Contraddizioni regionali. E allora?

Contraddizioni regionali

L’art. 54 comma 3 dello Statuto della Regione Toscana stabilisce: “Tutti gli atti amministrativi regionali, salvo quelli meramente esecutivi, sono motivati”,

ma:

gli atti amministrativi che riguardano i lavoratori ed in particolare le valutazioni del personale non sono motivate in modo esplicito, oggettivo e verificabile (due pesi e due misure?).

 Il Piano Regionale di Sviluppo 2011-2015 nell’ambito delle politiche di cittadinanza di genere assume l’obiettivo di conciliare vita e lavoro anche attraverso il telelavoro,

ma:

ci sono DG che intendono ridurre il telelavoro in modo significativo e ricondurlo alla solita concessione discrezionale per di più in base a turni, invece di assegnarlo in base alla tele lavorabilità delle attività e alla richiesta del dipendente, come stabilito dallo specifico accordo (vicenda meglio nota come predicare bene e razzolare male).

 L’art.52 comma 3 dello Statuto stabilisce “La regione valorizza il personale regionale e ne cura la formazione professionale, per garantire efficacia ed efficienza all’azione amministrativa,

ma:

proprio prima dell’estate alcuni colleghi sono stati trasferiti e svolgeranno compiti che non corrispondono alla loro professionalità (vicenda meglio nota come trasferimenti coatti).

 L’art.3 comma 4 dello Statuto stabilisce “La Regione garantisce la partecipazione di tutti i residenti e dei toscani residenti all’estero alle scelte politiche regionali”

ma

ai dipendenti non è consentita la partecipazione alle scelte che riguardano l’organizzazione del proprio lavoro, (eppure siamo noi a portarlo avanti!)

 L’art.3 comma 2 dello Statuto stabilisce: “La Regione opera al fine di realizzare il pieno sviluppo della persona e dei principi di libertà, giustizia, uguaglianza, solidarietà, rispetto della dignità personale e dei diritti umani”

ma

l’organizzazione degli uffici regionali è quanto di più gerarchico e militaresco si possa immaginare. Il potere è assoluto, feudale, da ancien régime. La rivoluzione francese sembra che non ci sia ancora stata. Qui “serrano la catena del comando”.

 E si potrebbe continuare.

viene da chiedersi, ma dove ci troviamo?

“…la voce proveniente dal videoterminale continuava a farfugliare qualcosa a proposito dei successi ottenuti in ogni campo e della realizzazione più che completa del PRS. Il videoterminale riceveva e trasmetteva contemporaneamente. Se il lavoratore avesse emesso un suono anche appena più forte di un bisbiglio, il videoterminale lo avrebbe captato; inoltre, finché fosse rimasto nel campo visivo controllato dalla placca metallica, avrebbe potuto essere sia visto che sentito. Naturalmente, non era possibile sapere se e quando si era sotto osservazione. Con quale frequenza, o con quali sistemi, la psicopolizia si inserisse sui cavi dei singoli apparecchi era oggetto di congettura. Si poteva persino presumere che osservasse tutti continuamente. Comunque fosse, si poteva collegare al vostro apparecchio quando voleva”.

E allora?

Magari voi che leggete ora pensate, “ma perché ci dice queste cose? Per farci star male più di quanto già stiamo?”. La risposta è no, naturalmente. Perché ci sono molti modi in cui possiamo opporci insieme a queste storture. Per esempio iniziando a raccogliere le nostre critiche all’organizzazione del lavoro attuale e le proposte di modifica. Se non lo facciamo noi sarà difficile che lo faccia chi ha creato molti dei problemi che ci troviamo quotidianamente ad affrontare.

E poi ci sarà lo sciopero generale del 18 ottobre 2013.

SU LA TESTA! (per noi tutti)

ATTENTI ALLE TESTE! (ad alcuni! In senso metaforico, humm, ovviamente…)

INSOMMA, LA PAZIENZA HA UN LIMITE.

Marvi Maggio X Delegati Cobas RSU

Per commenti, contributi e proposte di iniziative visita il blog:

https://rtcobas.wordpress.com/

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