a proposito di PO, e non solo

A proposito di PO, e non solo.

Un problema dei lavoratori della Regione Toscana è l’estrema difficoltà a vedere riconosciuta la propria professionalità, sia quella derivante da studi, cultura e conoscenza, sia quella acquisita lavorando.

Questo problema è aggravato dall’assenza di progressioni orizzontali, che sono state una forma di riconoscimento della professionalità acquisita, fondata anche su automatismi e quindi più protetta da clientelismi e discrezionalità.

Clientelismo e discrezionalità sono uno dei maggiori problemi per la maggior parte dei lavoratori della Regione Toscana, quelli che non sono protetti e sponsorizzati da qualcuno, in modo palese o nascosto.

Le PO avrebbero potuto essere un modo per riconoscere il lavoro svolto e le professionalità acquisite. Ma il modo in cui sono state applicate presenta dei problemi.

Il fatto che riconoscano professionalità in essere, favorisce la tendenza ad attribuirle ad una persona e a quello che fa, invece di individuare un compito e poi cercare il miglior candidato possibile. Il concorso nella maggior parte dei casi è un triste falso, a cui credono solo gli ingenui al primo tentativo.

Chi si è visto attribuire la PO è convinto che sia un giusto riconoscimento del valore del lavoro che svolgono. E potrebbe essere vero, ma gli altri?

Il problema è che la PO è attribuita solo ad una parte dei lavoratori. Anche gli altri (le non PO, sia D, sia C, sia B), dispongono di conoscenze e capacità pratiche da riconoscere. Le differenze di stipendio invece hanno una certa rilevanza, senza di certo eguagliare quella con i dirigenti e direttori.

Il lavoro deve essere retribuito per il suo valore. Se il valore di quello dei dirigenti di un ente pubblico che si dice in crisi, è di 170.000, 160.000, 130.000, 100.000 lorde all’anno, non è accettabile che i nostri vadano dai 20.000 ai 30.000 lordi annui. Va operata una redistribuzione dall’alto verso il basso.

E’ necessario trovare un modo per retribuire la competenza e la capacità lavorativa di tutti noi, non solo di alcuni. Invece attualmente ognuno è costretto ad affermare la propria professionalità su base individuale o di piccolo gruppo, e spesso lo fa valorizzando le conoscenze necessarie per svolgere il suo lavoro e l’acquisizione di competenze nel corso del lavoro; ma questo fa parte del bagaglio di tutti i lavoratori, non solo di alcuni.

La discrezionalità dei dirigenti e direttori, sempre più diffusa, basti pensare alle valutazioni e proprio all’attribuzione delle PO, è la peggiore modalità perché è tendenzialmente iniqua e alla fine inefficiente. Valutazioni e merito non sono certo la soluzione, ma sono parte del problema. Nadia Urbinati scrive: “..è l’uguaglianza di trattamento e di opportunità il principio che deve governare la giustizia e non il merito, il quale semmai è la una conseguenza dell’ordine sociale giusto”.

L’amministrazione ha prorogato le PO fino al 30.06.2015 attraverso una decisione di Giunta. La motivazione è che “la valutazione in ordine all’istituto delle posizioni organizzative, all’interno della più complessiva problematica della revisione della macchina burocratica della Giunta regionale, richiede un tempo che supera la scadenza degli attuali incarichi, stabilita al 30 aprile 2013”.

Apprendiamo con stupore la notizia che è in corso un processo di riorganizzazione della macchina regionale. Forse sarebbe più appropriato definirlo di irrazionale e sconclusionata disorganizzazione della macchina regionale (vedi :referenti informatici, SOUP, traslochi senza fine, nuove DG che sostituiscono AC, che vengono mantenute!). E in questa situazione per le P.O. la Giunta si prende due anni per elaborare una “completa definizione del processo organizzativo avviato”.  Cosa possiamo aspettarci? Forse nulla di più che nuove DG e mantenimento delle AC alla faccia del contenimento delle spese.

Intanto chi la PO non ce l’ha, di fronte alla lunga proroga sente un senso di ingiustizia. Non possiamo dimenticare che ci troviamo in una situazione di blocco dei nostri redditi. Ma questo non avviene per i dirigenti, che per esempio passano da AC a DG.. Le regole valgono per alcuni, non per tutti.

La più grande ingiustizia, la più grande iniquità qui in Regione, è la enorme e ingiustificabile differenza fra i redditi del comparto e quelli della dirigenza e dei direttori generali.

Il nostro compito, come lavoratori, è pretendere che tutti vedano riconosciuto il loro lavoro per il suo valore. E soprattutto il loro tempo per il suo valore. Che non è quello che ci pagano attualmente.

A differenza di quello che si crede, in una situazione dura come l’attuale, è efficace solo una difesa collettiva dei nostri diritti. Tutto il resto sono briciole.

Certo per chi non ha dignità rimane la tessera del partito giusto, il nepotismo, l’amicizia con chi comanda, nella spregevole coppia servo-padrone.

Ma per chi ha dignità la strada è sempre un’altra.

Se non ora, quando? (come recitava il titolo di un romanzo di Primo Levi, 1982).

