Corruzione, moduli e potere decisionale

Corruzione e potere decisionale

La corruzione in Italia costa 60 miliardi di euro all’anno, il 4% del PIL.

E’ un problema reale e concreto che va risolto. Ma come?

Prima di tutto è evidente che la corruzione risiede ai piani alti: si corrompe chi ha potere decisionale e non gli esecutori di decisioni altrui.

Chi ha potere decisionale nella pubblica amministrazione? I politici e gli alti dirigenti.

Che senso ha quindi la richiesta di compilazione dei moduli “comunicazioni previste dal codice di comportamento dei dipendenti in servizio negli uffici della giunta regionale” (simili a quelli richiesti per il Consiglio)?

Fare per non fare. In uno splendido stile burocratico si fa con la giustificazione che è richiesto dalla norma ((L.190/2012, legge Severino), ma di fatto non si fa.

Se si guarda alle inchieste sulla corruzione si verifica facilmente che la collusione fra politici, imprenditori e criminalità nonché gli appalti truccati sono appannaggio degli apici, della classe dirigente e in primo luogo dei politici. E non potrebbe essere altrimenti visto che le decisioni stanno in capo a loro. Non ce lo dicono di continuo? Non ci ricordano di continuo che sì, ci può essere partecipazione pubblica su certe scelte ma alla fine la decisione appartiene ai politici “democraticamente” eletti? (le virgolette sono motivate dalle distorsioni maggioritarie).

Ne consegue che far compilare i moduli ai dipendenti rischia di essere un modo per non affrontare il problema della corruzione dove sta davvero.

I lavoratori sperano sempre che qualcosa cambi e che la corruzione sia colpita, per poi scoprire che l’oggetto da porre sotto osservazione non sono i probabili colpevoli, ma loro!

La classe dirigente è caratterizzata da scambi continui fra incarichi di vertice nella pubblica amministrazione e nelle grandi imprese (pubbliche e private), di gente i cui interessi sono palesemente intrecciati. Quante cene fanno (luogo decisionale informale per eccellenza), quanti favori si scambiano? E’ lì che la corruzione va stanata.

Gli scambi avvengono offrendo per esempio servizi vari, lavori di ristrutturazione, case a prezzi scontati, posti di lavoro ai familiari, facendo vincere bandi (è il sistema gelatinoso) e non solo dando le mazzette. I moduli dovrebbero essere fatti compilare alle imprese che vengono lautamente finanziate, ai politici che sono al governo e ai dirigenti più alti. Con chi hai cenato ieri sera?

Ma fare domande ai potenti (cioè politici e dirigenti) crea più problemi, e quindi le domande si fanno a chi non dovrebbe essere oggetto di attenzione.

Infine: cara amministrazione, tanti colleghi ci chiedono chiarimenti perché è davvero incomprensibile il senso di quello che ci chiedete con i moduli previsti dal codice di comportamento. Spiegate la ratio che sta dietro queste scelte, se ci riuscite. Sì perché non ci accontentiamo del burocratico: devo rispettare la legge. Perché la legge anticorruzione deve combattere la corruzione e come la combattereste chiedendo a noi di compilare questi moduli? Infine vi ricordo che inerente è intransitivo (inerire regge la preposizione, non si può scrivere inerenti il ma bisogna scrivere inerente al) e usarlo come fate voi nei vostri documenti e nei moduli è un grave errore. Come mai il CTD e la giunta (che ha approvato la deliberazione relativa) non si sono accorti di questo grave errore? E questa domanda si ricollega direttamente al tema posto.

Marvi Maggio Cobas Regione Toscana

Per commenti, contributi e proposte di iniziative visita il blog: https://rtcobas.wordpress.com/

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2 risposte a “Corruzione, moduli e potere decisionale

  1. Per aggiungere un po’ di carne al fuoco segnalo anche che l’art. 6,
    comma 1, del codice richiede la dichiarazione relativa agli interessi finanziari QUALORA esistano tali interessi.

    Al contrario l’amministrazione sta chiedendo di produrre la comunicazione
    anche a chi non ha questi interessi, in palese violazione della norma da
    essa stessa prodotta.

  2. La corruzione sappiamo benissimo da dove parte! Non certo da chi lavora nel comparto …
    Sono i vertici che “devono” dimostrare di non avere interessi con la “politica” e gli “affari” non certo noi!!!
    Mi sembra chiaro che un corrotto non può autoaccusarsi!!!!
    Quindi fanno come Ponzio Pilato se ne lavano le mani “inventandosi” questo machiavellico giro di vite!!!
    Gli “Azzeccagarbugli” che ci circondano agli alti vertici sono tanti!!!!
    Con la “facciatosta” di “applicare” la legge nazionale continuano a manovrare i fili a loro piacimento ….
    La corruzione nelle pubbliche amministrazioni non si cancella certamente in questo modo!!!!
    Basterebbe veramente fare questa indagine tra gli alti vertici e tutti i soggetti che hanno beneficiato e beneficiano dei fondi regionali (soldi quindi pubblici e di conseguenza anche nostri)…o su soggetti che hanno fatto carriera politica etc etc!!!
    La frustrazione che ho venendo al lavoro aumenta sempre di più!!!!

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