Esistere o non esistere, l’esistenza è altrove! Ovvero sul femminile delle qualifiche.

Esistono molte forme di violenza contro le donne. Una è negare la nostra presenza, renderci invisibili: ci siamo ma non risulta.

Tutti noi ogni giorno apriamo la pagina web della Regione Toscana dove, sulla colonna a sinistra appaiono le categorie di soggetti a cui la pagina si rivolge. Cittadini, imprese, enti e associazioni con foto esemplificative di soggetti appartenenti alle tre categorie. Osservate: fra i cittadini figurano delle donne, mentre per imprese e per enti e associazioni le foto esemplificative sono solo e soltanto di uomini. Un caso? Il caso avrebbe prodotto un mix e non immagini di soli uomini. Piuttosto è un classico caso di discriminazione. Perché chi ha scelto le immagini voleva rappresentare un tipico esempio e guarda caso, quando si tratta di professioni, ha scelto maschi, sebbene, per esempio negli enti pubblici, le donne siano spesso la maggioranza. La realtà va avanti, ma le teste sclerotiche restano indietro e oppongono resistenza.

Nel sito web della regione toscana non viene utilizzato il femminile per le nostre qualifiche di funzionaria, collaboratrice, redattrice, direttora (o direttrice).

Chi avesse dei dubbi sulla correttezza dell’uso, sappia che l’Accademia della Crusca ha chiarito la correttezza dell’uso dei femminili delle varie professioni riconoscendo che solo il sessismo poteva giustificare la sensazione che ingegnera o ministra suoni male e cuoca e cameriera no..

Perché è importante? Perché dietro la dichiarazione che ministra, assessora, ingegnera, architetta, avvocata, magistrata, funzionaria, direttora, professora, “suoni male” c’è una buona dose di sessismo e discriminazione. Infatti altre professioni, quelle che la divisione dei compiti in base al genere consentivano alle donne, non suonano male: cuoca, cameriera, serva.

Come mai? C’è stata una grande resistenza a consentire alle donne di accedere a certi incarichi e certe professioni, ma malgrado le difficoltà ora siamo presenti. E così è scattata la fase due: ci sei ma non risulta, ci sei, ma sei in un posto che non sarebbe per te, prova ne sia che la qualifica è al maschile. E’ esattamente questo il messaggio che passa con le qualifiche al maschile (supposto neutro, ma è maschile non neutro!): ci sei ma sei al posto di un maschio, il posto sarebbe da maschio.

La regione ha adottato le qualifiche al maschile: (Qualifica: collaboratore, redattore, funzionario, assistente oppure Incarico: direttore generale), Eppure esistono collaboratrice, redattrice, funzionaria, direttora (o direttrice se si preferisce). Ma che direbbe un maschio se leggesse davanti al suo nome funzionaria Mario Rossi, direttora Giovanni Bianchi, redattrice Gianni Verdi?

Qualcuno potrebbe obiettare: “i problemi sono ben altri!”. Ma tolto il fatto che con il benaltrismo non si risolvono i problemi che sembrerebbero sempre essere altrove, l’assenza dell’uso del femminile è piuttosto grave perché il fastidio che si prova all’uso del termine che sembra desueto dipende dal fastidio che si prova ad avere una donna in quel posto. Che è anche il motivo del tetto di vetro: a parole tu come donna puoi fare tutto, ma poi sei ostacolata in mille modi, e le tue capacità non vengono riconosciute (questo ovviamente non vale per le raccomandate).

Quello che è strano è che in Regione esistono vari uffici che si occupano in vario modo di pari opportunità, ed esiste il CUG, ma nessuno sembra essersi occupato del semplice riconoscimento della presenza femminile (e siamo più della metà!) . Io ho provato a porre il problema ma finora senza nessun risultato. E questo è il motivo di questa istanza ufficiale.

Ripeto, volenti o nolenti, il messaggio è “sì, tu donna hai una certa qualifica, ma è maschile e così resta”. Io ogni volta che in un modulo trovo solo il maschile e non posso mettere il femminile penso, “ecco qui non ero prevista”, oppure “non considerano la possibilità della mia presenza in quanto donna”.

Eppure nel 1987 (!!!) la Presidenza del Consigli dei Ministri pubblicava il lavoro di Alma Sabatini “Raccomandazioni per l’uso non sessista della lingua italiana”, ancora oggi presente sul sito del Ministero delle pari opportunità. Si tratta di un vero e proprio dizionario di traduzione dal maschile al femminile in nome della denuncia della falsa ‘neutralità’ del maschile nella lingua italiana, suggerendo come correggere gli stereotipi di genere più diffusi nel linguaggio che negano, di fatto, la presenza delle donne nel mondo, con ripercussioni non solo linguistiche.

Il 24 maggio 2012 il Comune di Firenze ha presentato il libro di Cecilia Robustelli “Linee guida per l’uso del genere nel linguaggio amministrativo. Progetto genere e linguaggio. Parole e immagini della comunicazione svolto in collaborazione con l’Accademia della Crusca”. Realizzato con finanziamento della Regione Toscana (!) L.R. 16/09 Cittadinanza di genere. Se ne consiglia la lettura.

Cecillia Robustelli in una intervista afferma“…è indispensabile conoscere l’importanza del rapporto fra linguaggio e rappresentazione della realtà per capire che usare il genere maschile in riferimento a una donna può avere conseguenze in termini di discriminazione. La grammatica italiana in questo caso richiede il femminile sia che parli di una “maestra” sia che mi riferisca a una “ministra”: non ci sono regole specifiche”.

La violenza è anche renderci invisibili. Quindi chiedo di rettificare questa situazione, e che questo sia un primo passo verso la soluzione di tutte le discriminazioni che le donne patiscono qui in Regione, perché se i problemi non vengono riconosciuti e la loro presenza viene negata non possono essere risolti.

Marvi Maggio (delegata Cobas RSU Regione Toscana).

Vedi: http://www.noidonne.org/blog.php?ID=03097

http://www.accademiadellacrusca.it/it/tema-del-mese/infermiera-s-ingegnera

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Una risposta a “Esistere o non esistere, l’esistenza è altrove! Ovvero sul femminile delle qualifiche.

  1. Concordo con Marvi in tutto … voglio solo aggiungere una piccola nota a confermare quanto l’Italia sia un paese maschilista.
    Il Presidente Naplitano al momento di nominare il nuovo governo … non ha inserito nessuna donna …. Dopo si è scusato ma non sono le scuse a servire!
    Questo perchè è radicato proprio dentro, nel profondo questo senso di appartenenza del sesso maschile!!! Noi siamo veramente “invisibili”!
    Dall'”angelo del focolare” siamo passate all'”angelo del ciclostile” … poi sì è avuto un flash che sembrava avesse aperto la mente (parlo degli anni che vanno dal ’70 all’78 circa … ma è durato solo un soffio … poi il riflusso ed ora “la moglie di” “la compagna di” ecc ecc ecc continuando con tutto quello che ha scritto Marvi che ringrazio tantissimo!
    Alziamo la testa e facciamoci sentire!

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