Archivi del mese: giugno 2017

sulle chiusure estive e altre vessazioni

La sostanza e la forma. No alla de-umanizzazione

La goccia è stata la luminosa idea di chiudere la regione dal 16 al 18 agosto, dandone informazione l’8 giugno. Più che di goccia si è trattato di un secchio d’acqua lanciato con noncuranza (e tracotanza) sul già saturo livello di sopportazione dei lavoratori, provati già da troppi strappi.

Potete immaginare le giuste proteste dei dipendenti regionali che ci sono arrivate subito: io ho già organizzato le ferie, possono operare una simile scelta così tardi?; come possono imporre ulteriori chiusure ben dopo la programmazione delle ferie?; questo è davvero troppo!; le chiusure sono state segnalate a inizio d’anno, quale sarebbe il motivo di questa novità?; noi abbiamo faticosamente programmato le ferie per tener aperto il servizio, farlo funzionare allora interessa solo a noi?; ma non avevano detto che la regione era aperta e vicina ai cittadini?

Da tanti punti di vista è una scelta assurda e senza senso.

E’ in contrasto con la motivazione di rendere accessibili i servizi offerti dalla regione.

Possiamo solo azzardare delle ipotesi.

Il fatto che lo sviluppo tecnico abbia raggiunto una fase che consentirebbe letteralmente a tutti di esercitare tutte le funzioni, fa sì che l’accesso alle élite sembri aperto ad ognuno. Si attende solo la cooptazione. La qualifica consiste nell’affinità a chi è al potere, nell’adesione allo spirito tecnocratico, fino a un’allegra realpolitik. Esperti, sì, ma di controllo. Viene preferito chi si adatta meglio.

Machiavelli direbbe che le crudeltà “male usate sono quelle le quali, ancora che nel principio sieno poche, più tosto col tempo crescono che le si spenghino” (Il pincipe, VIII, De his qui per scelera ad principatum pervenere). Chi le esercita è impossibile che si mantenga al potere. Contiamo sulla vista lunga di Niccolò.

Ci siamo trovati di fronte vessazioni contenute in norme statali (vedi i nuovi motivi di licenziamento nel pubblico impiego) e vessazioni specifiche, con la loro coloritura locale: il bar interno, è esterno; fra i due palazzi di Novoli c’è il confine; dirigenti che dicono, badate a voi, che non vi proteggo, come se qualcuno ci avesse mai sperato. Tutta l’attenzione è portata alla forma e non alla sostanza. L’intelligenza e la capacità, la creatività e l’umanità non contano nulla: tutto è ridotto a regole da caserma o più in generale da istituzione totale. Foucault ci aveva avvertito: il bio-potere è al lavoro.

I lavoratori sono ridotti alle loro funzioni lavorative, escludendo il loro valore al di là del fine, come persone. Anche se può sembrare strano ai burocrati e ai carcerieri, le persone raggiungono i fini quando NON sono ridotte a cose, finalizzate ad uno scopo, quando sono considerate appunto persone, umane a tutti gli effetti.

Qualcuno qui in regione sembra ritenere che possiamo essere trattati da oggetti soggiogati disponibili ad essere de-umanizzati, ma è esattamente quello che NON possiamo accettare.

Noi pensiamo che i lavoratori non debbano essere determinati in se stessi come strumenti di lavoro (astratto, alienato) ma che siano fini viventi. Il vivente in quanto vivente non è una cosa, un equipaggiamento, ma un fine in sé.

Chi è de-umanizzato non deve avere il potere di proiettare la sua de-umanizzazione su tutti gli altri.

Chiediamo quindi di rimettere i piedi per terra e di smetterla di pensare e proporre cose senza senso e di iniziare a pensare alle cose serie: in primo luogo rispondere alle domande sociali della società toscana e non a quelle di lobbies infami. Rispettare i lavoratori e non proporre regole da 1984 di Orwell.

Ci dispiace che nessuno nel CD abbia detto no. Ma il No spetta in primo luogo a noi lavoratori.

No alle vessazioni, no alle punizioni esemplari, no alla stupidità.

Rimaniamo solo noi lavoratori a voler provare a dare un senso al nostro lavoro che si basi sulla sostanza e non sulla burocrazia e sulla disumanità. Noi vogliamo restare umani e quindi rispediamo al mittente prima di tutto la stupidità e le vessazioni senza senso.

Marvi Maggio – Cobas Regione Toscana

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la legge Saccardi uccide il diritto alla casa

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GIOVEDI’ 8 GIUGNO ALLE 17 TUTTI IN PIAZZA SAN MARCO per il saluto a Lorenzo

“GIOVEDI’ 8 GIUGNO ALLE 17 TUTTI IN PIAZZA SAN MARCO

PER DARE A LORENZO L’ULTIMO SALUTO CHE SI MERITA.
UN CORTEO PER LE STRADE DEL SUO QUARTIERE DI SANTA CROCE, TEATRO DI MILLE BATTAGLIE, PER AFFERMARE CHE NON FINISCE QUI.

