27 gennaio: una memoria che serva a migliorare il presente

27 gennaio: una memoria che serva a migliorare il presente

Il 27 gennaio 1945, è il giorno della liberazione del campo di concentramento di Auschwitz ad opera delle truppe sovietiche dell’Armata Rossa.
E’ il giorno della memoria per ricordare la persecuzione e lo sterminio degli ebrei, dei deportati antifascisti e antinazisti, dei rom e sinti.
E contemporaneamente è il giorno della memoria per ricordare tutti gli antifascisti e anti-nazisti che hanno lottato per liberarci da quella barbarie.

Contro ogni revisionismo, promosso da chi ha interesse a nascondere e a far dimenticare la realtà storica, perché allo stesso modo vuole nascondere i propri crimini (stragi di stato, torture, Gladio in chiave antidemocratica ed anticomunista, P2, accordi con la mafia), la storia degli storici deve diventare memoria sociale che non possa essere cancellata facilmente, né essere discussa solo fra gli addetti ai lavori.

Una memoria che sappia vedere i legami fra ingiustizie di oggi e ingiustizie di ieri, fra lotte di ieri e di oggi. Una memoria che serva a migliorare il presente, che impedisca il rinascere di ideologie retrive, che sappia ricordare i responsabili degli eccidi e delle ingiustizie, ma sappia anche ricordare chi ha lottato per ottenere più eguaglianza (contro le gerarchie e le disuguaglianze di reddito e ricchezze), più libertà (non di impresa, ma delle persone), più democrazia (non falsa ma reale).

Ogni volta che qualcuno viene considerato inferiore, il fascismo è alle porte, magari ha un nome diverso, ma ha quelle stesse radici.

Primo Levi ha scritto: “Il fascismo non era soltanto un malgoverno buffonesco e improvvido, ma il negatore della giustizia; non aveva soltanto trascinato l’Italia in una guerra ingiusta ed infausta, ma era sorto e si era consolidato come custode di un ordine e di una legalità detestabili, fondati sulla costrizione di chi lavora, sul profitto incontrollato di chi sfrutta il lavoro altrui, sul silenzio imposto a chi pensa e non vuole essere servo, sulla menzogna sistematica e calcolata”. (da Oro, in Il sistema periodico, Einaudi).

Primo Levi ci ricorda che “Auschwitz è fuori di noi, ma è intorno a noi, è nell’aria. La peste si è spenta, ma l’infezione serpeggia: sarebbe sciocco negarlo. In questo libro se ne descrivono i segni: il disconoscimento della solidarietà umana, l’indifferenza ottusa o cinica per il dolore altrui, l’abdicazione dell’intelletto e del senso morale davanti al principio d’autorità, e principalmente, alla radice di tutto, una marea di viltà, una viltà abissale, in maschera di virtù guerriera, di amor patrio e di fedeltà a un’idea”. (dalla prefazione a Léon Poliakov, Auschwitz, Veutro, Roma, 1968)

Attualizzare la memoria significa porsi delle domande. Le parole di Primo Levi devono farci riflettere.

Occorre per esempio chiedersi chi oggi promuove un sistema che impone la costrizione di chi lavora e il profitto incontrollato di chi sfrutta il lavoro altrui, chi impone il silenzio a chi pensa e non vuole essere servo, chi fonda il suo governo sulla menzogna sistematica e calcolata. Chi attraverso l’austerità ci priva contemporaneamente di reddito, di lavoro utile e di servizi pubblici. Lavoro utile non per la crescita economica ma per la cultura, l’istruzione, la salvaguardia e la manutenzione del territorio e dell’ambiente, la cura degli anziani, dei bambini, insomma per il benessere sociale. Chi mentre afferma di essere dalla parte dei lavoratori applica decisionismo, gerarchia (inefficiente), discrezionalità e ingiustizia sistematica negli uffici dell’amministrazione che governa.

Marvi Maggio  X Delegati Cobas RSU Regione Toscana

Per commenti, contributi e proposte di iniziative visita il blog: https://rtcobas.wordpress.com/

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