ordine disordine organizzazione

Ordine, disordine e organizzazione. Etica, responsabilità, solidarietà.

Il dirigente dell’AC “Organizzazione, personale, sistemi informativi” all’inizio di luglio ha firmato tre ordini di servizio che prevedono il trasferimento di tre nostri colleghi senza che siano state rispettate tre condizioni necessarie al buon funzionamento di qualsiasi organizzazione complessa come la nostra:

  1. tenere conto delle competenze del lavoratore, sia quelle acquisite attraverso il percorso di studi e di aggiornamento, sia quelle acquisite lavorando;
  2. coinvolgere i lavoratori interessati nelle decisioni in modo che siano condivise. Coinvolgere il lavoratore nelle scelte relative alla sua attività, come prevede la democrazia organizzativa,  può far capire al dirigente se la sua decisione è giusta ed efficiente dal punto di vista della qualità del lavoro;
  3. le scelte devono essere sensate e ben motivate e va tenuto conto che coinvolgono i lavoratori  nella loro vita quotidiana e familiare oltre che lavorativa. No a soluzioni affrettate e piene di effetti collaterali negativi. Programmazione e non scelte estemporanee.

Siamo di fronte a trasferimenti coatti che non tengono conto delle competenze dei lavoratori, e che soprattutto non ci rispettano né come persone, né come lavoratori.

Sì perché questo è un atto di una gravità inaudita che non riguarda solo chi oggi si è trovato spostato da un giorno all’altro, ma chiama in causa tutti noi. Lavoratori ed RSU.

Lo statuto regionale prevede di valorizzare la professionalità dei dipendenti. Qui viene messa in dubbio la dignità delle persone. Oggetti da spostare senza nessuna motivazione plausibile.

A scanso di equivoci: non tutto quello che è possibile (trasferimento all’interno di una stessa AC) è accettabile.

Dopo l’incontro dell’RSU con Rossi, l’amministrazione ha proposto una bozza di “patto di consultazione” che fra i punti caratterizzanti ha l’attivazione di una prassi di consultazione con RSU e sindacati su temi fra cui spiccano i: “processi di mobilità del personale correlati ad interventi di riassetto organizzativo”. Nello stesso documento l’amministrazione si impegna a “valorizzare la professionalità dei dipendenti come previsto dallo statuto”.

Dobbiamo pensare che si tratta delle solite fumose chiacchiere auto-celebrative oppure possiamo aspettarci un cambio di passo e delle scuse?

Gli ODS vanno bloccati e revocati (come già chiesto dall’RSU)

Delegati Cobas RSU

Per commenti, contributi e proposte di iniziative visita il blog: https://rtcobas.wordpress.com/

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4 risposte a “ordine disordine organizzazione

  1. Io mi chiamo Leonello Toccafondi e lavoro presso il Centro di documentazione “Cultura della Legalità Democratica”, in piazza Duomo. In passato per ben 6 anni, dal 2000 al fino al 1 marzo 2007, quindi per ben 6 anni – e sei domande di trasferimento – mi è stato negato il trasferimento all’ufficio presso il quale adesso lavoro. Cosa c’entra mi chiederete? C’entra perché la mia testimonianza serve a sottolineare i comportamenti, spesso estremi dell’amministrazione, che risultano però egualmente dannosi. Infatti io sono il fratello di Luca Toccafondi (uno dei dipendenti trasferiti coattivamente, senza alcun criterio agli inizi di luglio), assistente per la comunicazione che, dopo 13 anni di lavoro presso l’U.R.P. di Novoli, e dopo 5 mesi passati presso gli uffici di Bruxelles, gennaio-maggio 2013, ritornato a Firenze, il 31 maggio scorso, dopo un mese è staato trasferito, alla Formazione, di cui non si è mai occupato e di cui non sa niente. Oltre tutto il probabile trasferimento gli era stato addirittura preannunciato quando ancora era in servizio a Bruxelles, dimostrazione di una ancor più grave mancanza di sensibilità da parte della dirigenza. Questo trasferimento secondo il sig. Claudio Martini farebbe parte della necessaria riorganizzazione dell’ente? Solo a pensarci viene il vomito, e non perché riguardi mio fratello, ma perché neppure uno sprovveduto raccolto sul marciapiede e ignorante in materia di P.A. avrebbe operato in tal modo – senza tenere conto del percorso professionale, delle capacità acquisite, del merito, di cui tutti parlano salvo poi fregarsene allegramente. “Deportato” – e mi scuso per la forzatura, ma rende bene l’idea – quindi dall’U.R.P. alla Formazione, senza che chi ha operato un atto di trasferimento del genere si sia reso conto della stupidità di un comportamento del genere, che non farebbe onore a nessuno persona di buon senso. Un atto autoritario degno del peggior Marchionne, ma qui siamo in Regione Toscana e non alla Fiat: Non abbiamo bisogno di “mandarini” cinesi, ancor meno in “salsa italiana”. Questa mia vuole esprimere la personale solidarietà anche agli altri dipendenti, trasferiti ingiustamente a luglio, e che non conosco. Buon lavoro a tutti. Leonello Toccafondi