Ci sono morti che pesano come macigni. Quella di Lorenzo è una di queste. Perdiamo un compagno come pochi. Straordinario nella sua generosità e nella sua coraggiosa testardaggine. Lorenzo ha passato una vita dietro le barricate, senza mai fermarsi, anche negli anni e nei momenti più difficili. Per lui non è mai stato il momento sbagliato per lottare. Una vita dedicata a tenere alta la bandiera di un riscatto possibile, da conquistare sul campo. Non con le “chiacchiere”.
Lorenzo se ne è andato, ma non lascia il vuoto. Quelli come lui vivono per lasciare qualcosa di molto prezioso ai propri compagni. Lui lo ha fatto, impegnandosi fino all’ultimo respiro affinché il fuoco delle lotte non si spegnesse. E non si spegnerà.

E’ questa la nostra promessa, che facciamo a Lorenzo e ai suoi nemici di una vita intera. Non importa se oggi dalle istituzioni arrivano parole di cordoglio e attestati di stima. La memoria di Lorenzo continuerà a essere una memoria di parte, un’immagine indelebile, scolpita nei cuori e nella memoria di migliaia di proletari di questa città: quelli con cui Lorenzo si è schierato, dalla stessa parte della barricata. Perché quello era il suo posto, e siamo sicuri che sarebbe infastidito, oggi, dai tentativi di istituzionalizzare e santificare la sua memoria. Lorenzo non ha mai condiviso niente con chi sta nei palazzi, e non è stato un santo. La sua vita ha deciso di viverla contro, dando tutto se stesso nella lotta contro i ricchi e i potenti. Perché non c’è un altro modo di essere al fianco degli ultimi, e lui lo sapeva. Siamo invece sicuri che quello che vorrebbe è continuare a vivere nella memoria di chi non ha nulla e vuole riprendersi tutto. Quello che ci chiederebbe sarebbe di portarlo con noi nei prossimi picchetti e nelle prossime occupazioni, di continuare a essere in qualche modo al nostro fianco ad affrontare una carica della polizia, di fare tesoro dei suoi insegnamenti per tornare a dare l’assalto al cielo… come prima, più di prima… con lui per sempre nei nostri cuori. Non lo deluderemo…

I compagni e le compagne del movimento di Lotta per la Casa”

lettera del Movimento di lotta per la casa e altri ricordi

 

Lettera del Movimento di Lotta per la Casa: “Lorenzo non ha mai condiviso niente con chi sta nei palazzi”

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Questa è la lettera del Movimento di Lotta per la Casa in ricordo di Lorenzo Bargellini

Ci sono morti che pesano come macigni. Quella di Lorenzo è una di queste. Perdiamo un compagno come pochi. Straordinario nella sua generosità e nella sua coraggiosa testardaggine. Lorenzo ha passato una vita dietro le barricate, senza mai fermarsi, anche negli anni e nei momenti più difficili. Per lui non è mai stato il momento sbagliato per lottare. Una vita dedicata a tenere alta la bandiera di un riscatto possibile, da conquistare sul campo. Non con le “chiacchiere”.
Lorenzo se ne è andato, ma non lascia il vuoto. Quelli come lui vivono per lasciare qualcosa di molto prezioso ai propri compagni. Lui lo ha fatto, impegnandosi fino all’ultimo respiro affinché il fuoco delle lotte non si spegnesse. E non si spegnerà.

E’ questa la nostra promessa, che facciamo a Lorenzo e ai suoi nemici di una vita intera. Non importa se oggi dalle istituzioni arrivano parole di cordoglio e attestati di stima. La memoria di Lorenzo continuerà a essere una memoria di parte, un’immagine indelebile, scolpita nei cuori e nella memoria di migliaia di proletari di questa città: quelli con cui Lorenzo si è schierato, dalla stessa parte della barricata. Perché quello era il suo posto, e siamo sicuri che sarebbe infastidito, oggi, dai tentativi di istituzionalizzare e santificare la sua memoria. Lorenzo non ha mai condiviso niente con chi sta nei palazzi, e non è stato un santo. La sua vita ha deciso di viverla contro, dando tutto se stesso nella lotta contro i ricchi e i potenti. Perché non c’è un altro modo di essere al fianco degli ultimi, e lui lo sapeva. Siamo invece sicuri che quello che vorrebbe è continuare a vivere nella memoria di chi non ha nulla e vuole riprendersi tutto. Quello che ci chiederebbe sarebbe di portarlo con noi nei prossimi picchetti e nelle prossime occupazioni, di continuare a essere in qualche modo al nostro fianco ad affrontare una carica della polizia, di fare tesoro dei suoi insegnamenti per tornare a dare l’assalto al cielo… come prima, più di prima… con lui per sempre nei nostri cuori. Non lo deluderemo…