E voi cosa ne pensate?

Per commenti, contributi e proposte di iniziative visita il blog: https://rtcobas.wordpress.com/

Marvi Maggio e Adriana Cozzolino

Delegate Cobas RSU

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5 risposte a “a proposito di PO, e non solo

  1. Concordo in pieno con quanto esposto nella comunicazione; sono anni che sostengo l’iniquità di trattamento fra dirigenti e comparto. Non voglio fare discorsi generalizzati o qualunquisti ma anche da un punto di vista strettamente statistico/ingegneristico non è possibile che un dirigente debba prendere uno stipendio multiplo di 3 o 4 volte rispetto allo stipendio di un dipendente del comparto; tenuto anche conto della esiguità degli stipendi del comparto stesso e della attuale situazione economica è necessaria un’immediata e più equa ridistribuzione verso il basso delle risorse….

  2. concordo pienamente, dunque cosa abbiamo intenzione di fare?
    sono anni che diciamo le cose come non vanno sopratutto in questa
    amministrazione ma uno sciopero della regione toscana non è possibile? non possiamo aspettarci che il cambiamento venga dall’amministrazione e dai dirigenti

  3. Concordo anche io con tutto quanto scritto nell’articolo.
    Aggiungo solamente che questa “ingiustizia sociale” , questa iniquità tra noi del comparto e i dirigentì è ancora più ingiustificata in quanto “loro” si vantano dei risultati della Regione Toscana senza tener conto che la macchina funziona anche grazie a tutto il comparto.
    Quindi se le loro retribuzioni raggiungono quei llivelli sopracitati esiste una discrepanza veramente enorme con chi poi fa funzionare il tutto … e cioè noi!!!
    Proviamo a fermarci … poi vediamo se il risultato è lo stesso.
    Bisogna veramente ridistribuire verso il basso, cioà verso di noi, risorse che esistono … basta ridurle ai Dirigenti!!!!

    P.S.:Quando si avvicina il periodo della 13ma mensilità io sono veramente furiosa! Penso sempre alla busta paga dei dirigenti di circa 12.000 Euro che è poco meno di quanto guadagno in un anno intero … !!!
    Questa è veramente iniquità, prepotenza, sopraffazione, illegittimità
    offesa, ingiuria, torto, sopruso … aggiungete voi altri aggettivi ….
    Pretendiamo più equità e giustizia!

  4. Concordo pienamente con quanto scritto dagli amici Cobas: gli unici che danno la senzazione di essere fuori dal coro (REG-RSU)…

    In relazione alle PO, tengo a precisare che:
    – alcuni colleghi meritano e svolgono a pieno il loro ruolo di vice-dirigenti, ben venga per loro il riconoscimento;
    – altri colleghi mantengono la PO come fatto acquisito, non hanno meriti particolari, ne responsabilità reali e, fatte le 7 ore e 12, annoiati dal far nulla, si dileguano lasciando molti funzionari semplici in ufficio a lavorare.

    In una situazione stipendiale da fame (1200 euro per un D) e senza prospettive di riconoscimento della crescita professionale, roba da depressione seria, è alquanto grave che le ultime PO siano state attribuite:
    – ad amici e compari, senza tenere conto dell’anzianità di servizio o dell’impegno profuso nel lavoro o le capacità;
    – ad amici e compari, senza attribuire nemmeno una declaratoria (ammesso che molte delle declaratorie presenti abbiano un senso o corrispondono ad un’effettiva attività svolta).
    Il tutto con la meschina promessa che “a maggio del 2013 sarà azzerato tutto” o “… comunque verrà rimesso in discussione tutto e riattribuito solo alcune in base al merito” (vediamo oggi come è finita).

    Ovviamente, nel frattempo gli amici e compari sono diventati così servili e invertebrati (timorosi di perdere il privilegio) da fare ribrezzo a chi, per di più, è costretto a lavorare con loro o, peggio, per loro.

    Il clima che la classe dirigente della RT ha creato è sotto gli occhi di tutti:
    – scarsa collaborazione;
    – non condivisione della propria professionalità;
    – opportunismo;
    – deterioramento dei rapporti interpersonali;
    – frustrazione, rancore, depressione..
    Ovvero, distruzione di quel clima positivo e di quel modo proficuo di lavorare che contraddistingueva la Regione fino alla metà degli anni ’90..

    La cosa peggiore è che la classe dirigente (ora più che mai in accordo con le pseudo po) prosegue la strada imboccata, gelosa dei propri personalissimi privilegi, incurante del personale di cui dovrebbe essere responsabile e dell’Ente Regione che dovrebbe ben rappresentare….

    Avete presente a chi mi riferisco, fatte salve le pochissime eccezioni

    Che FARE???!!!


  5. Ecco come ci trattano in regione. Ok, posso ammettere che c’e’ una gerarchia tra dipendenti, ma non deve esserci sulla dignita’ e il rispetto della persona in quanto tale, come vuole una moderna democrazia dove tutti sono uguali umanamente! Noi umili dipendenti stretti come sardine, e loro larghi beati a gozzovigliare in grandi sale.

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