    • Conoscendo di persona il dottor Luca Toccafondi, nell’apprendere la notizia del suo trasferimento resto basito, perplesso, per usare un eufemismo necessariamente ipocrita. Ho avuto modo di conoscere anche il dottor Leonello Toccafondi avendo lavorato insieme a lui in passato, nella stessa stanza, per un breve periodo di tempo (può capitare di venire indirizzati al Bilancio a chi è laureato in giurisprudenza, certe cose non seguono nessuna logica che sia comprensibile per noi che siamo sempre alla ricerca della stessa logica: causa effetto, causa effetto, causa effetto, solo per dare un senso a ciò che è privo di senso, come direbbe Tabucchi…).
      Ho apprezzato (e quanto ho letto adesso conferma e anzi consolida la stima nei suoi confronti) certe sue idee e la coerenza dei comportamenti nonchè il coraggio di esprimere in molte circostanze il proprio punto di vista e la chiarezza, doti in Regione rare e giudicate sconvenienti.
      E’ ritenuto da molti, troppi, più opportuno starsene zitti e rintanati buoni buoni in un ufficio ad aspettare la pensione che non c’è, evitando di infastidire coloro i quali, investiti della dirigenza di un ente pubblico (ricordiamolo qualche volta: ente pubblico, dove vigono i principi di imparzialità, bla bla bla e trasparenza, dato che a volte è lecito dubitarne) fanno e disfanno a proprio piacimento, senza curarsi troppo dei modi e delle persone, e senza rendere conto ad alcuno.
      Sindacati in testa, duole dirlo. Perchè tanto oramai tutto è permesso.
      “Dì che ti trovi bene, molto bene…”, mi ha detto una volta tra il serio e il faceto un collega che ha capito da un pezzo come funzionano le cose, “…vedrai che in poco tempo ti spostano. Se chiedi il trasferimento fai la muffa, se invece ti mostri felice e soddisfatto…”
      Regolarsi dunque. Se foste fieri del lavoro che svolgete, meglio non darlo a vedere.

  2. “Letteratura del Novecento e mondo del lavoro”

    Rivolgendomi, per comodità, una domanda che può apparire retorica mi sono chiesto se la letteratura può aiutarci a inquadrare e meglio definire, alla luce di alcune recenti scelte operate in Regione Toscana, persone e vicende della vita lavorativa – anche di quella nella pubblica amministrazione. La risposta che mi sono dato è stata la seguente: sì, la letteratura può aiutarci.
    Così sono andato a scomodare un grande scrittore del Novecento, Ignazio Silone, e ho attinto ad un suo pensiero per fare un’ulteriore riflessione sulla vicenda dei cosiddetti “trasferimenti coatti”, operati nello scorso mese di luglio.
    In una sua opera – della quale non rivelo il titolo, perché vorrei anche solo suscitare la curiosità di andare a cercarla, ma dico solamente che non è tra le sue più famose – Ignazio Silone scrivendo della libertà spiegava che essa non era qualcosa che si poteva ricevere in regalo, ma che bisognava conquistarsela, ognuno per la porzione che poteva. Ebbene io credo che questo valga tuttora.
    Lo Scrittore aggiungeva che si poteva vivere in una dittatura ed essere liberi, bastava lottare contro la dittatura, e che l’uomo che lottava per ciò che riteneva giusto e manteneva il proprio cuore incorrotto era un uomo libero. Proseguendo – e ciò mi permette di agganciarmi al presente e all’argomento per il quale torno a scrivere queste righe – ci metteva però in guardia sul fatto che si poteva vivere anche “nel paese più democratico della terra”, ma che se si era “interiormente pigri, servili e ottusi” non si era liberi e malgrado l’assenza di quelle che lui definitiva “coercizioni violente” si era “schiavi”.
    Così attraverso il ricorso al pensiero di Ignazio Silone, la letteratura italiana può fornirci precise risposte anche ad una vicenda come quella dei “trasferimenti coatti”. In essa le uniche persone realmente libere, anche se può sembrare paradossale, sono state quei/quelle dipendenti trasferiti/e coattivamente.
    Per quanto riguarda i dirigenti che hanno concepito, realizzato e avallato tali trasferimenti credo che possano essere ascritti, a scelta, in una o in tutte le categorie dei “pigri, servili e ottusi”, avendo operato in modo così cieco, pur vivendo – e qui torno a scomodare Ignazio Silone – in una istituzione che fornisce gli strumenti per operare in maniera democratica e trovandosi in una condizione di assoluta “assenza di coercizioni violente”. Ne consegue che non riesco a definirli persone libere.
    Leonello Toccafondi

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