precarietà: basta

Precarietà: basta

Cinquanta lavoratori a tempo determinato hanno scritto una lettera al presidente della Regione Toscana Rossi per chiedere di trovare un modo che permetta loro di continuare a lavorare.

Si deve constatare che la cattiva prassi di assumere a tempo determinato invece che a tempo indeterminato è continuata. La giustificazione è stato il blocco del turn over imposto anche quando invece sarebbe stato necessario assumere a tempo indeterminato. Si tratta di compiti legati ai progetti europei che si ripetono nel corso del tempo.

Va sottolineato che la riduzione dei costi sulla pelle dei lavoratori, non ci piace. Una riduzione che comporta diminuire il novero dei lavoratori a tempo indeterminato ed aumentare le altre forme di lavoro, tutte più insicure e flessibili ai bisogni del datore di lavoro. Si verificano anche le assunzioni con contratti sotto soglia su Start invece di espletare concorsi pubblici aperti a tutti.

Se blocchi alle assunzioni a tempo indeterminato ci sono, si tratta di scelte politiche e tecniche che chiunque abbia a cuore la qualità del lavoro e soprattutto la qualità della vita dei lavoratori, non può condividere. Scelte politiche e quindi non solo modificabili, ma che vanno modificate.

Se gli esuberi hanno soppresso dei posti, altri si rendono necessari. Se le leggi ostruiscono la possibilità di organizzare al meglio il lavoro, vanno modificate.

Una soluzione è un concorso pubblico a tempo indeterminato per un numero di posti conguo e che offra una graduatoria per future assunzioni, sempre a tempo indeterminato.

Comunque le attese e i problemi per i lavoratori a tempo determinato sono stati creati da scelte discutibili e devono essere risolti, perché al di là delle leggi esistenti, ci sono le vite delle persone in gioco. E nuove leggi più eque possono essere scritte, come insegna la storia.

Fino ad oggi Rossi non ha risposto alla lettera dei colleghi: sollecitiamo quindi una risposta e una soluzione.

Marvi Maggio – Cobas Regione Toscana

qui sotto trovate la lettera scritta dai colleghi a Rossi

Signor Presidente,

recentemente, leggendo dell’intesa sottoscritta dall’Assessore Bugli con i Sindacati dei lavoratori delle ex Province toscane, abbiamo appreso del Suo impegno per tutelare i lavoratori dei Centri per l’Impiego, che da gennaio sono passati sotto la gestione operativa della Regione Toscana.

Lei si è impegnato a rappresentare le istanze degli operatori precari dei CPI, anche nei confronti del Governo, per trovare le opportune soluzioni legislative nazionali per la loro stabilizzazione.

E’ lodevole la Sua presa di posizione nei confronti di questi lavoratori, tuttavia Le facciamo presente che attualmente in Artea e in Regione Toscana lavorano oltre 50 dipendenti a tempo determinato, alcuni dei quali precari da diversi anni: questi siamo noi.

Sappiamo che quella del precariato è una piaga ormai endemica, che da oltre vent’anni affligge le generazioni giovani e meno giovani di lavoratori italiani, destabilizzando le loro vite e quelle delle loro famiglie; piaga dalla quale anche questa Amministrazione regionale non è immune.

Inoltre, con i pensionamenti e i recenti tagli al personale, che hanno ridotto di oltre il 10% l’organico della Regione, e il blocco totale del turnover che ne è conseguito, si ripropone nuovamente il ricorso al personale a tempo determinato, come unica soluzione per far fronte a carichi di lavoro che in questi anni non sono certo diminuiti.

Ormai l’età media di chi è costretto a lavorare sotto la scure della scadenza del proprio contratto di lavoro aumenta sempre di più, ma noi non ci arrendiamo a pensare che la nostra generazione sia una generazione a termine, che “scade” così come l’ennesimo contratto di lavoro.

Chiediamo per questo che, come nel caso dei colleghi delle ex Province, Lei si faccia carico di istituire una Tavolo Permanente di confronto tra l’Amministrazione e i suoi lavoratori precari, in modo da poter seguire e valutare le possibili soluzioni, sia a livello collettivo che individuale.

Per chi si ritrova senza lavoro, dopo la fine dell’ennesimo contratto a termine, non fa molta differenza aver lavorato per un’impresa privata, ovvero per la Provincia o per la Regione Toscana, quando il giorno dopo si è costretti ancora una volta a guardare in faccia la dura realtà della disoccupazione e di una vita ad intermittenza, che ancora non ci rassegniamo a vivere.

Per questo, apprezzando il Suo costante impegno per la difesa dei lavoratori toscani, Le chiediamo di non dimenticare proprio coloro che lavorano per la Regione che Lei rappresenta.

In attesa di un Suo riscontro, porgiamo i nostri più cordiali saluti.

Firmata da 50 colleghi.

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