dal muro al filo spinato c’è sempre una via d’uscita

Dal muro al filo spinato, c’è sempre una via d’uscita

Il primo passo è stato il muro. Un muro invisibile altro circa 24 metri, più degli edifici che lo fronteggiavano. Invisibile ma reale, lo si sentiva al contatto, non lasciava passare se non sotto il controllo vigile di un dispositivo automatico. Il muro divideva un settore dall’altro, non poteva più esserci comunanza fra i cittadini dei due settori: due mondi separati. Passare da un settore all’altro era proibito ed era possibile solo sotto il pagamento di un pedaggio, commisurato ad una frazione di paga oraria.

Poi è arrivato il tornello, ad altezza d’uomo e con i muri intorno, non si poteva passare se non di lì, e gli uomini armati controllavano che i badge funzionassero regolarmente. In caso contrario non sarebbe stato possibile accedere. Perfino il filo spinato era stato posto sopra gli alti muri.

Alcuni attivisti dei diritti civili protestarono: perché i frequentatori dei palazzi erano trattati da assassini e criminali? Qual era l’utilità di una simile organizzazione dello spazio? dove finiva l’apertura all’esterno con gli open day e la partecipazione di chi stava al di là dei cancelli? Perchè vengono riproposte regole differenziate all’interno dei cancelli, rispetto a quelle sociali vissute all’esterno, come un tempo faceva il padrone delle ferriere? Non siamo in una democrazia parlamentare?

Di fronte a regole senza senso o ingiuste c’è sempre una via d’uscita.

Alla fine è stato il buon senso a dare una risposta: bisogna essere leali e rispettare le norme sociali eque e giuste, ma bisogna sempre essere in grado di capire quando le regole sono ingiuste e insensate e allora semplicemente e senza esitazione non vanno rispettate, vanno eluse e vanno sbeffeggiate.

Il collettivo funziona sempre, più tutti lo fanno, più diventa norma e più è invincibile.

Marvi Maggio – Cobas Regione Toscana

PS Antonio Barretta nell’incontro del 7 ottobre, in risposta ad una esplicita domanda della RSU ha ribadito l’unicità come sede di lavoro degli edifici appartenenti ad uno stesso complesso immobiliare. Ha poi specificato che restano in vigore le norme in essere. Quindi il complesso immobiliare di Novoli è un un complesso unico (cvd, come volevasi dimostrare)

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