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sulle chiusure estive e altre vessazioni

La sostanza e la forma. No alla de-umanizzazione

La goccia è stata la luminosa idea di chiudere la regione dal 16 al 18 agosto, dandone informazione l’8 giugno. Più che di goccia si è trattato di un secchio d’acqua lanciato con noncuranza (e tracotanza) sul già saturo livello di sopportazione dei lavoratori, provati già da troppi strappi.

Potete immaginare le giuste proteste dei dipendenti regionali che ci sono arrivate subito: io ho già organizzato le ferie, possono operare una simile scelta così tardi?; come possono imporre ulteriori chiusure ben dopo la programmazione delle ferie?; questo è davvero troppo!; le chiusure sono state segnalate a inizio d’anno, quale sarebbe il motivo di questa novità?; noi abbiamo faticosamente programmato le ferie per tener aperto il servizio, farlo funzionare allora interessa solo a noi?; ma non avevano detto che la regione era aperta e vicina ai cittadini?

Da tanti punti di vista è una scelta assurda e senza senso.

E’ in contrasto con la motivazione di rendere accessibili i servizi offerti dalla regione.

Possiamo solo azzardare delle ipotesi.

Il fatto che lo sviluppo tecnico abbia raggiunto una fase che consentirebbe letteralmente a tutti di esercitare tutte le funzioni, fa sì che l’accesso alle élite sembri aperto ad ognuno. Si attende solo la cooptazione. La qualifica consiste nell’affinità a chi è al potere, nell’adesione allo spirito tecnocratico, fino a un’allegra realpolitik. Esperti, sì, ma di controllo. Viene preferito chi si adatta meglio.

Machiavelli direbbe che le crudeltà “male usate sono quelle le quali, ancora che nel principio sieno poche, più tosto col tempo crescono che le si spenghino” (Il pincipe, VIII, De his qui per scelera ad principatum pervenere). Chi le esercita è impossibile che si mantenga al potere. Contiamo sulla vista lunga di Niccolò.

Ci siamo trovati di fronte vessazioni contenute in norme statali (vedi i nuovi motivi di licenziamento nel pubblico impiego) e vessazioni specifiche, con la loro coloritura locale: il bar interno, è esterno; fra i due palazzi di Novoli c’è il confine; dirigenti che dicono, badate a voi, che non vi proteggo, come se qualcuno ci avesse mai sperato. Tutta l’attenzione è portata alla forma e non alla sostanza. L’intelligenza e la capacità, la creatività e l’umanità non contano nulla: tutto è ridotto a regole da caserma o più in generale da istituzione totale. Foucault ci aveva avvertito: il bio-potere è al lavoro.

I lavoratori sono ridotti alle loro funzioni lavorative, escludendo il loro valore al di là del fine, come persone. Anche se può sembrare strano ai burocrati e ai carcerieri, le persone raggiungono i fini quando NON sono ridotte a cose, finalizzate ad uno scopo, quando sono considerate appunto persone, umane a tutti gli effetti.

Qualcuno qui in regione sembra ritenere che possiamo essere trattati da oggetti soggiogati disponibili ad essere de-umanizzati, ma è esattamente quello che NON possiamo accettare.

Noi pensiamo che i lavoratori non debbano essere determinati in se stessi come strumenti di lavoro (astratto, alienato) ma che siano fini viventi. Il vivente in quanto vivente non è una cosa, un equipaggiamento, ma un fine in sé.

Chi è de-umanizzato non deve avere il potere di proiettare la sua de-umanizzazione su tutti gli altri.

Chiediamo quindi di rimettere i piedi per terra e di smetterla di pensare e proporre cose senza senso e di iniziare a pensare alle cose serie: in primo luogo rispondere alle domande sociali della società toscana e non a quelle di lobbies infami. Rispettare i lavoratori e non proporre regole da 1984 di Orwell.

Ci dispiace che nessuno nel CD abbia detto no. Ma il No spetta in primo luogo a noi lavoratori.

No alle vessazioni, no alle punizioni esemplari, no alla stupidità.

Rimaniamo solo noi lavoratori a voler provare a dare un senso al nostro lavoro che si basi sulla sostanza e non sulla burocrazia e sulla disumanità. Noi vogliamo restare umani e quindi rispediamo al mittente prima di tutto la stupidità e le vessazioni senza senso.

Marvi Maggio – Cobas Regione Toscana

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