I compagni e le compagne del movimento di Lotta per la Casa

A Lorenzo, chi ha compagni non muore mai

Ieri pomeriggio è arrivata la notizia che il compagno Lorenzo Bargellini ci ha lasciati nella sua Firenze. 59 anni di lotta con la mitezza di sempre e nell’odio fermo contro ogni ingiustizia.

Tutti i compagni e le compagne dell’area antagonista lo ricordano. Dai compagni e le compagne di Firenze riportiamo questo saluto.

Lorenzo ci ha lasciati. Perdiamo un compagno come pochi. Firenze perde un pezzo di storia. Una storia di parte che Lorenzo ha vissuto in tutti questi anni sulle barricate, sempre schierato dalla parte giusta, dalla parte degli ultimi. Dalla militanza rivoluzionaria negli ’70 alle tante lotte per il diritto alla casa… sono migliaia le persone che hanno avuto la fortuna di conoscere il suo coraggio, la sua testardaggine, la sua straordinaria umanità. Lorenzo non si è mai fermato, neanche nei momenti e negli anni più difficili. Una vita intera dedicata a tenere alta la bandiera di un riscatto possibile, da conquistare sul campo. E l’insegnamento più importante che ci lascia è proprio questo: contro l’ingiustizia di questo mondo non bastano le belle parole, e lui non si è mai accontentato di “chiacchierare”. Per lui non è mai stato il momento sbagliato per lottare. Il suo ricordo e il suo insegnamento sono beni preziosi di cui fare tutti tesoro. Fino all’ultimo respiro ha fatto di tutto perché il fuoco delle lotte non si spegnesse. E non si spegnerà.

In ogni picchetto,
in ogni occupazione
dietro ad ogni barricata,
resistendo alle cariche della polizia,
continuando a sfidare questo mondo,
Lorenzo continuerà ad essere con noi in prima fila.

Stai tranquillo, non è finita qui…Hasta la victoria companero!

Aspettando chiarezza sul giorno dei funerali, ci prepariamo a dare a Lorenzo il saluto che si merita nelle strade e nelle piazze di Santa Croce, luoghi vissuti da Lorenzo tra mille scontri e battaglie…

I compagni e le compagne della lotta per la casa e dei collettivi autonomi

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Ciao Lorenzo

La Confederazione Cobas di Firenze esprime sgomento e immenso dolore per la prematura scomparsa del compagno Lorenzo Bargellini.

Ci preme ricordare il suo generoso impegno politico e sociale nelle mille lotte per la riaffermazione dei diritti che lo hanno visto protagonista negli ultimi quarant’anni della storia proletaria di questa città e non solo.

Ci preme ricordare Lorenzo senza cadere in una stucchevole e sdolcinata retorica della memoria, non parteciperemo al coro di una falsa iconografia già promossa da pennivendoli di regime e da soggetti ambigui o da altrettanto ambigue aree politiche che, con incalcolabile ipocrisia, offrono una lettura della sua militanza ed impegno politico del tutto inappropriati. Lorenzo non faceva né volontariato né carità. Lorenzo è un comunista, un compagno che con grande coerenza e generosità ha promosso e diretto il conflitto di classe in questa città e non solo. Che ha speso la propria vita di proletario comunista per la riaffermazione dei diritti della parte più debole della società, promuovendo forme spesso vincenti di riappropriazione di beni pubblici e privati sottratti alla voracità dei padroni, praticando non a parole ma nella sostanza forme reali di contropotere proletario.

Le sue battaglie, che sono anche le nostre, lo hanno portato a scontrarsi per tutta la vita con i poteri forti che governano questo territorio: la Firenze massona e bottegaia, la Firenze della proprietà fondiaria, della speculazione immobiliare , la Firenze delle gerarchie ecclesiastiche che gestiscono a loro volta immense proprietà fondiarie, e non ultime le istituzioni pubbliche, repressive, xenofobe, securitarie, anch’esse impegnate a supportare gli interessi dei padroni della città e nello stesso tempo nella gestione antipopolare e antisociale del cospicuo patrimonio abitativo pubblico.

Quelle stesse istituzioni che solo dopo la morte lo promuovono ad “interlocutore” rappresentativo di una realtà sociale esplosiva, sono le stesse istituzioni che nel bieco tentativo di criminalizzare le lotte, lo hanno trascinato in decine di processi penali che di certo non hanno giovato alla sua salute.

