente paghiamo il fatto che si è diffusa troppo l’idea che a pagare debbano essere i lavoratori, non parlo di quelli occupati a fare danni e appiccare incedi (e magari, guarda caso, scelti direttamente dai politici) , ma di tutti gli altri.

Se una cosa insegna questa storia della illegittimità è che le ingiustizie non vanno accettate anche quando sembrano legali e legittime, perché le leggi non sono sempre giuste (perché tutto dipende da chi le fa e nell’interesse di chi)!

Su la testa!

Marvi Maggio Cobas Regione Toscana

*(Ray Bradbury, Fahrenheit 451. Cronache marziane, 1978)

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la sentenza sui contratti pubblici

COBAS Pubblico Impiego aderente alla Confederazione COBAS

Sebbene la sentenza della Consulta sancisca l’incostituzionalità del blocco della contrattazione, costringendo il governo a riaprire la stagione dei rinnovi dei CC.NN.LL. per oltre 3 milioni di lavoratori/trici della P.A., contiene in sé un elemento regressivo in quanto annulla ogni pretesa per le perdite già maturate nel corso degli anni in cui le norme (ora dichiarate) illegittime hanno operato. Ciò significa una perdita secca di circa 6.000 euro in media a lavoratore, per l’effetto combinato del blocco, a partire da dicembre 2009, degli aumenti stipendiali, delle progressioni economiche e di carriera e dei fondi del salario accessorio.
In attesa di conoscere le motivazioni della sentenza – che forniranno le risposte per comprendere quali margini esistono per ristabilire un minimo equilibrio tra gli interessi di Stato tutelati nel giudizio e quelli dei soggetti sociali danneggiati dalle leggi incostituzionali – possiamo solo abbozzare degli scenari individuando i punti più critici da affrontare alla ripresa delle trattative:

• essendo scaduti gli accordi che avevano come parametro prima l’inflazione interna e poi l’IPCA (indice dei prezzi al consumo armonizzato), per quantificare gli aumenti occorrerà trovare un nuovo parametro di indicizzazione salariale;

• stessa incertezza per la durata dei contratti nazionali, per i quali bisognerà decidere se saranno triennali o quadriennali (il Governo vuole allungare i tempi per diluire in più’ rate gli eventuali aumenti);

– è inoltre ancora aperta la questione dei comparti contrattuali, da ridurre attraverso accorpamenti di settori, come peraltro già stabilito dalla legge Brunetta.

Campagne e le iniziative già annunciate dai sindacati confederali appaiono deboli e prive di prospettive, anche perché seguono al silenzio manifestato nei confronti dell’ ennesima controriforma della Pubblica Amministrazione che taglierà servizi e posti di lavoro e obbligherà alla mobilità migliaia di dipendenti (vedi lavoratori delle Province), senza portare nessun beneficio ai cittadini e ai lavoratori pubblici. Di fronte al rischio di un’ennesima resa incondizionata, è necessario avviare subito una mobilitazione di massa dei dipendenti pubblici, che costringa il governo Renzi ad aprire immediatamente le contrattazioni in tutti i comparti, ponendo come obiettivo minimo la difesa dei diritti esistenti e un recupero salariale che sia consistente, senza altre elemosine da dilazionare nel tempo.

La corte costituzionale salva il governo Renzi

La Corte costituzionale salva il Governo Renzi

La Corte costituzionale dichiara illegittimo il blocco dei contratti degli statali, ma “non per il passato”. Il governo Renzi con questa sentenza si salva dal pagamento degli arretrati, infatti la Consulta ha escluso ogni forma risarcitoria verso i dipendenti pubblici che da sei anni hanno i contratti nazionali bloccati

Ha avuto la meglio la campagna portata avanti dalla Troika che aveva parlato di conti a rischio per l’Italia con un buco da 35 miliardi di euro qualora la Consulta avesse intimato al Governo Renzi il pagamento di anni di arretrati

Ha avuto meglio la stessa logica che ha imposto il pareggio di bilancio in costituzione, la stessa che ritiene i diritti una variabile dipendente dalle politiche finanziarie

Nel frattempo la forza lavoro nel Pubblico è calata di quasi 350 mila unità , migliaia sono i precari mandati a casa , altri migliaia di lavoratori\trici perderanno il posto con la fine \riduzione degli appalti provinciali.

Ingiustizia è fatta, non ci resta allora che aprire una nuova stagione conflittuale perchè i prossimi rinnovi (a favore dei quali-bontà sua- la Consulta si è espressa) non siano al ribasso come già possiamo intravedere dalle dichiarazioni dei sindacati cosiddetti rappresentativi, la cui idea di rappresentanza tutela gli interessi dei Governi e mai dei lavoratori e delle lavoratrici.

COBAS

Il comunicato dal palazzo della Consulta
«La Corte Costituzionale – recita lo scarno comunicato della Corte racchiuso in sei righe – in relazione alle questioni di legittimità costituzionale sollevate con le ordinanze R.O. n. 76/2014 e R.O. n. 125/2014, ha dichiarato, con decorrenza dalla pubblicazione della sentenza, l’illegittimità costituzionale sopravvenuta del regime del blocco della contrattazione collettiva per il lavoro pubblico, quale risultante dalle norme impugnate e da quelle che lo hanno prorogato. La Corte ha respinto le restanti censure proposte».