L’unico modo di ricordare davvero Lorenzo, e abbiamo ragione di ritenere che sarebbe quello che anche lui vorrebbe, è raccoglierne il testimone, continuare con ancora più determinazione le  battaglie di un comunista che grande coerenza si è dedicato alla lotta di classe.

Non sarà facile, anzi sarà impossibile proseguire il lavoro con la stessa intelligenza, la stessa forza, la stessa umanità di Lorenzo, ma glielo dobbiamo.

Nessuna si illuda: in ogni lotta, in ogni occupazione, in qualsiasi occasione nella quale riusciremo a batterci per l’emancipazione del proletariato Lorenzo vivrà.

Firenze 5/6/2017                   CONFEDERAZIONE  COBAS  FIRENZE

Da ieri mattina è cominciata a circolare la notizia della repentina morte di Lorenzo Bargellini, compagno fiorentino di 59 anni stroncato da un infarto.

Da quel momento il passa parola ha fatto il giro d’Italia.

Lorenzo era conosciuto , stimato, amato da più generazioni di compagni/e , per quel suo modo amabile di rapportarsi, per quell’immagine trasandata e sbarazzina, per quel sorriso ingenuo e beffardo, per quella fierezza cocciuta che metteva in ogni impresa.

Un dolore, misto a tristezza e rabbia , è sopragiunto in tutti/e noi .

Non ci si dà pace per questa incredibile perdita ! Appena due settimane fa c’eravamo abbracciati a Firenze in occasione di un convegno sul ’77 e scherzato su quella storia che non finisce mai.

Ci vorrà del tempo dilatato per smaltire questa terribile botta.

Ci conforta il sapere che la creatura che ha contribuito a realizzare Lorenzo e a cui ha dedicato le più preziose energie, il Movimento di Lotta per la Casa, vede già altri prosecutori forgiati dal suo esempio e accomunati nella comune volontà della difesa degli umili e degli oppressi.

Il Lorenzo che ho conosciuto, lo vede giovanissimo studente antifascista militante e già attento alle problematiche sociali innescate dall’agire solidale degli autonomi fiorentini.

Poi, partecipe della indimenticabile epopea che portò alla chiusura del ciclo nucleare in Italia, primi al mondo! Con le innumerevoli battaglie e le estati dei campeggi antinucleari in tutta Italia, : in particolare in quel di Vernio contro il PEC del Brasimone e a Montalto di Castro.

Ed ancora il Lorenzo antimperialista , inteso alla comune sfida della dismissione delle basi Usa-Nato , a partire da quella limitrofa di Camp Darby ,dove ci siamo più volte ritrovati ai presidi e negli scontri con la polizia.

Lo spazio occupato dell’Ex Emerson lo fa promotore dei più diversi incontri tra le realtà dei centri sociali e la particolare amicizia con i coetanei del csoa romano “ Hai visto Quinto” .

Nel Movimento Antagonista Toscano(MAT) svolge un ruolo preminente nello sviluppo e nel raccordo delle compagini toscane protese alla riappropriazione sociale.

Da qui , l’abnegazione totale alla lotta per il diritto alla casa , a scapito anche della salute e della vita personale. Un monumento, che non c’è bisogno di innalzare perché lo portereno sempre nei nostri cuori e nella memoria collettiva.

ADDIO “ CAPELLONE”, TI ABBIAMO VOLUTO UN GRAN BENE .

Vincenzo Miliucci

ps . quanto prima sarà divulgata la date delle esequie, così da rendere insieme tributo a Lorenzo

Firenze, addio a “Mao” Bargellini: una vita al fianco di ultimi e senzatetto. Aveva detto: “La sinistra non fa la sinistra”

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Foto Marco Bucco/LaPresse Firenze Trespiano 21 01 2016 cimitero sepoltura nel area mussulmana Ali Muse il somalo morto nel rogo del capannone ex Aiazzone. Presti Eziden, assessore Funaro, Lorenzo Bargellini è il rappresentante della comunità Somala. Photo Marco Bucco / LaPresse Florence Trespiano 21 01 2016 cemetery burial in the Muslim area Ali Muse, the Somali died in the fire at the former Aiazzone shed. Preside Eziden,Lorenzo Bargellini is the representative of the Somali community

E’ morto a 59 anni Lorenzo Bargellini, nipote di Piero, il sindaco della città ai tempi dell’alluvione. E’ stato trovato senza vita in uno dei tanti immobili che occupava con il Movimento per la casa di cui era il leader: “Era il Robin Hood dei nostri tempi”. Le sue battaglie lo hanno portato anche allo scontro frontale con la cugina, che attualmente è assessore della giunta Nardella

di Carlo Giorni | 5 giugno 2017/Fatto

Lo hanno trovato morto, in uno strano pomeriggio fiorentino, con la città semivuota per il ponte del 2 giugno, nell’ex asilo Ritter, uno dei tanti immobili vuoti da lui occupati. Così se ne è andato da solo Lorenzo Bargellini, 59 anni, leader del Movimento per la casa che a Firenze da decenni occupa immobili sfitti. “Ciao Mao”, hanno scritto amici e compagni su Facebook. Tra incredulità, dolore e stima da parte anche di coloro che non condividevano le sue idee e i suoi metodi di lotta. E forse con non poche lacrime di coccodrillo perché “Mao” a Firenze era anche molto inviso. Lo chiamavano “Mao” per la sua criniera da militante rimasto fedele ai sogni delle battaglie degli anni Settanta. Sempre al fianco degli ultimi, dei senzatetto e dei senza diritti. Sempre in prima fila a sognare la rivoluzione. Solo nel 2009, intervistato dal Corriere Fiorentino, dopo 19 anni di lotte e di condanne, si sfogò: “Fra un anno mollo tutto. Questo Paese non c’è verso di cambiarlo. Uno si arrende. Abbia­mo un panorama politico post Berlusconi: la sinistra non fa la sinistra, i poteri forti, quelli ve­ri, sì. C’è un sistema criminale che controlla la società italia­na. Non lascio le persone sole, ma l’illusione di cambiare il mondo l’ho persa negli ultimi 7-8 mesi. Dopo, farò come tut­ti”.

Per fortuna degli ultimi, Mao non ha mollato. Si è arreso solo al suo cuore che non ha retto ad una vita spericolata, sempre in lotta, poverissimo, mai un soldo in tasca. “E’ stato un Robin Hood dei nostri tempi. Lorenzo ha trascorso tutta la sua vita al fianco dei più deboli”, ha commentato Tommaso Fattori, capogruppo di Sì Toscana a Sinistra, in consiglio regionale. Era figlio di una blasonata famiglia fiorentina. Il nonno, lo scrittore Piero Bargellini, è stato sindaco di Firenze ai tempi dell’alluvione. La sua cugina Sara Funaro è attualmente assessore alla casa della giunta Nardella. E i due cugini si sono ritrovati su fronti opposti. Come nell’ultima battaglia di Bargellini: l’occupazione da parte di una novantina di somali dell’ex sede dei gesuiti fiorentini. Lorenzo alla guida degli occupanti e Sara sul fronte opposto del ripristino della legalità anche con lo sgombero forzato. Quando tre anni fa la Funaro è stata nominata assessore alla casa e al sociale, Bargellini era impegnato in un’occupazione in via Capponi, e ai giornalisti che gli chiesero come si sarebbe comportato con la cugina a Palazzo Vecchio, rispose: “Non voglio confondere il piano personale e quello politico, i miei rapporti con Sara continueranno ad essere ottimi, ma detto questo, se lei è convinta che le istituzioni siano all’altezza dei problemi, io non lo sono per niente. Perché nonostante l’affetto fra noi, io continuerò a stare da una parte, e lei dell’altra”.

E la cugina Sara a Repubblica alla domanda su come avrebbe affrontato il cugino leader del Movimento per la casa da sempre in conflitto con le politiche abitative di Palazzo Vecchio, rispose: “È ovvio che i due aspetti, familiare e politico amministrativo, andranno tenuti separati. D’altra parte, tutti e due ci occupiamo di problemi sociali, e sono d’accordo con lui quando sostiene che l’emergenza casa è un problema gravissimo. Ma ovviamente, per quanto mi riguarda, tutte le emergenze vanno risolte nel rispetto della legalità”.

Capelli lunghi, canotta rossa, Mao, prima in Lotta Continua e poi capo del collettivo autonomo viola ai tempi di Antognoni, è da sem­pre, fin da ragazzo, un habituè delle manifestazioni. “L’ho conosciuto perché dove c’era una lotta per la casa e per i diritti lui c’era”, ricorda Daniele Calosi, responsabile Fiom-Cgil di Firenze. Per il Movimento l’occupazione degli immobili sfitti, ritenuta una pratica illegale, rappresenta uno “strumento di lotta”. Una lotta che ha procurato a Bargellini decine di denunce, processi e anche qualche condanna, ma anche il riconoscimento di migliaia di persone senza casa. D’altra parte “la casa per tutti” a Firenze ha avuto un alfiere di grande peso: l’ex sindaco Giorgio La Pira che non esitava a far requisire gli immobili sfitti per darli in abitazione ai senza tetto. E’ forse più a lui che al nonno Piero che si è rifatto Mao nelle lotte. Che gli amici raccontano come una persona di grande intelligenza e sensibilità: “Era molto dolce. Ricordo una sera passata con lui, quando eravamo ancora adolescenti, ad ascoltare musica e a scoprire Franco Battiato. Lorenzo lo avrò sempre nel cuore”, ricorda ad esempio Gian Marco Piattelli.

Lavoro e fibromialgia

Lavoro e fibromialgia: il nostro percorso per dare voce a chi non ce l’ha

di Rosaria Mastronardo

Era il 1 dicembre del 2015 quando fui portata al pronto soccorso per delle parestesie alle gambe che mi impedivano di camminare, io non avevo più sensibilità dal bacino in giù. Tutto ebbe inizio così, poi, dopo 9 lunghi mesi di indagini, la diagnosi: fibromialgia.

Dal quel giorno, dopo un breve periodo di angoscia e depressione, ho sempre cercato di sapere, di informarmi su tutto quello che vi era sulla fibromialgia. Ho letto di tutto, ho sentito di tutto, anche cose ridicole, ma la cosa che mi ha colpito di più erano le problematiche legate al lavoro di tutti quelli affetti da questa malattia

Nei vari centri di ascolto, nei gruppi di auto-aiuto, non sentivo altro che lamentele legate al lavoro, chi era costretta a cedere l’attività di parrucchiera perché non poteva stare in piedi, l’artigiana del cuoio, l’operaia specializzata che faceva turni, etc..

Il lavoro è una priorità per l’uomo. Il lavoro realizza e sostiene economicamente la persona. Tutti noi al mattino ci alziamo e cominciamo ad affrontare la nostra giornata lavorativa, qualunque essa sia. Per chi soffre di fibromialgia è diverso: il solo alzarsi dal letto è causa di gran dolore ed affaticamento. Fra tanti lavoratori fibromialgici c’è chi non riposa durante la notte a causa di un’insonnia che lo accompagna costantemente notte dopo notte, chi non può fare a meno di un secondo stipendio in famiglia o chi addirittura apporta l’unico stipendio in famiglia; e poi, poiché sono prevalentemente le donne affette da questa sindrome, ci sono anche tante casalinghe che, pur non contribuendo direttamente al bilancio familiare con un lavoro esterno, non riescono a gestire la casa, o fanno semplicemente un’enorme fatica ad accudire i figli. Il paziente fibromialgico convive costantemente con il dolore cronico e l’astenia, che sono frequentemente causa di assenze dal lavoro, situazione che, alla lunga, può portare a problemi o contenziosi fino alla perdita della propria occupazione.

Tutto questo si traduce, per i pazienti fibromialgici, in depressione e disturbi dell’umore e a pagarne il prezzo più alto, spesso, sono per l’appunto le donne, poiché sono loro in maggior numero a soffrire di fibromialgia.

La sindrome fibromialgica ha una prevalenza massima in età lavorativa. Anzi, si può anche dire che la fibromialgia esordisce spesso e volentieri proprio nel pieno dell’età lavorativa. E questo genera molto spesso difficoltà e criticità, anche da un punto di vista finanziario, ad esempio in caso di famiglie monoparentali o se non ci sono altre fonti di reddito (marito o compagno che lavora) in famiglia.

I problemi legati direttamente alla malattia si sommano a quelli creati da una situazione lavorativa che può diventare precaria, a causa della diminuita resa sul lavoro, della difficoltà di concentrazione, dei dolori che limitano o impediscono anche totalmente determinate funzioni lavorative. Pur essendo una sindrome riconosciuta da anni dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, non è al momento possibile usufruire di eventuali pensioni d’invalidità o altre facilitazioni in ambito lavorativo, in quanto la fibromialgia non è compresa nelle tabelle dalla Medicina del Lavoro .

Le persone affette da fibromialgia in età lavorativa si trovano quindi in una situazione particolarmente difficile: chi ha un lavoro, cerca di mantenerlo, facendo spesso sforzi sovrumani, ma, come è normale, talvolta si deve comunque assentare dal lavoro magari per un peggioramento della malattia, vivendo col terrore di venire licenziato. I lavoratori autonomi combattono, d’altra parte, su più fronti: oltre alla lotta contro la sindrome sono impegnati nel proseguire la propria attività che non possono ovviamente affidare ad altri, con la costante paura di dover diminuire le ore di lavoro, col rischio di riduzione o addirittura di chiusura della propia attività.

A parte, infine, vanno considerati i pazienti che sono disoccupati: oltre alla difficoltà intrinseca alla ricerca di un nuovo lavoro, si trovano ad affrontare anche quella di doverne trovare uno adeguato alle loro possibilità fisiche.

I fibromialgici non sono persone inabili al lavoro, tranne in rari casi di malattia altamente invalidante (e qui potremmo addentrarci nel discorso dell’assistenza ancor oggi non riconosciuta come diritto per i fibromialgici). Ma la fibromialgia è una condizione cronica che dura a lungo, in taluni casi anche una vita: occorrerebbe quindi un programma di sensibilizzazione dei datori di lavoro e dei lavoratori su scala nazionale affinché la malattia sia conosciuta e compresa: ad esempio, al malato fibromialgico, che ha i muscoli costantemente in tensione e doloranti, possono bastare 5 minuti di pausa ogni ora di lavoro: questo momento di riposo non sarebbe un tempo di “lavoro perso”, ma si tradurrebbe in un “momento di investimento lavorativo” che permetterebbe al fibromialgico di riprendere la sua attività con meno dolore e più serenità.

Alla luce di questa situazione, in Regione Toscana abbiamo cominciato una campagna di sensibilizzazione sull’argomento “fibromialgia”.

Il 21 febbraio 2017 abbiamo tenuto, come RLS (rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza), un primo incontro, presso una delle sedi regionali, con tecnici esperti della materia per illustrare ai dipendenti la malattia. Il nostro scopo era ed è anche quello di fornire informazioni e far prendere coscienza della problematica ai dipendenti della Regione Toscana affetti da questa malattia, così da potere capire la numerosità dei soggetti coinvolti.

Dall’incontro è nato un piccolo opuscolo che è stato distribuito a tutti, ed è stato pubblicato anche sulla Intranet regionale, e che è stato distribuito anche a tutti i rappresentanti delle varie sigle sindacali che compongono la nostra RSU.

Poiché in Regione Toscana vi sono più di 3500 lavoratori così divisi:

– soggetti a tempo indeterminato n. 3.499;

– soggetti a tempo determinato n. 222,

considerando una incidenza fino al 7% su popolazione sana, si può stimare che circa 30 persone siano probabilmente affette dalla sindrome.

Naturalmente si è provveduto successivamente a dare la massima diffusione delle informazioni, cosicché è stato possibile raccogliere diverse segnalazioni dai dipendenti (e non solo).

Visto il buon esito dell’iniziativa, i rappresentanti eletti nella RSU e i RLS di Regione Toscana si sono posti l’obiettivo di estendere questa attività di informazione anche ad altre realtà lavorative, sia piccole che grandi: si è subito, o quasi, presentata l’occasione di estendere questa attività ad altri luoghi di lavoro, con la collaborazione di altre rappresentanze dei lavoratori. Quindi altri incontri sono stati indetti a partire dal 1 giugno per rendere virale l’informazione.

Più si parla della fibromialgia nei luoghi di lavoro, più sensibilizziamo i lavoratori sul problema e potremo così aiutare chi sta in silenzio per paura, la paura di essere emarginati, esclusi, derisi, messi da parte perché semplicemente malati.

Senza dubbio, questa patologia ha un forte impatto sul lavoratore. Possono passare anni dalla comparsa della sintomatologia alla diagnosi della malattia, perché la fibromialgia è ancora una patologia poco conosciuta. E’ quindi necessario diffondere le informazioni sulla malattia negli ambienti lavorativi per far sì che ogni datore e/o medico competente e/o lavoratore sia informato. Dare voce ai malati di fibromialgia deve essere il nostro primo e più importante scopo, anche per intraprendere l’impervio cammino che porterà al riconoscimento della malattia.

Firenze 05/06/2017

questo scritto è scaricabile come pdf seguendo il link qui sotto:

Il lavoro e la Fibromialgia

un ricordo di Vincenzo Miliucci

IN MORTE DI LORENZO BARGELLINI: UN RICORDO DI VINCENZO MILIUCCI

Da ieri mattina è cominciata a circolare la notizia della repentina morte di Lorenzo Bargellini, compagno fiorentino di 59 anni stroncato da un infarto.

Da quel momento il passa parola ha fatto il giro d’Italia.

Lorenzo era conosciuto , stimato, amato da più generazioni di compagni/e , per quel suo modo amabile di rapportarsi, per quell’immagine trasandata e sbarazzina, per quel sorriso ingenuo e beffardo, per quella fierezza cocciuta che metteva in ogni impresa.

Un dolore, misto a tristezza e rabbia , è sopragiunto in tutti/e noi .

Non ci si dà pace per questa incredibile perdita ! Appena due settimane fa c’eravamo abbracciati a Firenze in occasione di un convegno sul ’77 e scherzato su quella storia che non finisce mai.

Ci vorrà del tempo dilatato per smaltire questa terribile botta.

Ci conforta il sapere che la creatura che ha contribuito a realizzare Lorenzo e a cui ha dedicato le più preziose energie, il Movimento di Lotta per la Casa, vede già altri prosecutori forgiati dal suo esempio e accomunati nella comune volontà della difesa degli umili e degli oppressi.

Il Lorenzo che ho conosciuto, lo vede giovanissimo studente antifascista militante e già attento alle problematiche sociali innescate dall’agire solidale degli autonomi fiorentini.

Poi, partecipe della indimenticabile epopea che portò alla chiusura del ciclo nucleare in Italia, primi al mondo! Con le innumerevoli battaglie e le estati dei campeggi antinucleari in tutta Italia, : in particolare in quel di Vernio contro il PEC del Brasimone e a Montalto di Castro.

Ed ancora il Lorenzo antimperialista , inteso alla comune sfida della dismissione delle basi Usa-Nato , a partire da quella limitrofa di Camp Darby ,dove ci siamo più volte ritrovati ai presidi e negli scontri con la polizia.

Lo spazio occupato dell’Ex Emerson lo fa promotore dei più diversi incontri tra le realtà dei centri sociali e la particolare amicizia con i coetanei del csoa romano “ Hai visto Quinto” .

Nel Movimento Antagonista Toscano(MAT) svolge un ruolo preminente nello sviluppo e nel raccordo delle compagini toscane protese alla riappropriazione sociale.

Da qui , l’abnegazione totale alla lotta per il diritto alla casa , a scapito anche della salute e della vita personale. Un monumento, che non c’è bisogno di innalzare perché lo portereno sempre nei nostri cuori e nella memoria collettiva.

ADDIO “ CAPELLONE”, TI ABBIAMO VOLUTO UN GRAN BENE .
Vincenzo

confederazione Cobas di Firenze: ciao Lorenzo

Ciao Lorenzo
La Confederazione Cobas di Firenze esprime sgomento e immenso dolore per la prematura scomparsa del compagno Lorenzo Bargellini.
Ci preme ricordare il suo generoso impegno politico e sociale nelle mille lotte per la riaffermazione dei diritti che lo hanno visto protagonista negli ultimi quarant’anni della storia proletaria di questa città e non solo.
Ci preme ricordare Lorenzo senza cadere in una stucchevole e sdolcinata retorica della memoria, non parteciperemo al coro di una falsa iconografia già promossa da pennivendoli di regime e da soggetti ambigui o da altrettanto ambigue aree politiche che, con incalcolabile ipocrisia, offrono una lettura della sua militanza ed impegno politico del tutto inappropriati.
Lorenzo non faceva né volontariato né carità. Lorenzo è un comunista, un compagno che con grande coerenza e generosità ha promosso e diretto il conflitto di classe in questa città e non solo. Che ha speso la propria vita di proletario comunista per la riaffermazione dei diritti della parte più debole della società, promuovendo forme spesso vincenti di riappropriazione di beni pubblici e privati sottratti alla voracità dei padroni, praticando non a parole ma nella sostanza forme reali di contropotere proletario.
Le sue battaglie, che sono anche le nostre, lo hanno portato a scontrarsi per tutta la vita con i poteri forti che governano questo territorio: la Firenze massona e bottegaia, la Firenze della proprietà fondiaria, della speculazione immobiliare, la Firenze delle gerarchie ecclesiastiche che gestiscono a loro volta immense proprietà fondiarie, e non ultime le istituzioni pubbliche, repressive, xenofobe, securitarie, anch’esse impegnate a supportare gli interessi dei padroni della città e nello stesso tempo nella gestione antipopolare e antisociale del cospicuo patrimonio abitativo pubblico.
Quelle stesse istituzioni che solo dopo la morte lo promuovono ad “interlocutore” rappresentativo di una realtà sociale esplosiva, sono le stesse istituzioni che nel bieco tentativo di criminalizzare le lotte, lo hanno trascinato in decine di processi penali che di certo non hanno giovato alla sua salute.
L’unico modo di ricordare davvero Lorenzo, e abbiamo ragione di ritenere che sarebbe quello che anche lui vorrebbe, è raccoglierne il testimone, continuare con ancora più determinazione le battaglie di un comunista che con grande coerenza si è dedicato alla lotta di classe.
Non sarà facile, anzi sarà impossibile proseguire il lavoro con la stessa intelligenza, la stessa forza, la stessa umanità di Lorenzo, ma glielo dobbiamo.
Nessuno si illuda: in ogni lotta, in ogni occupazione, in qualsiasi occasione nella quale riusciremo a batterci per l’emancipazione del proletariato, Lorenzo vivrà.
Firenze 05/05/2017
COBAS Confederazione Firenze